Fact checking

Giuliano Pisapia chiede a Massimo D'Alema di ritirarsi

giuliano pisapia massimo d'alema

«C’è poco da chiarire: tra chi si assume la responsabilità di creare una maggioranza in grado di battere i 5stelle e la destra bisogna cercare le candidature più unitarie possibili. Se qualcuno, forse suo malgrado, magari contro la sua volontà, divide e non unisce deve fare un passo indietro. È il caso di D’Alema»: il virgolettato è di Giuliano Pisapia e viene riportato da Goffredo De Marchis su Repubblica; è stato pronunciato dopo il colloquio con la trasmissione Circo Massimo su Radio Capital che aveva già acceso i riflettori sul rapporto tra MDP e Campo Progressista, visto che in diretta Pisapia aveva chiesto un passo di lato a D’Alema.

Giuliano Pisapia chiede a Massimo D’Alema di ritirarsi

Ora però il problema rischia di ingrossarsi, se non altro per la tendenza del Lìder Maximo ad arrabbiarsi molto quando qualcuno gli dice cose del genere. E a vendicarsi alla prima occasione. Pisapia, racconta il quotidiano più vicino all’ex sindaco di Milano, è furioso per la rottura di Mdp con il governo Gentiloni. «Hanno condiviso un percorso senza neanche comunicarmelo. Eppure il tema della manovra economica è così delicato… Io non sono di Mdp, io sono di Campo progressista. Ma se si decide di fare la strada insieme sarebbe bene informare i compagni di viaggio, devi comunicare con chi ti sta vicino». Nel colloquio l’ex sindaco di Milano ribatte a tutte le critiche che i dirigenti della sinistra gli muovono a mezza bocca. Ma alla fine sempre lì si torna: a Massimo D’Alema. «Il suo passo indietro sarebbe un bene per la sinistra e per il Paese. E si dimentica sempre di dire che io parlo anche di me. Sarei il primo a farmi da parte se non ci fossero le condizioni per unire».
bersani d'alema pisapia
Un ritiro dalla contesa di D’Alema, ragiona Pisapia, potrebbe migliorare i rapporti con il Partito Democratico e questo, nell’ottica del Rosatellum Bis, potrebbe convenire sia a MDP che a Campo Progressista. Ma è proprio questo che non vuole invece D’Alema, convinto che si andrà a votare alla fine con il proporzionale e quindi ciascuno potrà correre per sé e contro tutti.

Il grande ritorno di Denis Verdini

Intanto ieri si è celebrato il grande ritorno di Denis Verdini. Il gruppo ALA ha aiutato il governo che poteva essere messo in difficoltà dall’atteggiamento dei bersaniani. Invece alla fine l’esecutivo Gentiloni ha incassato un sì con maggioranza assoluta nelle votazioni al Senato. L’aula del Senato ha approvato con 181 voti, quindi con un’ampia maggioranza, lo scostamento sui conti pubblici previsto dal Def. Per questa votazione, secondo l’articolo 81 della Costituzione, serviva la maggioranza assoluta dei componenti dell’assemblea, che è pari a 161 voti. I sì sono stati 181, i no 107. Ancora l’Aula di Palazzo Madama ha dato il via libera alla risoluzione di maggioranza alla nota di aggiornamento al Def. I sì sono stati 164, 108 i voti contrari e un solo astenuto.

giuliano pisapia massimo d'alema 1
Il voto in aula sul DEF (Corriere della Sera, 5 ottobre 2017)

®Per il gruppo di Ala è una giornata importante perché, grazie al nostro voto favorevole sul Def, abbiamo stabilizzato il governo e lo abbiamo liberato dalle catene della sinistra comunista che ci vorrebbe far ritornare indietro”, dice il presidente dei senatori di Ala-Sc, Lucio Barani. La maggioranza può andare avanti anche senza Mdp? Difficile immaginarlo anche perché senza Mdp o la “sostituzione” di questi da parte dei verdiniani, la vita al Senato per le forze che sostengono il governo potrebbe non annunciarsi facile. Gentiloni rischia? “Non faremo cadere il governo . Tra l’altro non cade perché ci sono soccorsi che arrivano quotidianamente come oggi quello di Verdini” dice Roberto Speranza.