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Giorgia Meloni contro Salvini e il governissimo

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Giorgia Meloni non ci sta. Alla leader di Fratelli d’Italia non piace la proposta di governissimo di Salvini che secondo alcuni sarebbe dettata da un accordo con Renzi. E in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera la presidente del partito più in crescita negli ultimi sondaggi dice che il Capitano prima di annunciarla avrebbe dovuto parlarne con gli alleati:

«È una proposta incomprensibile. Che peraltro Salvini ha fatto a Pd e M5S prima di sottoporla a noi, i suoi alleati. Mi sembra un modo alquanto strano di tenere i rapporti nella propria coalizione».

Ma cosa non si capisce, Giorgia Meloni, della richiesta di Matteo Salvini a Conte di un tavolo con tutti i leader di partito per affrontare assieme «cinque emergenze» e poi tornare al voto?
«Intanto il merito: si vuole andare al governo insieme, o si vogliono scrivere assieme provvedimenti su alcune materie?». Nel primo caso, cosa risponderebbe? «Proposta irricevibile, come è ovvio».

meloni salvini

Giancarlo Giorgetti la butta lì: magari, con Mario Draghi premier, un governo d’emergenza potrebbe avere un senso…
«Ma basta con governi nati in laboratorio: se Draghi vuole fare il premier si candidi, e se vince farà il premier. Qualunque altra ipotesi per me non esiste».

Torniamo a Salvini allora: un tavolo per affrontare alcune emergenze sarebbe davvero impossibile?
«Vediamo di essere chiari: se la maggioranza propone provvedimenti condivisibili, noi non abbiamo problemi: FdI ha votato il taglio dei parlamentari, quando tutte le altre opposizioni votavano contro. Ma sulle grandi materie, come si può pensare che ci si trovi tutti d’accordo?».

Salvini cita il caso banche, le infrastrutture, la crescita.
«E dovremmo difendere i risparmi con quelli favorevoli al nuovo trattato sul fondo salva-Stati? Sulle infrastrutture, lo ricordo, lo scorso governo andò in crisi per le divisioni tra M5S e Lega sulla Tav. La crescita infine: voglio vedere che intesa può mai esistere con chi sta facendo una manovra che prevede un incremento di tasse di 6 miliardi nel 2020 e di 11,2 nel 2021. Le nostre sono visioni totalmente divergenti. Se si vuole davvero bene all’Italia la soluzione migliore è far scegliere agli italiani un programma coeso per uscire dalla palude. Credo ne sia convinto anche Salvini, che forse lanciando questo sasso nel campo di Agramante voleva solo togliersi l’etichetta di sfasciatutto».

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