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Come funziona (e a chi conviene) il sistema tedesco

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Un sistema tedesco con modifiche ad hoc. I partiti italiani sembrano aver scelto il modello di legge elettorale su cui convergere per andare alle elezioni. Si tratta di un proporzionale puro con una soglia di sbarramento al 5 per cento. All’elettore vengono di solito consegnate due schede, ma per la declinazione italiana si parla di una scheda unica e di introduzione del voto di preferenza nella parte proporzionale. Si tratta anche sulla soglia, che potrebbe essere abbassata in caso di mediazione con il centro e con i partiti più piccoli.

Come funziona (e a chi conviene) il sistema tedesco

Il modello tedesco per adesso funziona con due schede: una determina l’assegnazione di 606 seggi distribuiti con il metodo proporzionale, con l’altra si vota un candidato in un collegio uninominale. La soglia è al 5%. I vincitori dei collegi uninominali ottengono automaticamente il seggio e vengono scalati dalla quota che spetta a ciascun partito in base al risultato ottenuto nel proporzionale. L’accordo tra Partito Democratico e Forza Italia prevede però che non ci siano preferenze nel proporzionale

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Legge elettorale, come funziona il modello tedesco (La Repubblica, 28 maggio 2017)

Il giorno chiave sarà in ogni caso mercoledì, quando in commissione Affari costituzionali alla Camera comincerà l’esame degli emendamenti al Rosatellum: a quelli depositati da Fi per virare verso l’impianto tedesco si dovrebbe aggiungere quello definitivo, a firma del relatore Emanuele Fiano (Pd). E, se la legge verrà approvata in Parlamento entro luglio, sarà il via libera al voto anticipato, che Renzi vorrebbe il 24 settembre, in coincidenza con la Germania.

Chi vince con il sistema tedesco?

Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore si dedica all’esercizio più complicato: quello di spiegare a chi conviene il sistema tedesco come legge elettorale. La soglia al 5% infatti favorirebbe PD, M5S, Forza Italia e Lega Nord e produrrebbe un effetto maggioritario. Ma poi cosa succederebbe?

Il problema è il governo. Con i dati di oggi ci sarebbero sulla carta due coalizioni che si contenderebbero la maggioranza assoluta dei seggi. Il fatidico 51% potrebbe andare a Pd e Fi, ma anche a M5s e Lega Nord. Potrebbe essere una roulette. Proprio l’esito che la cancellazione del ballottaggio dell’Italicum voleva scongiurare. D’altronde una soglia più bassa (2,5%) – come si vede nella tabella – ridurrebbe il rischio di una possibile maggioranza M5s-Lega Nord ma indebolirebbe Pd e Forza Italia rendendo necessaria una coalizione tra Berlusconi e i partiti a sinistra del Pd. Insomma, il tedesco non è la panacea dei nostri problemi di governabilità post-referendum costituzionale.

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Tre simulazioni con il sistema tedesco (Il Sole 24 Ore, 28 maggio 2017)

Ma non sarebbe un cattivo sistema a condizione che resti un tedesco vero e non un tedesco in salsa italiana. Su questo però i dubbi sono legittimi. In particolare la soglia deve restare al 5% e nel nostro caso non va permesso il suo aggiramento attraverso l’escamotage delle vittorie nei collegi. Le desistenze sono una nostra specialità e servirebbero a far sparire la soglia. Senza soglia al 5% il tedesco in salsa italiana sarebbe il trionfo della rappresentatività e il funerale della governabilità. E va trovata una soluzione soddisfacente per il problema dei seggi in soprannumero. Tema da affrontare in altro momento.

Insomma, il diavolo continua a nascondersi nei dettagli. Ovvero negli accordi che modificheranno il sistema. Forza Italia vuole listini lunghi con sei candidati nelle 27 circoscrizioni del proporzionale, il PD vorrebbe 50 collegi plurinominali e liste di 4. La x posta sul nome del candidato porta automaticamente al voto sul partito di appartenenza. Il giorno dell’accordo conosceremo anche la data delle elezioni.

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