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Fedriga chiede a Lamorgese i soldi che Salvini non gli ha dato

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Ora che Matteo Salvini non è più ministro la Lega ha scoperto quanto è bello “combattere” l’immigrazione. Dopo aver passato quattordici mesi a raccontare i successi contro le ONG e le vittorie dei porti chiusi ora i leghisti hanno cambiato strategia. Si torna all’antico, si torna a parlare di invasione, di pressione ai nostri confini. Niente di nuovo insomma. La vera novità è che adesso la Lega “scopre” che i migranti non arrivano solo via mare attraverso il Mediterraneo ma anche via terra.

Fedriga scopre che l’invasione gli è passata sotto il naso per un anno intero?

Da dove? Dal confine del Friuli-Venezia Giulia con la Croazia. Non sappiamo quanti ne arrivino, perché quando Salvini era al Viminale si è parlato ben poco di quella rotta e non sono mai stati diffusi numeri e dati ufficiali. Ma del resto si è parlato molto poco anche dei migranti che Austria e Germania ci rimandavano indietro dal confine a Nord. Perché? La risposta è che a Salvini interessava solo fare la guerra navale alle ONG. Con il piccolo dettaglio – che ora pure lui ammette – le Ong hanno fatto arrivare appena l’8-10% di tutti i migranti sbarcati nel corso dell’ultimo anno.

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E così come da Sud la maggior parte dei migranti è riuscita a sbarcare indisturbata nonostante i porti chiusi a Nord Est i migranti hanno continuato ad entrare anche dopo l’elezione di Massimiliano Fedriga a Presidente del FVG il 3 maggio del 2018. Come tanti leghisti da qualche settimana Fedriga è molto attivo contro il “governo dell’invasione”, quello che fa sbarcare i migranti a bordo della Ocean Viking e che firma un accordo per la ripartizione dei migranti con altri stati europei.

Ma cosa ha fatto Salvini per fermare i migranti al confine con Slovenia e Croazia

Fedriga sui social spiega che «l’immigrazione clandestina si combatte con gli strumenti della legalità e del rigore». Quali? Ma quelli «messi in campo dall’ex ministro Salvini», ovviamente. Lo stesso Salvini che qualche giorno fa ha rivendicato che era proprio lui a fare gli accordi con gli altri stati europei per la ripartizione dei migranti a bordo delle ONG. Dettagli. Come dev’essere un dettaglio anche quello che leggiamo oggi in un’intervista a Fedriga pubblicata sul Gazzettino.

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Il Presidente del Friuli-Venezia Giulia ha le idee chiare: «La rotta balcanica dei migranti provocherà nuove emergenze con il prevedibile aumento dei flussi verso l’Italia sia per mare
che per terra. Urgono più pattuglie miste di agenti italiani e sloveni, ma insisto anche per barriere lungo il confine per facilitare i controlli nei boschi del Carso e l’impiego di radar a rilevamento
termico, capaci di individuare gruppi di persone prima che entrino nel nostro territorio». All’improvviso dopo un anno e mezzo di governo e dopo la fine dell’esecutivo gialloverde che tanto ha fatto e tanto ha speso per fermare l’invasione che fa Fedriga? Chiede a Roma i soldi per installare barriere e apparecchiature di sorveglianza per bloccare il traffico di migranti sul Carso.

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Ora se Fedriga chiede più uomini e mezzi è evidente che prima o non gli sono stati concessi o non erano sufficienti. Eppure “prima” avrebbe dovuto essere stato molto più semplice ottenerli, visto che al governo c’era proprio la Lega  e che il ministro dell’Interno era proprio il capo del partito di Fedriga. Il nostro però non si è certo perso d’animo. Appena saputo che era cambiato il ministro ha preso carta e penna: «Ho appena scritto al nuovo ministro dell’Interno, Luciana Lamorgesechiedendo con vigore che il Governo eserciti pressioni sulla Croazia affinché rafforzi la vigilanza sul confine esterno dell’Unione europea lungo la rotta balcanica». Addirittura chiede con vigore, capite, perché prima effettivamente certe richieste non si facevano. Ci si preoccupava di quelli che sbarcavano in Sicilia, mica di quelli che arrivavano dai Balcani.

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Ed è curioso che Fedriga ora chieda “con vigore” al ministro Lamorgese di fare quello che aveva promesso Salvini. Il leader della Lega infatti aveva rapidamente accantonato l’ipotesi di un muro (per altro al confine con un paese membro della UE) e aveva promesso l’invio di uomini di Polizia e Carabinieri (una quarantina). Ora Fedriga dice che ne vuole il doppio, il muro ormai non è più una priorità e si punta a soluzioni più tecnologiche come i radar termici che consentirebbero di individuare i movimenti dei migranti nei boschi. E sorge spontanea una domanda: perché in un anno e mezzo di governo Fedriga queste cose non le ha chieste e ottenute da Matteo Salvini? Ad esempio il tre luglio Fedriga si era incontrato con Salvini per la questione del confine orientale e aveva fatto sapere che erano state valutate “tutte le ipotesi, senza alcun limite, finalizzate a bloccare gli ingressi di immigrati irregolari, diminuire le presenze in Friuli Venezia Giulia potenziando controlli con incremento di organici e mezzi delle Forze dell’ordine”. Alla conclusione dell’incontro, ci informava il Presidente del FVG il Viminale “già nelle prossime ore avrebbe fatto “gli opportuni approfondimenti e in tempi rapidissimi darà avvio ai primi provvedimenti”.

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