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Cosa c'entra Michele Emiliano con la Xylella fastidiosa?

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«Un certo amarcord per la sinistra del passato è comprensibile ma a volte fa a cozzi dalla realtà. Sento parlare dell’Ulivo da persone che lo hanno segato dall’interno, passaggi di apoteosi sull’Ulivo da chi ha contribuito a concludere anticipatamente l’esperienza di governo di Prodi, cosa che non sarebbe accaduta se fosse stato segretario del partito. Nel curriculum possono dire di essere esperti di Xylella non di Ulivo»: la battuta di Matteo Renzi a chiusura del Lingotto 2017 ha fatto arrabbiare molto Michele Emiliano, governatore della Puglia e suo concorrente al congresso.

Cosa c’entra Michele Emiliano con la Xylella fastidiosa?

Emiliano ha replicato a Renzi su Facebook in un lungo post nel quale però non ha in nessun modo replicato nel merito alla questione centrale: «Sbeffeggiare gli olivicoltori e le comunità pugliesi, che stanno lottando per difendere la propria terra, con battute infelici e ad effetto è il segno del vuoto cosmico di un uomo e di una mozione congressuale che allude sempre a sentimenti torvi e complottisti in perfetto stile machiavellico, anche quando si trova di fronte a sfide politiche che dovrebbero partire dalla autocritica vera e non di facciata di mille giorni di governo nei quali è stato completamente disperso un patrimonio di credibilità del PD, che potrà essere rimediato solo a patto di chiudere la parentesi renziana attraverso le primarie del 30 aprile», ha scritto Emiliano.

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Il post di Michele Emiliano sulla Xylella Fastidiosa e Renzi

Eppure, come per i vaccini, Emiliano avrebbe molto da raccontare sulla faccenda della xylella e sul suo comportamento da presidente della Regione Puglia. E non solo perché in campagna elettorale era pronto a farsi immolare per evitare l’abbattimento degli ulivi, ma il voto sulla legge in Regione è stato rinviato perché non si riesce a trovare l’accordo nella maggioranza che governa. Ma soprattutto per aver accolto i famosi sequestri (poi rientrati) al centro dell’inchiesta di Cataldo Motta come “una liberazione” mettendo all’epoca il cappello su una teoria del complotto che ha portato a farci schernire dalla comunità scientifica mondiale. In occasione di quell’inchiesta Emiliano aveva dichiarato che in caso di rinvio a giudizio la Regione Puglia si sarebbe costituita parte civile nel processo contro i ricercatori accusati di aver diffuso la Xylella:

La Regione Puglia è persona offesa dagli eventuali reati commessi e ai sensi dell’articolo 90 del Codice di procedura penale si riserva di indicare elementi di prova che possano contribuire all’accertamento della verità

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L’infografica della Stampa sulla Xylella fastidiosa (29 aprile 2015)

I sospetti hanno iniziato a circolare tra il 2013 e il 2014. Mentre agricoltori e ambientalisti lottavano per impedire l’abbattimento degli ulivi, diverse persone hanno accusato i ricercatori di aver introdotto in Europa (specificatamente in Puglia) la Xylella Fastidisosa dopo aver partecipato ad un corso in California (in America, al contrario che nel Vecchio Continente la Xylella è endemica). Molte persone credono ancora oggi che dietro la diffusione del batterio ci sia la mano di qualcuno intenzionato a trarre profitto dalla distruzione degli uliveti pugliesi: il campionario dei complotti va dalla Monsanto ai vivai israeliani che avrebbero già pronta una varietà di ulivi resistenti al batterio. Logico quindi credere che ci siano degli “untori” che hanno contaminato le coltivazioni pugliesi. Gli esperti dell’Università di Bari hanno determinato che il vettore dell’infezione sono alcuni insetti (le cicale sputacchine) e che il ceppo batterico pugliese proviene dalla Costa Rica.

Michele Emiliano e il complotto della Xylella Fastidiosa

Una varietà, quest’ultima, diversa da quella californiana utilizzata nel corso cui hanno preso parte gli scienziati italiani. Insomma la Xylella arriva dalla Costa Rica, ma come ci è arrivata? Secondo i ricercatori il batterio è arrivato tramite l’importazione di piante ornamentali dal paese centro-americano. Secondo i PM di Lecce invece il batterio sarebbe arrivato in Puglia nel 2010 in occasione di un convegno europeo di aggiornamento sulla Xylella. Sarebbe proprio quello portato dopo il corso in California, però c’è il particolare che il ceppo di quel batterio è diverso da quello che sta attualmente infestando le coltivazioni di ulivi pugliesi.

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Il CoDiRo in Europa

In una conferenza stampa del 18 dicembre 2015 i magistrati li hanno indicati come i “protagonisti assoluti e incontrastati nella storia Xylella”. Il 28 dicembre il Gip Alcide Maritati ha convalidato il provvedimento. Nell’ordinanza  i magistrati danno la colpa ai ricercatori di aver importato il batterio durante un workshop sulla Xylella, eppure anche i periti della Procura hanno evidenziato che la subspecie del batterio che aggredisce gli ulivi pugliesi non è tra quelle importate per il workshop. In altri passaggi però si dice che la Xylella  era presente da molti anni in Puglia (quindi perché la responsabilità dovrebbe essere dei ricercatori?) e che non è la causa del disseccamento rapido, ma che la responsabilità è dell’utilizzo di un erbicida prodotto dalla Monsanto. Oppure si suggerisce che lo IAM sta creando una varietà di olivi resistenti al batterio dal quale potrebbe trarre enormi profitti. Infine si cita il fatto che allo IAM si studiasse la Xylella come “coincidenza singolare” prima dell’esplosione dell’epidemia.

L’ordinanza sulla Xylella

Una buona parte delle informazioni in base alle quali la Procura ha emanato l’ordinanza erano desunte da ricerche sul Web. Succede però alle volte che il Web sia traditore. Ad esempio per quanto riguarda il piano di abbattimenti (il c.d. Piano Silletti) al fine di creare un cordone fitosanitario di contenimento del CoDiRO i magistrati leccesi fanno riferimento a quanto detto dal massimo esperto mondiale di Xylela Alexander Purcell durante un workshop dell’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) che avrebbe dichiarato «Non fate il nostro stesso errore: contro la Xylella gli abbattimenti non servono a nulla. Occorre contenere il batterio e lavorare sul rafforzamento delle piante».

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Le pagine 40 e 41 dell’Ordinanza dei PM leccesi

Affermazione riportata dal sito videoandria e riferita dall’eurodeputata M5S Rosa D’Amato. Intervento del quale la D’Amato convenientemente posta solo gli ultimi minuti e non quelli nei quali parla di ri-ingegnerizzare le piante per renderle resistenti al batterio (forse perché è un tema sgradito all’elettorato). Il problema è che Purcell non ha mai detto – durante quel convegno – quella frase riguardo l’abbattimento delle piante. In una lettera pubblicata dal Foglio a giugno, nella quale deplorava l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti dei ricercatori pugliesi accusati di essere untori, Purcell spiegava che le strategie di contenimento possono variare, e che quello che non ha sortito “effetti degni di nota” in California, è stato essenziale in Brasile.

Le strategie di lotta che funzionano in una determinata regione o su di una specifica coltura possono non essere  altrettanto efficaci su altre colture, o sulla medesima coltura ma in condizioni pedoclimatiche differenti. Ad esempio, la tempestiva eliminazione delle viti colpite dalla malattia di Pierce non ha sortito effetti degni di nota in California, mentre la stessa operazione condotta Brasile sugli agrumi  è risultata essenziale per contenere gli attacchi di “clorosi variegata”, una malattia anch’essa indotta da X. fastidiosa. Inoltre, in tre differenti aree californiane vengono adottati tre diversi metodi di lotta contro la malattia di Pierce. Ciò a causa della presenza e attività di differenti insetti vettori e delle condizioni climatiche locali.

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Le proteste per la Xyella

Qualche tempo fa poi uno studio dell’EFSA condotto sul batterio Xylella Fastidiosa e sulla correlazione con il Complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO) che affligge gli uliveti salentini confermava quello che già si sospettava dal 2013 e come spiega il capo dell’unità EFSA “Salute animale e vegetale” Giuseppe Stancanelli:

il ceppo CoDiRO di X. fastidiosa provoca il deperimento dell’olivo. Si tratta di un importante passo avanti, in quanto potremo valutare con precisione il rischio che un’epidemia si diffonda dalla Puglia solo se colmeremo le lacune nelle conoscenze sulla gamma di piante ospiti e sull’epidemiologia del ceppo pugliese

Il 23 febbraio scorso, come racconta Infoxylella, sul sito della Regione Puglia (che, per chi non lo ricordasse, è governata dallo stesso Emiliano che parlava dei sequestri come “una liberazione”) veniva pubblicato il seguente comunicato:

“Confidiamo nella collaborazione dei nostri proprietari/conduttori di terreni e di tutti gli enti locali perché sia data attuazione, dopo la prima decade di marzo, alle misure obbligatorie di lotta alla Xylella fastidiosa, nelle aree delimitate, private e pubbliche (DDS dell’Osservatorio fitosanitario n. 16/2017). Infatti da marzo al 30 aprile sono obbligatori gli interventi di lotta agli stadi giovanili del vettore (sputacchina) nella zona infetta, di contenimento e cuscinetto come indicato nella delibera della Giunta regionale del 13 dicembre 2016, di ratifica delle ‘Misure Fitosanitarie per l’eradicazione e il contenimento della diffusione della Xylella fastidiosa’. In questo periodo dell’anno il vettore non è ancora infettivo ed è poco mobile”. Lo rendono noto l’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, Leonardo di Gioia ed il Direttore di Dipartimento regionale Agricoltura, Gianluca Nardone.
Il controllo meccanico degli stadi giovanili del vettore è obbligatorio sia nei terreni agricoli sia extra-agricoli, come anche nelle aree urbane, attraverso lavorazioni superficiali del terreno o, cosiddetta, trinciatura e successivo interramento della vegetazione spontanea. Sono previsti i controlli sull’attuazione delle predette misure, nei confronti dei proprietari/conduttori, a partire dal primo maggio e per i 45 giorni successivi (ovvero entro il 15 giugno 2017).

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La cartina del monitoraggio della Xylella in Puglia (da InfoXylella)

Insomma, a parte le sciocchezze e le battute da campagna elettorale di Renzi ed Emiliano, ci sono buoni motivi per chiedere conto al governatore della Puglia del suo comportamento nella vicenda Xylella (così come sulle sue ambiguità riguardo i vaccini). Magari dopo il 30 aprile, e in attesa delle conclusioni dell’indagine, ci sarà il tempo per una serena autocritica. Oppure per l’iscrizione al MoVimento 5 Stelle.

Leggi sull’argomento: L’ordinanza dei PM di Lecce sulla Xylella Fastidiosa