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Chiusura fino al 27 aprile o al 4 maggio: le ipotesi sul discorso di Conte

Si va verso un prolungamento di 14 giorni delle attuali misure restrittive e di isolamento previste dal DPCM in scadenza il 13 aprile (quindi fino al 27 aprile), con una probabile ulteriore proroga delle misure di isolamento a casa almeno fino al 2 maggio. Conte: «È probabile che, se gli scienziati lo confermano, potremmo iniziare ad allentare alcune misure già alla fine di questo mese»

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L’agenzia di stampa ANSA scrive che si va verso un prolungamento di 14 giorni delle attuali misure restrittive e di isolamento previste dal DPCM in scadenza il 13 aprile (quindi fino al 27 aprile), con una probabile ulteriore proroga delle misure di isolamento a casa almeno fino al 2 maggio, che però è un sabato: si può quindi ragionevolmente ipotizzare che la prossima data da segnare sul calendario è quella del 4 maggio.

Chiusura fino al 4 maggio o fino al 27 aprile: le ipotesi sul discorso di Conte

Quello che apprende l’ANSA da fonti qualificate conferma quanto scriveva stamattina il Corriere della Sera: ovvero che la Fase 2 avrà un calendario a partire dal 15 aprile e la riapertura sarà suddivisa per zone e regioni diverse. Sarebbe inoltre in discussione l’eventualità che dopo Pasqua possano riaprire alcune piccole attività legate alla filiera agroalimentare e sanitaria, previo il rispetto delle misure di distanziamento. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in una intervista alla BBC oggi ha confermato che il governo ragiona in base a questa road map: “È probabile che, se gli scienziati lo confermano, potremmo iniziare ad allentare alcune misure già alla fine di questo mese”. Conte riferisce che in Italia la “curva sta iniziando a declinare e stabilizzarsi. Siamo fiduciosi – aggiunge – che se continuiamo su questa strada, supereremo la fase peggiore ma non possiamo allentare, non possiamo passare da un lockdown alla liberalizzazione in tutte le attività economiche, dobbiamo farlo gradualmente”.

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Fase 2: cosa cambia tra aprile e maggio (Corriere della Sera, 9 aprile 2020)

Ecco quindi come si sostanzia la road map, che prevede fino al 13 aprile le uscite soltanto per il lavoro e la spesa; nei giorni successivi alcune imprese otterranno il via libera a riprendere l’attività se dotate di tutti i dispositivi di sicurezza per i lavoratori. Sbloccando i codici Ateco il governo è pronto a riaprire alcune aziende meccaniche e di supporto al settore agroalimentare, oltre alla movimentazioni di merci giacenti nei magazzini. A maggio le Regioni che hanno avuto il maggior numero di contagi (dove la popolazione risulta dunque più immune) e quelle che hanno un numero basso di malati potrebbero ottenere dal governo il via libera all’eliminazione di alcune limitazioni sulle passeggiate e deroghe all’obbligo di stare nel proprio Comune.

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Coronavirus: le tre fasi del piano del governo (Il Messaggero, 2 aprile 2020)

In fondo alla lista delle riaperture al pubblico rimangono bar, ristoranti, luoghi per eventi che dovranno comunque riorganizzare i propri spazi con il distanziamento di almeno due metri tra i tavoli, le protezioni personali per camerieri e dipendenti. Sul piano del contagio, anche l’edilizia sembra presentare meno rischi e questo potrebbe rendere più rapida la riapertura dei cantieri così come le cartolibrerie potrebbero avere una strada prioritaria nella riapertura, anche per accompagnare la chiusura dell’anno scolastico.

La road map della Commissione Europea

Intanto, scrive l’agenzia di stampa AGI, anche la Commissione Europea sta preparando una road map per le riaperture, che prevede l’allentamento delle misure di confinamento “graduale” e “coordinata tra Stati membri per evitare effetti negativi a cascata”. Ma non ci sarà nessuna richiesta ai paesi della Ue di riaprire immediatamente le frontiere, così come resteranno chiuse ancora le frontiere esterne dell’Europa. Secondo un documento interno dell’esecutivo comunitario sulla exit strategy della Ue di cui l’AGI è entrata in possesso, Bruxelles prima di tutto comunicherà agli stati membri che l’allentamento delle misure di confinamento nei paesi dell’Unione Europea deve essere “graduale” e “coordinata tra Stati membri per evitare effetti negativi a cascata”. “La exit strategy deve essere basata sulla scienza e avere al centro la salute pubblica” anche se le decisioni di porre fine alle misure restrittive implicano la necessita’ di trovare “un equilibrio tra i benefici sanitari e altri impatti sociali e economici”, dice il documento. Secondo la Commissione, “l’uscita deve essere graduale: le misure devono essere tolte in modo progressivo e deve essere lasciato sufficiente tempo tra i diversi paesi (per esempio un mese) perché i loro effetti possono essere solo misurati nel corso del tempo”. Le misure di confinamento generale devono essere “progressivamente sostituite da misure mirate” come la protezione dei gruppi vulnerabili a partire dagli anziani. Secondo la Commissione, le persone con sintomi medi “devono rimanere in quarantena”.

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Fase 2: la riapertura per tappe (Corriere della Sera, 8 aprile 2020)

Secondo Bruxelles dovrebbero essere autorizzate in modo progressivo la riapertura delle attività commerciali e delle scuole ma garantendo il distanziamento sociale, e delle attività culturali e sociali come bar, ristoranti e cinema, ma limitando il numero di persone presenti e gli orari di apertura. Il divieto di eventi di massa come i festival, invece, dovrebbe essere tolto “in una fase successiva”. La Commissione indica una serie di “misure di accompagnamento” che gli Stati membri dovrebbero adottare per porre fine al confinamento generale. In particolare la Commissione intende raccomandare di “espandere la capacita’ di test e armonizzare le metodologie”, di “raccogliere dati armonizzati e sviluppare un sistema robusto di tracciamento dei contatti”. Secondo la Commissione, “i dati sulla diffusione del virus e i contatti delle persone infettate sono essenziali per meglio gestire l’uscita” dal confinamento. “Le Apps mobili possono contribuire a costruire un sistema robusto di tracciamento dei contatti che aiuterebbe a interrompere la catena dell’infezione”. Quanto allo stop ai confini interni la Commissione non intende chiedere agli Stati membri di procedere rapidamente al ritorno delle frontiere aperte all’interno dell’Unione Europea. La fine dei controlli alle frontiere interne deve avvenire in modo “graduale” e “nel momento in cui la situazione epidemiologica delle regioni frontaliere converge”, si legge nel documento. “Gli Stati membri vicini dovrebbero restare in stretto contatto e facilitarlo”. La Commissione ipotizza invece di mantenere molto più a lungo il divieto di ingresso nell’Ue da paesi terzi. “Dato che la convergenza epidemiologica oltre l’Ue è più difficile da realizzare, la riapertura della frontiera estenda dovrebbe avvenire in una seconda fase”. Le frontiere esterne insomma, resteranno chiuse ancora per lungo tempo.

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