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Paolo Giordana: perdere l'onestà per 90 euro (25 se paghi subito)

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Perdere l’onestà per 90 euro (25 se paghi subito). Paolo Giordana, sindaco-ombra di Torino e indagato come Chiara Appendino e l’assessore Sergio Rolando, nel caso Westinghouse, non va via per un’indagine ma per aver fatto quello che centinaia di amministratori pubblici, dipendenti e politici hanno fatto chissà quante volte senza farsi beccare: far togliere una multa a un amico. D’altro canto, se Giordana fosse stato cacciato per quello di cui viene accusato davanti ai giudici, anche tanti amministratori del M5S per ora accusati avrebbero dovuto farsi da parte.

Paolo Giordana: perdere l’onestà per 90 euro

Invece è incappato nel favoritismo, insieme all’amministratore delegato di GTT Walter Ceresa che però per ora è rimasto al suo posto. E che ieri, in qualche chat su Facebook, veniva persino accusato di “aver fatto la spia” nonostante tutti i giornali che hanno riportato la notizia specificassero che la notizia veniva dalle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta GTT in cui lo stesso Ceresa era indagato. Chiara Appendino si trova quindi, con un anno di ritardo, nello stesso guaio in cui era incappata Virginia Raggi: anche lei deve mollare il suo braccio destro, come lo era Raffaele Marra per la sindaca di Roma, ma per colpe infinitamente meno gravi rispetto a quelle sollevate nei confronti dell’allora capo del personale del Campidoglio.

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Chiara Appendino, Paolo Giordana e Sergio Rolando nella photo opportunity prima dell’interrogatorio in procura per il caso ex Westinghouse

«Non sono un Rasputin ma un un Richelieu», diceva Giordana di sé stesso quando gli appiccicarono il nomignolo del consigliere dello zar: non si sentiva un uomo assetato di potere ma un civil servant che lavora per il bene della città. Il dato di fatto è che è stato beccato mentre lavorava per il bene del suo amico multato sul bus e non disposto a pagare 90 euro di multa, 25 se pagata subito. In quel momento era proprio il telefono di Giordana ad essere intercettato. Potrebbe essergli contestata la concussione ma il valore della multa è stato ritenuto insufficiente dalla procura per farlo.

Il Richelieu di Chiara Appendino

Eppure, in questa vicenda piccola piccola, il MoVimento 5 Stelle si è trovato invischiato proprio durante le elezioni in Sicilia e per questo ha reagito furiosamente anche se senza intervenire sulla Appendino, che già aveva capito quello che doveva fare. C’è un vantaggio non piccolo: esattamente come Marra, anche Giordana non faceva parte del M5S e parte del MoVimento di Torino lo aveva contestato in altri tempi soprattutto per il suo passato di collaboratore con giunte di ogni colore.
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Il punto è che Giordana era davvero un collaboratore di primo piano per Chiara Appendino: mentre della sua strategia elettorale, attento stratega delle apparizioni della sindaca in Aula, regista delle tante operazioni della giunta, come quello sull’impegno a non utilizzare gli oneri urbanistici per finanziare la spesa corrente ma il caso REAM-Westinghouse è la cristallizzazione della parola rimangiata da parte della sindaca. Che oggi esce senza parole, se non quelle di circostanza, da una vicenda che non avrà ripercussioni politiche fino alla decisione dei giudici visto che nei suoi confronti scatta il garantismo peloso del M5S, ma che dimostra, in una città molto diversa da Roma e dove le parole sono importanti, gran parte del metodo di governo M5S.

Piazza San Carlo prima di REAM

Nei guai (politici) Giordana ci era finito ben prima, ovvero per la gestione di Piazza San Carlo, dove era finito nel banco degli imputati avendo gestito l’organizzazione insieme alla Turismo Torino. Ieri, in procura per Westinghouse, ai pm Giordana ha consegnato le lettere scambiate dal Comune con Ream tra settembre 2016 e aprile 2017, da cui emergerebbe tutta la trattativa sul debito e le modalità di restituzione e che, nell’ottica dell’ex braccio destro di Appendino testimonierebbero come l’amministrazione si sia mossa alla luce del sole senza mai celare o “aggiustare” la situazione e quindi senza indurre in errore la giunta e il Consiglio comunale, come invece accusa la procura.

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Foto da: Lettera43

Per lui c’era la possibilità di prendere del tempo, visto che nessuno avrebbe chiesto le sue dimissioni in quanto indagato con Rolando e Appendino e questo avrebbe significato chiedere automaticamente anche le loro. Poi è arrivata quella maledetta telefonata.

Giordana: «Senti ma io ti chiamavo per una cosa molto più prosaica: c’è stato un increscioso, come dire, evento. Un mio amico, per carità i controllori sono tanto bravi però sono un po’ troppo, come dire, quadrati. Praticamente un mio amico era sul pullman che stava per timbrare il biglietto e il controllore l’ha fermato dicendogli “no guardi lo doveva timbrare 5 minuti fa, 1 minuto fa, 30 secondi fa. Adesso le devo fare la multa” eh eh eh… come dire, non non è tanto carina come cosa. Ehm… Cosa possiamo fare?».
Ceresa: «Eh, ma lui cosa ha fatto? Ha la multa?»
Giordana: «Ha la multa e il biglietto timbrato anche».
Ceresa: «Si manda. Posso… Me lo puoi mandare? Che faccio io!».
Giordana: «Fai tu?»
Ceresa: «Sì, sì» Giordana: «Cosa faccio? Mi faccio lasciare la multa e te la mando?».
Ceresa: «Si, si. Mandala pure a me».
Giordana: «Guarda, io te la mando via whatsapp. Eh».”
Ceresa: «Ah, ok. Perfetto. Benissimo».
Giordana: «Perché, perché è più comodo. Ce l’ho, ce l’ho sul telefonino e te la mando via whatsapp».
Ceresa: «Va bene. Perfetto».
Giordana: «Grazie, grazie mille».
Ceresa: «Figurati Paolo».
Giordana: «Ciao»
Ceresa: «Ciao».

Il 26 luglio 2017, il giorno dopo, la seconda telefonata tra Giordana e Ceresa. Alle 19. Chiama Ceresa.

Giordana: «Eccomi qui»
Ceresa: «Paolo, tutto a posto, quella cosa che mi hai detto».
Giordana: «Grazie mille».
Ceresa: «Risolto, non c’è nessun problema».
Giordana: «Quindi gli dico di stare tranquillo. Perfetto».
Ceresa: «Si, si, non arriverà la multa».

Perdere tutto per 90 euro di multa. Richelieu e Rasputin non ci sarebbero mai cascati.