Fact checking

Il casting del candidato premier M5S

Il copione è già scritto. Ora mancano gli attori. L’ex consigliere comunale di Milano Mattia Calise, l’ex sindaco di Mira, Alvise Maniero, Stefano Buffagni, consigliere regionale in Lombardia, vicino a Di Maio, Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio, la senatrice Barbara Lezzi. Ma non Roberto Fico e nemmeno Alessandro Di Battista. Non ci saranno sfidanti di grido per il candidato premier in pectore Luigi Di Maio alla corsa del MoVimento 5 Stelle. E se ne comprendono perfettamente le ragioni, visto che da anni Di Maio parla da candidato premier senza che dal vertice, a differenza di altri, arrivino richiami alla modestia.

Il casting del candidato premier M5S

Segno che quel nome piace. E, come insegna il caso Cassimatis, se quel nome piace è inutile partecipare perché anche vincendo si rischia di finire detronizzati dal padrone del M5S. Per questo c’è grande unanimismo nel M5S. L’unico che cerca di cantare fuori dal coro è il deputato sospeso Riccardo Nuti, ma lui pare più che altro un voce che urla nel deserto. Gli altri sono tutti ufficialmente felici, come devono esserlo i delegati al congresso del Partito Comunista in Corea del Nord. Anche perché altrimenti si sa cosa succede.
riccardo nuti
E se Nuti finisce massacrato nei commenti, Roberta Lombardi preferisce fare un passo indietro e candidarsi a governatrice della Regione Lazio come da anticipazioni: a sfidarla Valentina Corrado per ora, ma in caso di vittoria ci sarà da ridere a vedere la convivenza con Virginia Raggi al Comune di Roma. Anche se forse dopo le elezioni sarà la sindaca a rischiare il posto in Campidoglio, come possibile capro espiatorio in caso di sconfitta.

Le favole sul capo politico Di Maio

I giornali intanto interpretano il post con cui Beppe ha ufficializzato le regole per la candidatura come gli aruspici guardavano le budella degli animali morti e in quel “designando capo della forza politica” riescono a leggere il passo indietro di Grillo e quello avanti di Di Maio. Dimenticano un piccolo particolare: chi è il proprietario del simbolo e chi ha la password del blog. Più interessante quello che dice l’avvocato Lorenzo Borré, che ha appena ottenuto l’ennesima vittoria nella grande guerra di Beppe Grillo con la legalità, stavolta a Palermo:  «Grillo può regolamentare solo la procedura delle candidature, non i requisiti per la partecipazione. Il post?Presta il fianco a sei, sette motivi di impugnazione».
luigi di maio
Il Partito Democratico invece attacca sulla questione degli indagati che potranno partecipare. E ieri ovviamente girava un’intervista del 2014 in cui Di Maio spiegava perché il consigliere emiliano romagnolo Andrea De Franceschi non poteva ricandidarsi: «Perché noi non candidiamo indagati». Ma erano le vecchie regole.

Le nuove regole, le vecchie regole

Le nuove regole, ovvero il regolamento votato qualche tempo fa e a rischio nullità, superano, secondo le interpretazioni grilline, l’articolo 7 del Non Statuto del MoVimento 5 Stelle, secondo il quale per essere in regola con la candidatura bisognava “non avere alcun procedimento penale a proprio carico, qualunque sia la natura del reato contestato”. Certo, i più scafati di voi si chiederanno come una regola di rango inferiore (il regolamento) può modificarne una di rango superiore (lo statuto) quando la giurisprudenza è unanimente concorde nel vietarlo. Ma questa sarà materia di tribunali, forse.
statuto m5s
Ora basterà presentare un certificato appositamente rilasciato dalla Procura (nel weekend sarà impossibile, però) in cui compaiono le eventuali ipotesi di reato, corredato da una relazione che contestualizzi i fatti penalmente rilevanti, per avere il via libera e candidarsi contro Luigi Di Maio, per poi perdere miseramente ma avere la strada aperta per il Parlamento alle prossime elezioni. La democrazia diretta da Beppe Grillo prosegue.