Economia

Carige, i guai del commissario e le decisioni a sorpresa di Malacalza

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Carige deve trovare in tempi rapidi un partner mentre il governo potrebbe aiutare l’istituto ligure schierando la Sga per rilevarne i crediti deteriorati, con una soluzione che potrebbe essere “non onerosa e vantaggiosa per tutti”. Il commissario della Cassa di Risparmio di Genova Raffaele Lener in una intervista a Repubblica di cui parla oggi l’ANSA segnala quali sono le vie d’uscita per la crisi dell’istituto di credito genovese, mentre ballano ancora le ipotesi di salvataggio di Stato e quella di un Cavaliere Bianco con soluzione “alla veneta”.

CARIGE, i guai del commissario e le decisioni di Malacalza

“Non dico che non ci siano delle difficoltà anche profondissime, però l’istituto non è né insolvente né tantomeno a rischio default”, spiega Lener, secondo cui l’amministrazione straordinaria va intesa come “un intervento d’emergenza mentre il paziente è malato ma non in fin di vita, per evitare che peggiori”. Per l’avvocato romano “bisogna intanto cercare un partner e proseguire senza indugi nella ristrutturazione della banca e nella vendita degli Npl”, oltre che rinegoziare le condizioni del bond subordinato con il Fondo interbancario. Dell’aumento di capitale bloccato da Malacalza si potrebbe invece fare a meno se Carige trovasse “in fretta un partner bancario. “L’importante è fare presto”, spiega, in quanto il mandato della Bce ai commissari è di “tre mesi”, “prorogabili solo se nel frattempo avremo saputo mettere le basi alla soluzione”.

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I conti di Carige

Intanto su Repubblica Genova oggi Massimo Minnella si dice certo che la famiglia Malacalza alla fine sottoscriverà l’aumento di capitale da 400 milioni che è necessario per risollevare i conti della banca:

Più d’uno accarezza l’idea di sfilare il prima possibile Carige agli attuali primi azionisti. Ma la famiglia ha in serbo una contromossa degna di una partita
a scacchi che potrebbe spiazzare chi nutre idee in proposito. Nei primi giorni dell’anno ha spiegato che nulla è cambiato circa l’aumento: non appena saranno fornite informazioni precise su piano industriale, conti e trattative per l’aggregazione, si potrà tornare in assemblea.

E a quel punto i primi soci faranno valere il loro ruolo, sottoscrivendo la quota di aumento di loro competenza e andando poi a trattare l’acquisizione da protagonisti e non da comprimari. Possono gettare alle ortiche tutto questo immane sforzo compiuto per salvare Carige dal fallimento che è costata la bellezza di 423 milioni di euro? Sarebbe una vera follia.

La famiglia Malacalza e Banca Carige

La storia di Banca Carige e dei Malacalza però non è vista in modo così lineare: Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera ricorda che i Malacalza hanno investito 420 milioni di euro in quella che, fino a poco tempo fa, era la quinta banca italiana.

Carige in Borsa nel 2007 valeva 6 miliardi. Prima dell’amministrazione straordinaria e della sospensione del titolo, appena 80 milioni. La quota dei Malacalza si è ridotta a una ventina di milioni. È comprensibile che la famiglia piacentina, arricchitasi vendendo agli ucraini le proprie attività siderurgiche, abbia avuto qualche problema nel sottoscrivere il previsto aumento di capitale (400 milioni) che pro quota le sarebbe costato 120 milioni circa. Ma ha impedito, con la sua astensione nell’assemblea straordinaria del 22 dicembre, che la banca si aprisse a nuovi investitori, mantenendo i propri ratios patrimoniali.

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Carige e la gestione Malacalza (Corriere Economia, 7 gennaio 2019)

Carige ha ottenuto un prestito temporaneo e subordinato, da parte di altri istituti riuniti sotto lo Schema Volontario del Fondo interbancario, di 320 milioni a un tasso del 13 per cento che salirà al 16 in caso di mancata ricapitalizzazione. Le dimissioni di diversi consiglieri hanno agevolato l’intervento, per la prima volta, della Bce. E l’applicazione, d’intesa con la Banca d’Italia, dell’istituto dell’amministrazione straordinaria, come previsto dal Tub, il testo unico sull’attività bancaria. Il nuovo capo della vigilanza europea Andrea Enria ha fatto il suo debutto commissariando un’azienda di credito italiana. Quasi una nemesi.

La vicenda Carige è esemplare della gestione pericolosa del piccolo credito italiano. Giovanni Berneschi nel 2013, dopo le perdite e le ispezioni della Banca d’Italia, è costretto a lasciare. Sarà condannato in appello a 8 anni e sette mesi per la truffa del ramo assicurativo. I legami incestuosi con la politica, gli Scajola, Grillo (Luigi,exdc), Bonsignore, i crediti facili ai clienti privilegiati, agli industriali amici,agli immobiliaristi un po’ spregiudicati sono elementi comuni della storia antica e recente del piccolo credito italiano, a cui la crisi ha presentato il conto. Ma è una banca solida.

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