Editoriale

Cara Laura, se sei libera di non cantare "Bella ciao" è proprio grazie agli ideali di libertà che rappresenta

@Lorenzo Tosa|

laura pausini

Cara Laura Pausini,
vorrei sommessamente ricordarti che, rifiutandoti di cantare Bella Ciao perché – parole tue – “troppo politica”, hai compiuto a tua insaputa il gesto più politico di tutti.
Hai preso, ossia, una posizione chiara, incontrovertibile.

Hai scelto di voltare le spalle ai milioni di persone che sono morte o hanno combattuto in Italia e in Europa contro i nazifascisti in nome della libertà che quella canzone celebra e onora. In quel momento hai, di fatto, rinunciato a definirti antifascista, che non è un’appartenenza politica, cara Laura, ma il minimo sindacale per definirsi democratici, per far parte di un Paese civile, il rifiuto del crimine più efferato del Ventesimo secolo.

Sei riuscita addirittura a ricevere la stima di Matteo Salvini, basterebbe questo per farti capire quanto sia stato politico il tuo gesto, di una politica che non distingue neanche le opinioni dai crimini.

Cara Laura, Bella ciao non è né di sinistra né di destra. È un inno mondiale di resistenza contro ogni tirannia. È il simbolo di tutti i popoli oppressi che si oppongono a una dittatura, che proprio in quel Sud America che ti adora per secoli hanno vissuto sulla loro pelle.  È un canto di pace, di ribellione, di dolore, di sofferenza, di dignità, di speranza.

Sei liberissima di non cantare tutte le canzoni che vuoi, ci mancherebbe, ma, paradossalmente, se lo sei, se hai il diritto di scegliere cosa cantare e cosa no, è proprio in virtù di quegli ideali che quel canto celebra ed esalta. E che tu hai appena rifiutato.