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Quei 3000 euro che Siri chiede agli italiani

Sui social il PD fa circolare un video in cui si vede il sottosegretario ai trasporti che chiede soldi agli italiani. Di cosa stiamo parlando?

armando siri 3000 euro

Il sottosegretario ai trasporti e deputato della Lega Nord Armando Siri ieri è intervenuto a Piazzapulita con una dichiarazione che a prima vista potrebbe suscitare un certo sconcerto: “Noi ci rivolgiamo alle famiglie italiane e gli diciamo: ‘Ci date 3000 euro dei vostri risparmi che noi mettiamo in titoli di Stato e poi quello che raccogliamo, fino a 15 miliardi, lo investiamo in infrastrutture?”.

Quei 3000 euro che Siri chiede agli italiani

Il video del suo intervento viene fatto circolare oggi dai deputati renziani del Partito Democratico con toni accorati e preoccupati che denunciano l’attentato ai soldi degli italiani che il governo vorrebbe attuare per mano del sottosegretario. In realtà però la frase sui 3000 euro è stata estrapolata da un discorso più ampio del deputato considerato “impresentabile” dal MoVimento 5 Stelle che poi è diventato esponente del governo Lega-M5S e che riguarda i cosiddetti CIR o Conti Individuali di Risparmio.

Ovvero di quegli strumenti – ancora allo studio del governo gialloverde – che dovrebbero aiutare a far scommettere i piccoli risparmiatori italiani sui nostri titoli di Stato e indirizzare questi fondi verso opere pubbliche. Il tutto per dare una spinta aggiuntiva rispetto al “piano straordinario” degli investimenti pubblici che dovrebbe sostenere la crescita su cui prova a scommettere il quadro di finanza pubblica al centro del temporale Ue.

Ma i CIR sono una buona idea?

Ciò detto, Massimo Scolari su neXt Quotidiano ha spiegato qualche tempo fa perché la nuova idea sui titoli di Stato del governo è inutile: nel mercato finanziario italiano sono stati recentemente istituiti i Piani Individuali di Risparmio (PIR) con lo scopo di contribuire al finanziamento delle imprese italiane, soprattutto nel segmento delle PMI, mediante l’investimento di un importo massimo di 30 mila euro in veicoli finanziari (fondi comuni di investimento, polizze vita, depositi in custodia e amministrazione) con un’agevolazione fiscale (azzeramento dell’aliquota d’imposta), a condizione di mantenere il Pir in portafoglio per almeno 5 anni. Nel 2017 si è assistito al lancio dei Pir che hanno ottenuto un buon successo presso i risparmiatori che hanno investito complessivamente circa 11 miliardi di euro. Il numero degli investitori è stato di circa 800 mila (di cui 500 mila nuovi investitori).

conti individuali di risparmio cir
I CIR in sintesi (Il Sole 24 Ore, 7 ottobre 2018)

La nuova proposta di istituzione dei Cir entrerebbe quindi in concorrenza con gli attuali strumenti disponibili sul mercato (già fortemente agevolati dal punto di vista fiscale) e difficilmente potrebbe raggiungere i volumi di raccolta necessari a modificare sostanzialmente le proporzioni dei detentori dei titoli pubblici. I numeri che abbiamo oggi a disposizione ci dicono che, se guardiamo ai dati degli ultimi due anni, la crescita totale delle attività finanziarie delle famiglie (al lordo delle passività) si attesta intorno a 35-40 miliardi all’anno. Il flusso di risparmio delle famiglie, come anche evidenziato dai dati forniti dall’Istat, sta continuando a flettere (7,9% del reddito disponibile nel primo trimestre 2018, al lordo degli investimenti reali pari al 5,9%). Anche se i Cir riuscissero a replicare il successo dei Pir, cosa abbastanza difficile tenuto conto delle dimensioni del risparmio disponibile, ridurrebbero la quota detenuta dagli investitori esteri di un ammontare di poco superiore allo 0,4% all’anno. Sarebbero necessari alcuni decenni, senza brutte sorprese per i risparmiatori, per ottenere un significativo “rimpatrio” dei Titoli di Stato detenuti dagli operatori internazionali.

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