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Virginia Raggi vuole far rimuovere i tecnici dell'OREF

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La misura è colma. Basta con questa gente che si permette di ricontrollare i conti grillini. E che addirittura si permette di essere indagata (come la sindaca) senza dimettersi (come la sindaca). Virginia Raggi vuole rimuovere i tecnici dell’OREF, protagonisti dell’ultima polemica che ha colpito il Campidoglio, quella sul bilancio consolidato.

Virginia Raggi vuole rimuovere i tecnici dell’OREF

La bocciatura ha reso furioso il nuovo assessore al bilancio del Campidoglio, Gianni Lemmetti, ma anche – e soprattutto – la maggioranza grillina che è partita all’attacco e, citando notizie di stampa (quella stessa stampa che quando riporta notizie sulla sindaca è inattendibile e pagata dai poteri forti), ha fatto sapere che Federica Tiezzi, presidente dell’Organo di Revisione Economica e Finanziaria del Campidoglio, dovrebbe dimettersi in quanto indagata a Rieti per bancarotta fraudolenta (esattamente come Gianni Lemmetti a Livorno, ma questo non sembra importante) e in quanto moglie di un esponente del Partito Democratico.

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I conti della Capitale (Il Messaggero, 30 settembre 2017)

E chi vede ogni giorno la sindaca Virginia Raggi al lavoro, spiega oggi Repubblica Roma, ora è sicuro: «Se resterà , ricuserà i membri dell’Organismo di revisione economica e finanziaria». La bocciatura della presidente Federica Tiezzi e dei revisori Marco Raponi e Carlo Delle Cese al consuntivo approvato in aula Giulio Cesare venerdì sera non è stata digerita. Spiega Lorenzo D’Albergo che nei prossimi giorni, forse già martedì, quel parere contrario guiderà la mano della prima cittadina grillina: in Comune è data per scontata una doppia lettera al ministero dell’Interno e alla prefettura (il primo stila la lista da cui la seconda estrae a sorte i revisori) per chiedere la rimozione dei tre professionisti finiti nel mirino del Movimento.

Cacciare l’OREF per le critiche ai conti

Ci sono però da ricordare alcune questioni a proposito dell’OREF. La prima è che i membri non vengono eletti o scelti in qualche modo o maniera, ma vengono estratti a sorte da un albo proprio per evitare loro le accuse di essere un organo politico e consentire loro di svolgere un ruolo meramente tecnico. I pentastellati contesteranno probabilmente alla Tiezzi di aver rilasciato interviste ai quotidiani romani in cui ha parlato dello stato dei conti della Capitale, ma gli interventi della presidente dell’OREF ieri ha ribattuto colpo su colpo alle accuse: «Mi faccia dire una cosa, per me i pm non hanno chiesto il rinvio a giudizio». È una frecciatina alla Raggi? «No, è un dato di fatto. Facendo i commercialisti, a volte può capitare di essere coinvolti in questo tipo di situazioni. Mi difenderò. Ma cosa c’entra col mio ruolo di revisore dei conti del Comune? E che c’entra mio marito?» Non si dimette, insomma? «Ma ci mancherebbe. Ho fatto solo il mio lavoro. Se in Comune non sono stati capaci a redigere due bilanci non è colpa nostra».
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E in ogni caso una sostituzione non cambierà in alcun modo la situazione dei conti della Capitale. I milioni che ballano sono 290: crediti deteriorati. «Sono crediti, sono debiti, che fatture sono?», si chiede Tiezzi oggi con Repubblica Roma. La commercialista reatina poi riprende: «Non sappiamo a chi attribuirli. Non sappiamo neanche se l’importo è realmente quello. L’importo potrebbe essere più alto». In più alla fine in Assemblea Capitolina la maggioranza M5S (ovviamente senza sbandierarlo troppo) con un emendamento ha di fatto recepito il tanto contestato parere: «L’amministrazione ha capito. Prima ci hanno detto che facevamo politica – conclude la presidente dell’Oref – poi si sono dati fino alla fine dell’anno per porre rimedio a quel buco. Alla fine si sono conformati. Era quello il nostro intento. Gli attacchi personali? Non ci toccano».

I problemi del bilancio consolidato di Roma

L’OREF dice che i conti, semplicemente, non tornano. Nella triangolazione tra il Campidoglio e le due controllate Ama (rifiuti) e Atac (trasporti), non si riesce a capire il dare e l’avere, spesso non è neppure specificato chi deve cosa e a chi, se a certi ricavi delle aziende corrispondano poi altrettanti costi per la controllante. «Sulla base di dati e numeri abbiamo costatato che c’è quanto meno un saldo di circa 300 milioni di euro che non si sa a chi imputare», ha spiegato in Aula Giulio Cesare il revisore Marco Raponi. «Si tratta tutte quelle poste che non si sa se debbano essere imputate a una partita o a un’altra, o se siano reali». Per questo la maggioranza con un emendamento scritto a mano e depositato al voto prima del varo del consolidato, i consiglieri cinquestelle hanno disposto «di procedere, entro e non oltre il termine dell’esercizio finanziario in corso», dunque entro il 31 dicembre di quest’anno, «a porre in atto i provvedimenti necessari ai fini della riconciliazione delle partite debitorie e creditorie delle partecipate Ama e Atac». Una correzione last minute per evitare guai, evidentemente.

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Il parere negativo dell’OREF sul bilancio di previsione della Giunta Raggi lo scorso dicembre

E dei conti che non quadravano si è accorto anche Luigi Botteghi, arrivato a maggio alla Ragioneria del Campidoglio da Rimini, visto che ha scritto non più di una settimana fa: «In considerazione del disallineamento dei dati fra Roma Capitale e le società facenti parte del perimetro di consolidamento», il parere (obbligatorio) che si esprime è sì «favorevole», ma «condizionato in ordine alla regolarità contabile della proposta di deliberazione in oggetto». «Per legge abbiamo tre mesi per far tornare tutti i conti», ha ricordato Lemmetti il giorno della bocciatura.

Video: Quando Virginia Raggi diceva:
«Bisogna ascoltare i revisori contabili»


Insomma, l’OREF è stato ascoltato con attenzione. Proprio come diceva di fare Virginia Raggi quando era all’opposizione e il sindaco era Ignazio Marino. Perché anche all’epoca della giunta del Partito Democratico i rilievi dell’organo c’erano e diventavano oggetto di battaglia politica, esattamente come oggi. Ma oggi non è più valido, non si può fare. Al governo c’è il M5S Roma, mica pizza e fichi.