Politica

Virginia Raggi nei guai per la (non) nomina di Lanzalone

Se non dovessero spuntare atti, la procura della Corte dei Conti potrebbe chiedere un ulteriore approfondimento. Il sospetto, infatti, è che il Campidoglio possa aver messo a disposizione di Lanzalone uno staff di dipendenti pubblici, causando così un danno da disservizio

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Un’altra grana per Virginia Raggi arriva dallo Stadio della Roma a Tor di Valle e, più che altro, dal “Mr. Wolf di Livorno” Luca LanzaloneAll’epoca in cui venne annunciato il suo incarico a seguire il dossier in molti, anche dall’opposizione, chiesero quale carta avesse ratificato l’ingaggio. La carta non venne mai mostrata. Ora però a chiederla è la Corte dei Conti. E se non si trova, sono guai:

I magistrati contabili ora vogliono sapere quale atto della giunta Raggi — o comunque bollato dagli uffici capitolini — abbia formalizzato la collaborazione dell’avvocato con il Campidoglio. Vogliono capire a quale titolo il superconsulente già vicino ai pentastellati di Livorno abbia lavorato per il Comune prima di essere premiato dal Movimento con la presidenza di Acea.

Fino a questo momento, conclusi i primi accertamenti, non è saltata fuori nessuna delibera. Neanche una determinazione dirigenziale. Se non dovessero spuntare atti, la procura della Corte dei Conti potrebbe chiedere un ulteriore approfondimento. Il sospetto, infatti, è che il Campidoglio possa aver messo a disposizione di Lanzalone uno staff di dipendenti pubblici, causando così un danno da disservizio. Il tema non è nuovo, almeno a livello politico. Già il 7 marzo 2017, nel corso di una seduta del consiglio comunale, era stato tirato fuori da Michela De Biase, ex capogruppo del Pd.

All’epoca la Raggi rispose:

Davanti alle domande della consigliera dem, in aula la sindaca Raggi rispondeva così: «L’avvocato Lanzalone ha formalizzato il 10 febbraio una comunicazione con la quale veniva da me incaricato di seguire alcune vicende. In particolare anche quella relativa alla Eurnova srl». Si tratta della società titolare dei terreni di Tor di Valle e di proprietà del costruttore Luca Parnasi, sotto indagine per corruzione nella stessa inchiesta che è valsa il giudizio immediato a Lanzalone. Immediata la replica di De Biase: «Dal punto di vista normativo quell’atto è nullo».

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