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L'ambasciatore russo all'Onu dice per sbaglio la verità sui fatti di Bucha ma poi si corregge | VIDEO

neXt quotidiano|

ambasciatore russo Vasily Alekseevich Nebenzya onu bucha

Per la prima volta un importante esponente del Cremlino dice la verità sugli orrori della guerra in Ucraina: Vasily Alekseevich Nebenzya, ambasciatore russo all’Onu, in un discorso nel quale stava fornendo la versione di Mosca sul massacro di civili a Bucha – periferia Nord Ovest di Kyiv – ha detto: “I cadaveri non c’erano prima che le nostre truppe arrivassero”. È esattamente così: sono stati uccisi, almeno in 400 secondo le autorità ucraine, dai militari russi. Ma si tratta soltanto di una gaffe. Nebenzya si è infatti immediatamente corretto: “Prima che se ne andassero, intendevo”. L’ennesima fake news diffusa per volere di Putin e smentita puntualmente dall’analisi del New York Times fatta basandosi su diverse immagini satellitari che localizzano i cadaveri in strada proprio nei giorni di occupazione.

L’ambasciatore russo all’Onu dice la verità sui fatti di Bucha ma poi si corregge | VIDEO

Per l’ex presidente russo Dmitri Medvedev le immagini di Bucha sono “un fake” frutto della “cinica immaginazione della propaganda ucraina”. Lo ha dichiarato sul suo canale Telegram, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Interfax. “Un drone abbattuto con una lattina di cetrioli. Il reparto di maternità dell’ospedale di Mariupol, ora Bucha”, per Medvedev – ora vice presidente del Consiglio di sicurezza della Russia – si tratta di “falsi che sono maturati nell’immaginazione cinica della propaganda ucraina”. Secondo l’ex presidente, ci sono “numerose agenzie di pubbliche relazioni, fabbriche di troll”, supervisionate dai governi occidentali e dalle loro ong “addomesticate” che “fabbricano” notizie “per un sacco di soldi” al fine di “denigrare il più possibile” la Russia.

La pubblicazioni delle immagini di civili massacrati hanno segnato un punto di non ritorno dal punto di vista politico: il presidente americano Joe Biden ha chiesto un processo per “crimini di guerra” nei confronti di Putin, mentre si discute di un ulteriore inasprimento delle sanzioni. Il ministro degli Esteri ucraino Dmitri Kuleba ha chiesto all’Occidente di bloccare le importazioni di gas, petrolio e carbone dalla Russia.