Politica

Tutti quelli che hanno chiesto il bonus 600 euro (e le giustificazioni)

Pregevoli le spiegazioni: oltre al classico “non ne sapevo niente” che ricorda “l’insaputismo” di Claudio Scajola, nelle ultime ore i politici che hanno chiesto il bonus da 600 euro se le sono inventate tutte: da “è tutta colpa del commercialista” a chi mette in mezzo mogli e compagne, passando per coloro che si vantano di aver fatto “bene ficenza” coi soldi pubblici (mica i propri) fino a quei consiglieri che rivendicano di aver preso il bonus per “dimostrare  l’inefficienza della legge”

andrea dara elena murelli

Il Fatto oggi riepiloga in un’infografica tutti gli eletti che hanno chiesto il bonus 600 euro – manca all’appello il deputato M5S Marco Rizzone – corredando i nomi con la giustificazione addotta per ciascuno ed escludendo i consiglieri comunali come Alessandro Terrile (PD), Anita Pirovano (Sinistra per Milano) e Luca Pirondini (M5S): nell’ordine si contano otto eletti della Lega, uno di Forza Italia e uno del Partito Democratico, un assessore della giunta PD delle Marche e uno della SVP a Trento e i primi cittadini di Campobasso e Treviglio. Nell’infografica c’è anche Ubaldo Bocci, che non è della Lega e ha detto di averlo fatto “per provocazione”.  L’elenco dei leghisti comprende i deputati Andrea Dara ed Elena Murelli, il consigliere lombardo Alex Galizzi, i veneti Riccardo Barbisan, Alessandro Montagnoli e Gianluca Forcolin (che non saranno ricandidati), il piemontese Gagliasso e l’emiliano Bargi.

tutti quelli che hanno chiesto il bonus 600 euro
Infografica da: Il Fatto Quotidiano, 14 agosto 2020

Poi ci sono il friulano Mattiussi, l’assessore del PSI Moreno Pieroni, l’ormai mitico Diego Sarno che ha dato la colpa alla fidanzata e si è autosospeso dal partito. Pregevoli le spiegazioni: oltre al classico “non ne sapevo niente” che ricorda “l’insaputismo” di Claudio Scajola, nelle ultime ore i politici che hanno chiesto il bonus da 600 euro se le sono inventate tutte: da “è tutta colpa del commercialista” a chi mette in mezzo mogli e compagne, passando per coloro che si vantano di aver fatto “bene ficenza” coi soldi pubblici (mica i propri) fino a quei consiglieri che rivendicano di aver preso il bonus per “dimostrare  l’inefficienza della legge”.

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