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Perché sul muro con il Messico Trump ancora rischia lo stop

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Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ottenuto le prime due vittorie giudiziarie contro due associazioni che hanno permesso lo sblocco dei fondi e far si che, in attesa che l’iter giudiziario si completi, l’Amministrazione americana prosegua nella progettazione e nella costruzione del muro al confine meridionale degli Stati Uniti d’America. Il Progetto, voluto per arginare il fenomeno migratorio è ancora osteggiato da una ventina di Stati federali e dalla stessa Camera dei Rappresentanti, la camera bassa del Congresso americano, le cui istanze sono ancora al vaglio delle corti inferiori.

Perché sul muro con il Messico Trump ancora rischia lo stop

Venerdì la Corte Suprema, il massimo organo giudiziario degli Stati Uniti, si è espressa giudicando negativamente quanto stabilito dal giudice della Corte di Appello di Oakland, che lo scorso maggio aveva impedito all’Amministrazione statunitense di usare i fondi per gli addestramenti militari inizialmente destinati al Pentagono, il dipartimento della Difesa, e di spenderli per completare la costruzione del muro ai confini degli stati della California, dell’Arizona e del Nuovo Messico. Distrarre questo tipo di fondi (in totale 2.5 miliardi), dicono gli esperti, è consentito dalla legge americana nei casi ci sia un surplus di denaro nel Dipartimento e anche nel caso siano destinati al contrasto del traffico della droga. Non è chiaro, però, se il Presidente Trump abbia o meno rispettato la volontà del Congresso. A febbraio, infatti, come compromesso per la fine dello shutdown, il blocco delle attività amministrative imposto da Trump per forzare le decisioni del Congresso, il Parlamento decise di votare lo stanziamento 1.4 miliardi di dollari, una somma ben lontana dai 5.7 richiesti. Fu lì che Trump decise di aggirare il Parlamento attingendo ulteriori fondi da quelli della Difesa, poi però bloccati dal giudice. Tra le motivazioni annesse dal procuratore di Oakland Haywood S. Gilliam, quelle secondo cui il Congresso si fosse già pronunciato più volte e negativamente sulla richiesta di aumentare i fondi a disposizione per costruire l’opera. In sostanza, nella sua sentenza Gilliam ha ritenuto più idoneo il Congresso ad interpretare in modo migliore l’interesse pubblico.

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La versione americana di Politico ha evidenziato però che anche le due organizzazioni private che hanno avanzato il ricorso, la Sierra Club e la Southern Border Communities Coalition «manchino di un valido meccanismo legale per imporre rispettare alcune importanti clausole violate presumibilmente dai funzionari di Trump». Per questo motivo il processo che sta portando avanti il procuratore generale della California Xavier Becerra, colui che guida la coalizione di 20 stati, potrebbe creare qualche grattacapo in più. Tra le principali controversie che il togato californiano porta avanti, infatti, c’è proprio il divieto di spendere fondi precedentemente negati dal Congresso. Il Presidente Trump ha interpretato questa sentenza come una grande vittoria per la sua Amministrazione. In generale il presidente degli Stati Uniti può vantare una serie di risultati tra cui l’aver ottenuto dal Messico il dispiegamento di maggiori unità di forze dell’ordine ai confini con il Guatemala, una misura che ha fatto calare del 28 percento gli arresti ai confini. Trump ha inoltre firmato un accordo con il presidente guatemalteco Jimmy Morales per bloccare molti migranti centroamericani diretti negli Stati Uniti, soprattutto da Honduras ed El Salvador, ricevendo la promessa che il Guatemala si sarebbe attivato per far richiedere asilo in Guatemala ai migranti.

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