Politica

Marco Travaglio contro Paragone e i grillini che scoprono che Di Maio è cattivo

Oggi Marco Travaglio se la prende con i grillini che prima si sono fatti portare il Parlamento da Luigi Di Maio e dopo, soltanto dopo, hanno scoperto che il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle è cattivo

Oggi Marco Travaglio se la prende con i grillini che prima si sono fatti portare il Parlamento da Luigi Di Maio e dopo, soltanto dopo, hanno scoperto che il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle è cattivo. Si tratta di una tipologia di grillino molto comune e che comprende un’ampia casistica: da Ivan Della Valle che prima si tiene i soldi che aveva promesso di restituire e poi scopre che il M5S è crudele al nientemeno che professore di diritto Ugo Grassi, che da candidato dice che il vincolo di mandato non è poi così male e da eletto sostiene che no:

Un po’come il prode capitano Gregorio De Falco, altro indipendente eletto col M5S, poi passato al gruppo misto e firmatario ad agosto della mozione Sì Tav della Bonino, come se avesse scoperto solo allora che i 5Stelle sono No Tav. O come Gianluigi Paragone, che scopre con alti lai la politica delle alleanze annunciata da Di Maio addirittura nel 2017 e non aveva mosso un sopracciglio nel 2018 quando fu offerto un contratto al Pd prima che alla Lega.

Per non parlare dei grillini che ora tuonano contro la piattaforma Rousseau, cui devono l’elezione. O contro il capo politico, come se lo eleggessero loro e non gli iscritti, che hanno plebiscitato Di Maio due volte in due anni. O contro le intese col Pd per il governo e per l’Umbria, come se la prima non fosse stata approvata all’unanimità dai gruppi parlamentari e dall’80% degli iscritti e la seconda dal 60%. Chi scrive non s’è mai iscritto neppure a una bocciofila perché già fatica a rispettare il Codice penale e quello della strada, e non sopporta altre regole.

gianluigi paragone dimissioni - 4

Ma chi s’iscrive a una bocciofila, un club, un circolo, un movimento, un partito, ne accetta le regole. Se poi cambia idea, dovrebbe fare mea culpasul proprio petto, non su quello altrui; e rinunciare ai soldi e ai privilegi che, grazie a quelle regole, ha accumulato. C’è però una lezione anche per chi quelle regole le scrive. Si possono aprire le porte agli esponenti della società civile, poi si può minacciarli con tutte le multe perché non voltino gabbana. Ma resta un problema insormontabile: i candidati saranno sempre italiani.

Leggi anche: Anche il M5S ha approvato a sua insaputa il reddito di cittadinanza agli ex terroristi