Opinioni

Anche il M5S ha approvato a sua insaputa il reddito di cittadinanza agli ex terroristi

Nei giorni scorsi abbiamo spiegato che il reddito di cittadinanza all’ex brigatista Federica Saraceni è frutto di regole e norme approvate dalla Lega e dal MoVimento 5 Stelle tra dicembre e aprile, correttamente interpretate dall’INPS. Se adesso ci si è accorti che non funzionano, si possono cambiare. Di certo non si può incolpare qualcun altro per le cose che fa la politica. Per questo fa ridere che la Lega, che ha approvato (a sua insaputa) il reddito ai terroristi, oggi si lamenti di norme che ha scritto e approvato prima con i suoi rappresentanti al governo e poi con i suoi eletti in Parlamento. Ma siccome l’audacia e lo sprezzo del ridicolo sono una cifra stilistica della politica italiana, ieri Luigi Di Maio ha pubblicato sulla sua pagina facebook un video-intervento nel quale ha dimostrato di non aver capito molto di quello che è successo.

Nel video Di Maio cita la vedova D’Antona e si offre di incontrarla, senza però aver capito che la donna ha spiegato che sono state le norme di Lega e M5S ad aver permesso il reddito a Saraceni. “È stata messa agli arresti domiciliari e percepisce il reddito di cittadinanza”, dice Di Maio che non ha ancora capito che la donna non è ai domiciliari perché sta scontando una misura cautelare visto che è già stata condannata, ma lo è per la detenzione domiciliare che non è stata espressamente esclusa nelle modifiche anti-Spada ideate dal M5S e dalla Lega nel marzo scorso. Quindi è normale che riceva il reddito. Poi Di Maio dice che ha sentito il ministro Bonafede con cui aveva scritto le norme sul reddito di cittadinanza, forse dimenticando che quelle più restrittive sono state invece presentate dalle relatrici della legge in commissione Dalila Nesci (M5S) ed Elena Murelli (Lega). E dice: “Noi in Italia già abbiamo impedito di accedere a reddito se sei ai domiciliari o se sei in una misura cautelare”, e fin qui tutto ok, “allo stesso modo se vale nella norma per le misure cautelari, figuriamoci dopo che una persona è stata condannata”. E questo invece è falso perché nella legge c’è scritto espressamente che il beneficio può essere chiesto, nuovamente (e quindi anche per la prima volta) se sono trascorsi dieci anni da una condanna.

articolo 3
Da: Gazzetta ufficiale

Di Maio dice “non lo possiamo permettere” ma di fatto sono le norme che ha approvato il M5S con la Lega a permetterlo. Di Maio sostiene di aver sentito Bonafede, che dice che “non c’è bisogno di una norma, ma se c’è da farla la faremo”. Ovviamente le due frasi sono in contraddizione.

reddito di cittadinanza lega

Eppure è invece piuttosto chiaro nella legge che sono stati esclusi solo i destinatari di misure cautelari, ovvero, ad esempio, quelli che si trovano agli arresti domiciliari prima che sia stata emessa una sentenza nei loro confronti. I nostri due piccoli giuristi in erba (ma di quella buona…) dovrebbero capitolare e comprendere che per cambiare questa legge c’è bisogno di una legge. Non delle loro chiacchiere che dimostrano che non capiscono nemmeno quello che propongono e approvano.

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