Politica

Lo strano caso della Toscana senza governo e la scissione in arrivo nel PD

toscani governo

Alla fine lo strano caso della Toscana senza governo scoppia davvero. L’incredibile dramma della mancanza di toscani tra le poltrone del governo Conte Bis va ad intrecciarsi con la scissione preparata dall’ex segretario e diventa un caso politico, mentre Matteo Renzi fa sapere di non aver dato lui i nomi dei prescelti alla segreteria del Partito Democratico che ha trattato con Di Maio.

Lo strano caso della Toscana senza governo e la scissione in arrivo nel PD

«Dispiace che per vendicarsi della stagione renziana il Pd abbia cancellato tutta la Toscana dai ruoli di governo», twitta Francesco Bonifazi. «Spero non sia un modo per colpire Renzi e il nostro gruppo», avverte Maria Elena Boschi. E aggiunge: «Se tornano Bersani e D’Alema ci sarà da discutere». L’europarlamentare Simona Bonafé evoca le purghe staliniste. Ma, fa sapere Giovanna Vitale su Repubblica oggi, al Nazareno cadono dalle nuvole: Renzi non ha mai indicato alcun toscano da inserire nella squadra dei sottosegretari. Ormai però il caso è scoppiato:

Sono quasi le due del mattino quando Franceschini chiama il senatore di Firenze. Gli comunica che tra viceministri e sottosegretari la sua area ne prenderà cinque. Renzi chiede chi sono: un dettaglio non indifferente vista la gran mole di aspiranti. L’altro li elenca: Scalfarotto e Ascani, espressi dalla mozione che ha sostenuto Roberto Giachetti alle primarie; Simona Malpezzi, Salvatore Margiotta e Alessia Morani di Base Riformista, la corrente guidata da Guerini e Luca Lotti. L’ex premier a quel punto protesta. Lui ne avrebbe voluti cinque a prescindere da Base Riformista, che ormai fa storia a sé. Il ministro della Cultura gli spiega che i posti sono limitati e bisogna far contenti tutti, l’unità del partito si raggiunge anche così, tanto più che sono stati proprio Giachetti e Guerini a fare quei nomi lì.

toscani governo
Vignetta da: Socialisti Gaudenti su FB

Ma Renzi si sente scavalcato: «Che mi hai cercato a fare dal momento che avete già deciso tutto? Io non ne voglio sapere niente». Franceschini si rende conto che la miscela è esplosiva. Chiama Scalfarotto: «Ma tu che vuoi fare?». Il deputato in odore di promozione prende tempo, vuole sentire Renzi che però non si fa trovare. Allora compone il numero di Giachetti, che gli dà via libera. E il quadro, faticosamente, si chiude. Ma al mattino parte la controffensiva dei renziani.

I 31 parlamentari pronti alla scissione

E mentre i renziani fanno sapere che ci sono 31 parlamentari pronti alla scissione dopo la Leopolda, la rivolta della Toscana, secondo il Corriere, servirebbe a preparare la scissione:

La rivolta toscana servirebbe a prefigurare la scissione. Gira voce che Ettore Rosato abbia fretta di costruire «gruppi separati». Per questo tutti, a Cortona, si affrettano a contestare la scissione eventuale, da Guerini ad Andrea Orlando. Che si indigna: «C’è una rimozione collettiva. Non siamo gli stessi che dicevano che bisognava fare qualsiasi cosa per mandare via Salvini?». Della serie, ora la priorità è contestare le poltrone. Ma Orlando fa un discorso alto. Spiega che «il Pd di oggi non è all’altezza delle sfide, è solo palazzo. Serve un partit oeuropeo e forse bisogna andare oltre il Pd».

Un altro casus belli sarebbe il probabile ritorno di alcuni dei fuoriusciti che hanno fondato LeU all’interno del Partito Democratico. Ma la sensazione è che molti non si rendano conto di stare scherzando con il fuoco. Renzi ha lasciato a bocca aperta e frastornati molti dei suoi fedelissimi e gran parte dei suoi fans con la svolta del governo con il MoVimento 5 Stelle, tanto che taluni hanno addirittura perso la voce (e la password di Facebook…) per un mese dopo l’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Quella che è stata definita come una grande mossa tattica avrà grosse ripercussioni strategiche anche sulla sua credibilità come alfiere dell’antipopulismo. Un’uscita come quella della Toscana non può che contribuire a peggiorare la situazione. Una scissione basata su questi argomenti, magari lasciando in piedi il governo e prefigurando un’alleanza con il Partito Democratico alle prossime elezioni politiche (peraltro obbligata) potrebbe portare ad annegare nel tatticismo. Chi oggi non se ne rende conto potrebbe presto trovarsi a dover contare i voti.

Leggi anche: Perchè Gualtieri ha ragione sulla flat tax