Politica

Il processo a Toninelli capro espiatorio della TAV

danilo toninelli ponte morandi centro commerciale - 5

C’è un colpevole perfetto nella storia della TAV ed è Danilo Toninelli. Il ministro delle Infrastrutture è sotto processo nel MoVimento 5 Stelle per la vicenda dei bandi di Telt, anche se tutto parte dalla conferenza stampa di Luigi Di Maio ieri:

L’apertura arriva dalla formula usata sui bandi: «Chiederò a Conte di non vincolare i soldi degli italiani per un’opera che si deve ridiscutere integralmente con la Francia e con l’Europa». Non dice: «Fermiamoli a ogni costo». Lascia spazio alla mediazione del premier.

Buffagni, seduto di fronte, annuisce impercettibilmente. «Il governo rischia davvero», spiega poco dopo. Ma il sottosegretario sa — come Di Maio — che far cadere l’esecutivo mentre gode di un consenso ancora alto significherebbe perdere altri voti. Un rischio che il Movimento non può permettersi.

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La controanalisi costi-benefici sulla TAV (La Repubblica, 19 febbraio 2019)

Tanto più che parte della responsabilità della crisi di queste ore è del suo ministro dei Trasporti. È chiaro all’intero vertice del M5S che Danilo Toninelli non ha gestito bene e per tempo la questione dell’avvio dei bandi. In un primo momento ha addirittura spiegato che non sarebbero stati un problema.

E per questo è finito nel mirino dei vertici, che pure pubblicamente continuano a difenderlo. Sarà così fino alle europee. Poi, in caso di rimpasto, il suo è il posto più a rischio. Sempre che quel giorno il governo sia ancora in piedi.

Ma è evidente che le leggi esistono a prescindere da Toninelli. E le sue promesse si dovrebbero misurare rispetto alla possibilità di fare quello che gli è stato chiesto. Toninelli rischia di diventare nel M5S il capro espiatorio di una situazione generata dalla convinzione di poter essere sempre i più furbi di tutti. Una convinzione tragicamente sbagliata.