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Il terzo pentito delle firme false di Palermo

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Un terzo pentito nella storia delle firme false a 5 Stelle a Palermo nel 2012. Questa volta però si tratta di un ex attivista, uno dei tanti che ha abbandonato o è stato fatto fuori dal MoVimento 5 Stelle durante la mattanza di fine 2014, quando un numero importante di attivisti venne espulso nell’isola (insieme ad altri romani e bolognesi) perché si contrapponevano agli eletti in parlamento e all’Assemblea Regionale Siciliana. Dopo Claudia La Rocca e l’attivista, anche un ex quindi testimonia su come sono andate le cose all’epoca della candidatura di Riccardo Nuti detto Il Grillo a sindaco di Palermo.

Il terzo pentito delle firme false di Palermo

Ieri infatti si parlava di altre firme false  «in parte ricopiate per errori formali, ma forse integrate prendendo a caso perfino i nomi dei condomini di un palazzo. Voce da verificare come quella di nomi con dati anagrafici e relativi documenti estratti da un database. E il fatto che allora un futuro deputato lavorasse in un negozio di telefonia stipulando contratti ad acquirenti di smartphone alimenta chiacchiere, ovviamente a rischio querela», come raccontava il Corriere della Sera. Che oggi ribadisce il clima di omertà diffusosi in questi giorni di guai siciliani:

Perché adesso nei palazzi della politica echeggia il soddisfatto sfogo sussurrato ai suoi più stretti amici dalla stessa La Rocca che non vuol parlare con i cronisti: «Non so se gli altri due hanno fatto i nomi, a me interessa che abbiamo riconosciuto il fatto storico. È un riscontro. Poi, bisognerà vedere se in questo clima di omertà i nuovi testi diranno chi altri c’era attorno al tavolo. O se si limiteranno ad ammettere la loro presenza, senza coinvolgere le persone di cui ho parlato…».
Implicito nello sfogo echeggiato fra i suoi amici il riferimento alla deputata Claudia Mannino, alla collaboratrice Samantha Busalacchi, già data in corsa a Palermo come candidata a sindaco per il 2017, e ad altri personaggi ancora nell’ombra ma non troppo. A cominciare dal candidato a sindaco del 2012, l’attuale deputato Riccardo Nuti che ieri ha chiesto di essere sentito, anche se in Procura preferiscono prima raccogliere altre testimonianze. Comprese quelle di tanti cittadini in fila per riconoscere o per negare di avere firmato i fogli di accompagnamento alle liste del 2012. Quelle a quanto pare corrette o integrate per arrivare al numero di 2 mila firme, come rivelato in Tv alle Iene dal primo accusatore, Vincenzo Pintagro. E come ripete ironico il premier Renzi: «Grillo ha detto che sono copiate. Provate a copiare una banconota da 10 euro… secondo me è reato».

claudia la rocca firme false m5s-palermo
Claudia La Rocca, unica parlamentare che ha ammesso la veridicità della storia delle firme false

C’è da segnalare che il reato sarà prescritto comunque nel 2017. Peccato che non si sia indagato a dovere nel 2013, dopo la prima segnalazione.

Gli interrogatori di ieri

Ieri pomeriggio sono stati interrogati dal procuratore Dino Petralia e dalla pm Claudia Ferrari anche Giampiero Trizzino, Giannina Ciancio e Stefano Zito, tutti colleghi di Claudia La Rocca all’Assemblea regionale, oltre a Giancarlo Cancelleri, che avrebbe spinto la parlamentare a parlare con i magistrati dopo aver saputo della questione. Intanto nel M5S siciliano rimane aperta ogni ipotesi sul dopo: “Non presentare lista alle comunali a Palermo per me è impensabile, ma questa è una mia opinione. Io la presenterei”,ha detto il deputato grillino Giancarlo Cancelleri in attesa di essere sentito dai pm che indagano sul caso delle firme false per la presentazione delle liste del M5S alle comunali del 2012. Le comunarie di palermo, comunque, restano al palo in attesa dell’evoluzione dell’indagine dal momento che anche alcuni dei potenziali candidati sarebbero coinvolti nell’inchiesta. E sulle eventuali sospensioni ed espulsioni Cancelleri ha ribadito: “Deciderà Grillo che è il garante nazionale. E già subito dopo le prime notizie sulla vicenda si è espresso chiaramente invitando, ad esempio, chiunque sapesse qualcosa sul caso a rivolgersi ai magistrati”. Questo però è contrario al regolamento appena votato dai grillini.

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