Cultura e scienze

Superquark: come hanno preso i novax il servizio di Piero Angela sui vaccini

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Dopo scie chimiche e Xylella ieri sera Superquark ha affrontato un altro scottante tema del dibattito su Internet e in Parlamento: i vaccini. Come è noto c’è chi ritiene che i vaccini siano inutili, che non servano in alcun modo a debellare le malattie che in realtà stavano già scomparendo “da sole”. Altri invece pensano che siano dannosi, che vaccinare un bambino piccolo lo esponga a gravi reazioni avverse o addirittura al rischio – inesistente – di diventare autistici.

Come sarebbe oggi  un mondo senza vaccini?

Piero Angela ha voluto affrontare l’argomento da un punto di vista diverso. Guardando a quello che ci siamo lasciati alle spalle grazie al progresso della ricerca scientifica e della medicina. Certo, c’è ancora chi su autorevoli quotidiani sostiene che grazie a Pasteur e alle sue teorie «le multinazionali del farmaco avviarono quel grande business che le fece diventare così ricche da comprarsi le banche e i governi». Ma la stragrande maggioranza degli scienziati è concorde: i vaccini hanno salvato milioni di esseri umani da malattie mortali e invalidanti, malattie come il vaiolo,  la poliomielite oppure il tetano. Piero Angela ha detto che «ci siamo abituati al fatto che facendo una piccola iniezione ci vacciniamo contro malattie che una volta erano diffusissime e terribili» da dimenticarci delle conseguenze del trovarsi esposti ad un’epidemia.

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È bene quindi «guardare indietro per capire a cosa siamo scampati» perché «si è discusso molto di vaccini negli ultimi tempi ma probabilmente non  è ben chiaro cosa ha voluto dire uscire da un mondo in cui i vaccini non c’erano». Ad esempio la peste antonina (detta anche peste di Galeno) che per 30 anni flagellò l’impero romano probabilmente è stata una pandemia di morbillo (o secondo alcuni di vaiolo).

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Negli ultimi decenni del Novecento però i vaccini hanno contribuito a debellare malattie molto gravi, come ad esempio il vaiolo. E a ridurre del tutto i casi di poliomielite nel mondo occidentale, dove la malattia è quasi del tutto scomparsa.

I novax hanno scoperto che Piero Angela è massone e pagato da Big Pharma

I vaccini sono efficaci e sicuri e salvano vite. Vite di adulti e soprattutto di neonati e bambini piccoli. È grazie ai vaccini che oggi consideriamo alcune malattie “poco gravi” o poco importanti. Eppure fino a qualche decennio fa si moriva di morbillo e gli effetti invalidanti della malattia erano più comuni. Ci sono però i soliti no/free/boh vax che se la prendono con Angela e con la sua “propaganda” a favore dei vaccini.

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I novax hanno scoperto infatti che Piero Angela è figlio di “uno dei più importanti massoni italiani del ‘900” e quindi la sua campagna a favore dei vaccini è oltremodo sospetta. Anche perché è a libro paga delle case farmaceutiche (nessuno però ha tirato fuori le fatture, forse è pagato in nero?).

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Altri si sono sentiti offesi dall’essere definiti novax (Superquark non ha parlato di novax) spiegando che così come quando “non si parla dell’omosessualità” non significa essere omofobi (trivia: lo si è) allora anche chi non  parla bene dei vaccini non può essere etichettato come “novax”. E se da un lato è legittimo avere dubbi sui vaccini, dubbi che sono stati affrontati dall’ISS e da numerosi immunologi e pediatri, dall’altro ritenere che un paio di ricerche su Google possano consentire di avere un’opinione scientificamente fondata sull’argomento è sbagliato.

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C’è infatti chi ritiene che gli studi del professor Montanari siano scienza mentre le ricerche scientifiche sui vaccini e sui loro effetti collaterali che smentiscono la pericolosità delle vaccinazioni pediatriche siano in realtà manipolate da Big Pharma.

C’è anche chi continua a raccontare ai “pierangiolesi” che tutto quello che è stato a Superquark sono frottole, perché le malattie stavano già scomparendo da sole mescolando la questione dell’immunizzazione da malattie come vaiolo (debellato proprio grazie al vaccino) e poliomielite al fatto che in alcune sperdute comunità ci siano individui che riescono a superare i cento anni di età “senza prendere alcun farmaco”. Un aspetto questo che riguarda più la genetica (e in seconda istanza lo stile di vita) che la trasmissione delle malattie per cui esistono le vaccinazioni. Anche perché se uno di quei centenari avesse contratto il vaiolo in giovane età probabilmente non saremmo qui a parlare di quanto ha vissuto a lungo.

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