La macchina del funky

Il senso di Cazzullo per lo Ius Soli

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Torniamo oggi ad occuparci di una delle rubriche più interessanti dell’anno. Le lettere al Corriere della Sera a cui risponde Aldo Cazzullo. Il giornalista del Corsera è uno che già in passato ci ha riservato parecchie soddisfazioni. E non è servito molto ai lettori per stanarlo sullo Ius Soli. Una questione che a quanto pare per Cazzullo è parecchio spinosa. Anzi, per Cazzullo lo Ius Soli è inopportuno. A fare le spese dell’irritazione del nostro è Mario Balotelli. Secondo Cazzullo infatti è colpa di Balotelli se non abbiamo ancora una legge sullo Ius Soli.

Se il Balotelli uomo fosse stato all’altezza del Balotelli calciatore, cioè si fosse comportato diversamente, forse lo ius soli sarebbe già legge dello Stato.

Ora anche il lettore meno appassionato di calcio sa bene che Balotelli non c’entra nulla con la legge che il Parlamento ha deciso di non approvare. Perché Balotelli è diventato cittadino italiano con la legge attualmente in vigore (Legge numero 91 del 5 febbraio 1992), quella che prevede che una persona nata in Italia possa ottenere la cittadinanza italiana al compimento del diciottesimo anno d’età. Ma Balotelli, che è un calciatore e non un attivista politico per Cazzullo avrebbe potuto fare di più. Ad esempio avrebbe potuto convincere gli italiani che lo Ius Soli temperato era ormai necessario. A questo punto possiamo anche dire che se Cazzullo si fosse comportato diversamente forse lo Ius Soli sarebbe già legge dello Stato.

Nel senso che a volte un personaggio simbolo può dare la spinta necessaria a un provvedimento considerato ormai maturo.

Si evince quindi che un qualsiasi calciatore italiano può comportarsi in modo bizzarro o sopra le righe (e ce ne sono stati molti, di italianissimi) senza che il suo comportamento metta in discussione alcunché. Al contrario se sei di origine ghanese non puoi, perché qualsiasi cosa tu faccia avrà effetti disastrosi sulla percezione degli stranieri da parte degli italiani. Vale la pena di ricordare che Balotelli non ha commesso alcun reato e che in ogni caso la responsabilità penale (e non solo) è individuale e non “etnica”. Chissà se Cazzullo si ricorda dei cori razzisti contro Balotelli e di quelli contro gli altri calciatori di colore.
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Ma non è solo per quello, spiega Cazzullo, che lo Ius Soli non è “opportuno”. Il motivo? «sarebbe a torto o a ragione considerato un segnale di apertura, di accoglienza; in un momento in cui i sentimenti dell’opinione pubblica, come verifico ogni giorno leggendo la posta dei lettori, sono di segno opposto». Il che è un’argomentazione che ha la stessa forza di quella “il popolo è contro le tasse, allora il governo deve smettere di far pagare le tasse”. Ovvero vale zero. Perché Cazzullo ritiene che lo Ius Soli sia legato al problema degli sbarchi mentre non è così. Perché la legge in discussione in Parlamento riguarda solo chi risiede regolarmente nel nostro Paese. E va da sé che chi sbarca dalle navi delle Ong o di Frontex non ha un permesso di soggiorno. Potrebbe avere invece diritto all’asilo politico, ma questo è un problema che Cazzullo non si pone. In ogni caso gli sbarchi di questi mesi non c’entrano nulla con i nuovi cittadini italiani dello Ius Soli. Perché è evidente che un conto è nascere e studiare in Italia un conto è arrivarci. Ma questa è una distinzione che non tutti riescono a fare.

Se poi ci danno qualche medaglia nell’atletica che i nostri figli non riescono più a vincere, tanto meglio.

Cazzullo invita a ritornare sull’argomento tra qualche mese (come se qualche mese potesse servire a risolvere una situazione come quella delle migrazioni). Ma non rinuncia nel finale a tenere accesa la fiamma (olimpica) della speranza: i nuovi italiani potrebbero farci conquistare qualche medaglia. Insomma, lo Ius Soli serve come servivano gli oriundi, ovvero a dare lustro al Paese. Poco importa di tutti gli altri, cittadini “normali” che non hanno nulla a che vedere con Balotelli o con i campioni di atletica.