La macchina del funky

Chi ha scritto il discorso di Virginia Raggi

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Ieri durante le celebrazioni per il Trattato di Roma è andato in scena, tagliato dalla RAI, il discorso di Virginia Raggi. Oggi il Corriere Roma, in un articolo a firma di Andrea Arzilli, ci racconta che il “ghost writer” della sindaca è stato Manlio Di Stefano, deputato alla Camera. Insieme a Virginia hanno scritto un discorso molto meno aggressivo di quello che si annunciava nei giorni scorsi

Per questo la bozza ha viaggiato freneticamente per giorni e giorni via mail tra il Campidoglio e Montecitorio, il testo è nato su quest’asse e ci sono voluti molti confronti prima di arrivare ad una stesura definitiva che tenesse conto della platea fatta di capi di Stato e del ruolo da ospite di Raggi. Ma che non tradisse lo spirito e i valori del Movimento. Così tra chi spingeva per una sfuriata anti Merkel e chi predicava basso profilo per timore una nuova gaffe, ha prevalso la linea della diplomazia.
Mentre la sindaca, negli ultimi giorni dall’Alpe di Siusi, leggeva e approvava sollevando di tanto in tanto alcuni rilievi. E intanto preparava i supporter via web alla sua ribalta con l’immancabile annuncio Facebook, per altro condiviso dall’ex fedelissimo Salvatore Romeo. Del resto rispetto alla prima versione buttata giù in Campidoglio, più vicina alla posizione antieuropeista M5S, il testo è stato via via edulcorato e raffinato, integrato da citazioni storiche e riferimenti tecnici forniti dai parlamentari abituati a confrontarsi con altre lingue e altre culture.


Soprattutto il passaggio del regolamento di Dublino ha segnato la svolta «governista» del Campidoglio M5S:

Nel turbinio di mail, infatti, il contenuto del discorso è andato scremandosi dei concetti più ruvidi e, forse, anche meno comprensibili per chi bazzica atmosfere internazionali e non è così addentro alla polemica tutta italiana. Alla fine in mezzo alle citazioni dei padri fondatori, ai riferimenti delle varie carte europee e alla conferma della vocazione «dal basso» come chiave di unificazione degli europei, è rimasto intatto uno degli slogan chiave del Movimento: «Nessuno deve rimanere indietro», il battito grillino della sindaca. Ma lì tutti hanno convenuto. In fondo che può dire di non essere d’accordo con Raggi?

Intanto il Messaggero riporta la storia degli imbucati della sindaca al buffet di Palazzo Chigi. Ma questa è un’altra storia.

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