Fact checking

Così Salvini usa i morti del Ponte Morandi per propaganda politica

Duro botta e risposta tra il Ministro dell’Interno e il Ministro del Lavoro che per prendere qualche voto in più non si fanno scrupoli a passare sui cadaveri degli italiani morti sul lavoro. Dimenticando che entrambi hanno votato la legge di Bilancio che taglia le risorse per la prevenzione di infortuni e incidenti sul lavoro

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«Io lavoro, porto a casa risultati, i morti in Italia sono diminuiti perché diminuiscono gli omicidi. Purtroppo sono aumentati i morti sul lavoro, ma sono sicuro che il ministro del Lavoro se si occuperà anche di questo quando avrà finito di insultare coloro che governano con lui». Così Matteo Salvini durante un comizio a Foggia ha deciso di usare i morti per fare campagna elettorale. Da una parte le vittime di omicidio dall’altra le morti bianche. I primi ricadono negli ambiti di competenza del Ministero degli Interni i secondi invece in quello del Lavoro retto da Luigi Di Maio.

Gli omicidi sono in calo da un decennio, merito di Salvini?

Certo ci vuole del pelo sullo stomaco per usare i morti come argomento per prendere voti. Ma Salvini ci ha abituato a questo ed altro. E qualcuno glielo ha lasciato fare, perché è solo per pura fortuna che quando il governo Conte ha chiuso i porti impedendo alle Ong di sbarcare in Italia i migranti soccorsi in mare qualcuno non è morto a bordo. Ma quello per la verità non è un grande problema: prima gli italiani poi gli altri. A Salvini ha subito risposto il vicepremier pentastellato: «trovo inumano che si arrivi a fare campagna elettorale su un tema come i morti sul lavoro. Fermo restando che i numeri diffusi da qualcuno sono sbagliati e che sono stato io a potenziare l’ispettorato del Lavoro».

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Salvini però fa anche dell’altro, ovvero continua ad alimentare il sentimento di preoccupazione nei confronti di un reato che – nel nostro Paese – fa registrare numeri molto bassi. L’ultimo rapporto ISTAT, pubblicato a novembre 2018 e relativo al 2017, parla di 357 omicidi pari a 0,59 omicidi per 100mila abitanti.  Il tasso registrato per l’Italia – fa sapere l’Istituto nazionale di statistica –  è più basso di quello medio dell’Unione europea (pari nel 2016 a uno per 100mila abitanti contro lo 0,7 in Italia). Più in generale il numero di omicidi in Italia è in caldo da oltre un decennio. Salvini si sta quindi intestando una vittoria che non è merito suo? Al momento non sono pubblici i dati per il 2018 (ma Salvini potrebbe averli) però vale la pena ricordare che gli unici omicidi che le politiche del Viminale possono prevenire ed evitare sono quelli commessi dalla criminalità organizzata. Difficile però che in un anno di governo Salvini sia riuscito a fare quello che ha dichiarato.

Le precisazioni di Di Maio sulle morti bianche

Da parte sua Di Maio ha risposto con un’ulteriore precisazione pubblicando sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali un comunicato dove «con rammarico precisa che, come evidenziato nel comunicato stampa dell’INAIL, l’aumento registrato nel 2018 dei morti sul lavoro è da imputarsi a eventi di morti plurime come il crollo del ponte Morandi e la strage dei braccianti di Foggia». Non è molto chiaro se secondo il Ministero il fatto che 15 dei 43 morti del Ponte Morandi siano morti sul lavoro e i 16 della strage dei braccianti di Foggia contino meno visto che sono avvenuti in due singoli eventi seppure “plurimi”.

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La verità però è un’altra. L’INAIL fa sapere che le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate nel 2018 sono state 1.133, 104 in più rispetto alle 1.029 denunciate tra gennaio e dicembre del 2017 (+10,1%). Insomma anche volendo essere “generosi” nel 2018 si sono registrati più decessi sul lavoro (da gennaio a marzo 2019 i casi sono stati 212, un dato che conferma quello del primo trimestre 2018). La giustificazione del Ministero che si è trattato di incidenti plurimi lascia il tempo che trova e non rende meno gravi quelle morti. Anche perché con lo stesso criterio si dovrebbe “togliere” dal bilancio dei caduti sul lavoro del 2017 gli 11 morti di Rigopiano o i 5 di Campofelice. Un’assurdità: perché quei morti sono morti sul lavoro come tutti gli altri. L’INAIL del resto precisa che nel corso del 2018 si sono verificati 24 incidenti plurimi, che sono costati la vita a 82 lavoratori, rispetto ai 15 incidenti plurimi del 2017, che hanno causato 42 morti.

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Al di là di questa macabra guerra di cifre tra Ministeri e alleati di governo rimane un dato di fatto: le morti sul  lavoro sono una questione che spesso fa poca notizia rispetto agli omicidi, per i quali si versano fiumi d’inchiostro e sui quali si raccolgono voti. Last but not least come dimenticare che mentre Di Maio rivendica di aver messo in campo 370 milioni di euro per la sicurezza sul lavoro il governo del Cambiamento con la legge di bilancio 2019 ha tagliato 410 milioni di euro, nel triennio 2019-2021, dalle risorse che avrebbero dovute essere destinate ai piani di investimento per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro (150 milioni solo per il 2019).

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