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Il rossobrunismo che vota Marine Le Pen

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Come ampiamente previsto dai sondaggi Marine Le Pen si giocherà al ballottaggio la possibilità di essere eletta Presidente della Repubblica francese. Lo farà contro Emmanuel Macron, il che era previsto, ma non troppo. Il dilemma che ora si para dinnanzi agli elettori francesi è il seguente: votare Le Pen o votare Macron? Come già accaduto in passato con il padre di Marine, Jean-Marie, Macron spera che gli elettori degli altri partiti scelgano lui. Ma c’è un problema perché l’ex ministro dell’economia è visto come membro dell’establishment e della “casta”.

Rossobruni e Marine

La Le Pen invece, ha impostato tutta la sua campagna elettorale “in nome del Popolo” e contro le élite. Che siano quelle finanziarie, europee o del mondialismo poco importa. Il Front National infatti deve puntare ad ampliare il più possibile la platea dei suoi elettori. E come sappiamo il fronte no-euro è ampio e trasversale. Per questo motivo Jean-Luc Mélenchon, il candidato della sinistra radicale che al primo turno ha conquistato poco meno del 20% dei voti, ha deciso di non voler dare indicazioni ai suoi elettori. Anzi: Mélenchon ha deciso di indire una consultazione online per stabilire la posizione di France Insoumise al ballottaggio. Perché è evidente che tra Macron e Le Pen non c’è alcuna differenza.
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Eppure per un elettore di sinistra dovrebbe essere chiaro che un partito fondato da un negazionista dell’Olocausto che ultimamente si è attestato su posizioni anti-islamiche e xenofobe non è la scelta giusta. Ma la Le Pen piace perché è nazionalista, proprio come Mélenechon, e per le sue posizioni critiche nei confronti dell’euro e dell’Unione Europea. Insomma la logica è molto semplice: il nemico del mio nemico è mio amico. E così la Le Pen finisce per essere “il male minore”. Una certa sinistra, francese e non, preferisce puntare l’attenzione sulla lotta contro il capitalismo piuttosto che il neofascismo lepenista, accuratamente occultato sbattendo fuori dal partito il padre.

A chi piace Marine Le Pen anti-sistema

Lo slogan elettorale della Le Pen è “Au nom du Peuple”, quello di Mélenechon “La force du Peuple”, dettagli che ci aiutano a capire perché la sinistra radicale faccia fatica a schierarsi con Macron. Il che però non vuol dire che i due schieramenti siano uguali. Sembra che il 20% degli elettori di France Insoumise sia pronto a votare per il candidato di En Marche! mentre il Front National raccoglie il consenso dell’economista Jacques Sapir.  Ieri su Twitter Sapir parlava del “fronte repubblicano” – ovvero della coalizione di forze anti lepeniste – come un “mito conservatore di un’indecenza assoluta“.
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Sapir ipotizza anche che al primo turno abbiamo assistito ad una vittoria culturale delle “forze sovraniste”. I cinque candidati no-euro (Asselineau, Cheminade, Dupont-Aignan, Le Pen e Mélenchon) hanno conquistato complessivamente il 47% dei voti. Il che però vuol dire che la maggioranza dei francesi non ha votato le forze sovraniste. Le quali a loro volta, visti gli scarsi risultati degli altri candidati, si ridicono a Front National e France Insoumise.

Quelli affascinati dal fascismo di Marine Le Pen

In Italia tra i principali interpreti del rossobrunismo c’è il filosofo televisivo Diego Fusaro. Quando non è in televisione Fusaro predica su Facebook a favore della Le Pen. La candidata del FN è l’unica tra i due a difendere i diritti delle classi subalterne dall’attacco dell’élite “apolide e sradicata” al servizio dell’oligarchia del capitale.
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Per Fusaro le sinistre (quindi anche i socialisti di Hamon) non devono appoggiare l’ultraliberista e mondialista Macron in nome di una stantia idea di antifascismo. Perché secondo Fusaro l’antifascismo non ha più ragion d’essere dal momento che il fascismo non esiste più. Marine Le Pen è quindi l’unica che si schiera a difesa del popolo e dei lavoratori.
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Non bisogna dimenticare che a sinistra come a destra i Rothschild e il mondialismo fanno paura. Sorprende quindi il fervente collaborazionismo di certa sinistra nei confronti di una candidata che va predicando la vecchia teoria dello scontro di civiltà con l’Islam. Che – lungi dall’essere una donna di popolo – non ha praticamente lavorato in vita sua. Una “donna del popolo” che fino a qualche anno fa viveva in un castello donato da un facoltoso militante del FN che lascio in eredità anche parecchi milioni. È stato proprio grazie a quel lascito milionario che il Front National è riuscito a diventare quello che è oggi. Perché anche i partiti anti-sistema affondano le loro radici nel capitale.
 
 
Foto copertina via Facebook.com