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Quello che non torna nelle parole di Rosa Capuozzo

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Continua l’appassionante storia del Comune di Quarto Flegreo, guidato per il MoVimento 5 Stelle dal sindaco Rosa Capuozzo e a rischio di scioglimento per infiltrazioni mafiose. La vicenda nasce in seguito alle intercettazioni del consigliere (ora espulso) del MoVimento Giovanni De Robbio, il quale si sarebbe adoperato, secondo gli inquirenti, per far convergere sui Cinquestelle i voti della Camorra. In un’intercettazione pubblicata da Repubblica si sente il figlio di Alfonso Cesarano (imprenditore legato al clan dei Polverino) raccomandare di votare M5S: «Anche le vecchie di ottant’anni devono mettere la X sul Movimento Cinque Stelle: è la cosa fondamentale».

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Giovanni De Robbio, ex consigliere del MoVimento 5 Stelle a Quarto

Le due versioni di Rosa Capuozzo sulle minacce di De Robbio

Referente politico dei clan sarebbe stato proprio De Robbio il recordman delle preferenze alle amministrative (e presidente della Commissione Urbanistica), che è attualmente sotto inchiesta con l’accusa di voto di scambio aggravato dalla finalità mafiosa e tentata estorsione ai danni del sindaco Capuozzo. Secondo il Pm Henry John Woodcock, che guida l’indagine, in particolare De Robbio avrebbe agevolato attraverso richieste di assunzioni e nomine il clan camorristico dei Polverino. Sentita dagli inquirenti riguardo la questione della tentata estorsione la Capuozzo ha più volte cambiato versione. In una dichiarazione rilasciata il 21 dicembre aveva negato qualsiasi ipotesi di ricatto. E si capisce il  motivo dal momento che l’omessa denuncia di un tentativo di costituisce un reato penale. Secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano nella dichiarazione resa il 21 il sindaco disse che:

A inizio ottobre De Robbio venne a trovarmi a casa, mi mostrò una foto aerea – non molto chiara – di casa mia sul suo cellulare. Mi disse che c’era un problema urbanistico riguardante la mia abitazione, ma che dovevo stare tranquilla perché dovevo essere meno aggressiva, non dovevo scalciare, dovevo essere più tranquilla con il territorio. Non so dire con certezza se sia la stessa pubblicata poi sul giornale, non era molto chiara… Si presentò poi una seconda volta presso il mio ufficio insieme a un geometra di cui non ricordo il nome. De Robbio fece uscire le persone dalla stanza affermando che doveva tenere una conversazione privata. Rimasti soli, io lui e il geometra, mi disse che il geometra aveva la mia foto nella sua cassaforte, mi spiegò che era una persona molto capace e che poteva essere incaricato della gestione dei condoni edilizi come consulente esterno”. Ma fu o meno ricatto? Ecco la prima versione della Capuozzo: “Preciso che sebbene abbia riferito queste parole non fece alcuna pressione, né ci fu un collegamento diretto da parte sua delle due questioni, ovvero del possesso della foto di casa mia da parte del geometra e del relativo incarico di consulente da assegnare

Il 22 dicembre però la Capuozzo si ricorda il nome geometra (Giulio Intemerato) e di fatto ammette di aver subito un ricatto dichiarando di essersi sentita intimorita:

Quando De Robbio mi diceva che non dovevo ‘essere aggressiva con il territorio’, intendevo dire che De Robbio pretendeva che io lo coinvolgessi nelle scelte dei capo settori e degli assessori, non condivideva che li avessi scelti da sola per giunta individuando persone estranee a Quarto. Lui pretendeva di essere coinvolto nella predisposizione del piano regolatore. Io ho capito che ci sono interessi enormi. È evidente che il De Robbio facendomi vedere le foto della casa di mio marito intendeva “controllarmi ”, in questo senso anche io stessa ho usato il termine “ricatto ”… ho percepito fino in fondo la sua intimidazione… ero davvero esasperata… avevo paura che potesse arrivare alle mani.

Le foto della casa sarebbero state mostrate perché l’edificio sarebbe al centro di una questione riguardante un presunto abuso edilizio rispetto al quale a novembre aveva iniziato a circolare, in maniera assai misteriosa, un “dossier” di dieci pagine che – secondo le opposizioni – riguarda proprio i presunti abusi non condonabili perché commessi in una data incompatibile con quanto previsto dal condono edilizio del governo Berlusconi. A sostegno di quanto scritto nel dossier ci sarebbero anche foto aeree che documenterebbero l’evoluzione dei lavori nello stabile di proprietà del marito di Rosa Capuozzo.

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La foto aerea che documenta i lavoro nell’abitazione della sindaco di Quarto Rosa Capuozzo (via Youtube.com)

È interessante notare che dall’indagine inoltre emerge come la gestione della pratica e la redazione del certificato di idoneità statica siano state affidate all’Ing. Rosario Altomonte di Marano. Altomonte è attualmente indagato per concorso con il clan Polverino (lo stesso che sarebbe stato favorito dai buoni uffici del consigliere De Robbio) per la realizzazione di opere edilizie abusive, abuso d’ufficio e falsità ideologica e materiale aggravata da finalità mafiose nell’area di Marano e di Quarto. Ieri la Capuozzo ha cambiato versione per la terza volta, dicendo di non aver ricevuto minacce «sia sulla nomina di assessori di fiducia, sia per favorire imprese di amici nell’assegnazione dello stadio, sia per assumere in Comune sue persone. Con De Robbio solo divergenze politiche». Nel frattempo lo staff del gruppo M5S al Senato, intervenendo in difesa della sindaco di Quarto ha pubblicato una nota dal titolo “Il sindaco ha respinto tutte le pressioni” che lascerebbe intendere che quindi pressioni ce ne sono state, ma probabilmente lo staff intende quelle riguardo la nomina di De Robbio a Presidente del Consiglio Comunale (in qualità di candidato più votato), nomina che la sindaco ha respinto.
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I dettagli dell’espulsione di De Robbio dal MoVimento

C’è però dell’altro di poco chiaro in questa vicenda. In un post su Facebook pubblicato il 24 dicembre la Capuozzo dice che De Robbio è stato espulso dal partito di Grillo dieci giorni prima, ovvero il 14 dicembre. Le motivazioni dell’espulsione riferite dal sindaco riguardano il fatto che l’azione politica di De Robbio non fosse in linea col programma, anzi di averlo ostacolato. Nessuna menzione riguardo l’inchiesta giudiziaria a carico dell’ex-consigliere pentastellato. La tesi della Capuozzo è che la procedura d’espulsione sia stata avviata indipendentemente e precedentemente dalla convocazione della Capuozzo per testimoniare nel merito del tentativo di estorsione. Il Fatto Quotidiano riferisce però che – da fonti interne alla Procura – emergerebbe che il sindaco sarebbe stata sentita dagli inquirenti prima del 14 dicembre. In sostanza quindi la Capuozzo sarebbe stata a conoscenza delle indagini a carico di De Robbio già da prima dell’avvio della procedura di espulsione dal MoVimento. Del resto già in occasione della pubblicazione del dossier sull’abitazione del marito della Capuozzo il sindaco si era presentata dai Carabinieri per sporgere denuncia, in un post su Facebook (pubblicato anche sul Blog di Beppe Grillo) all’epoca dell’uscita del plico la Capuozzo si era difesa così annunciando di essersi già presentata dai carabinieri:

Da giorni circola un plico di documenti, inviato ai consiglieri di opposizione di Quarto, su un presunto abuso edilizio che, seppur parzialmente, mi riguarderebbe. Io stessa sono venuta in possesso di questo “incartamento” contenente una lunghissima serie di illazioni, affermazioni infamanti e calunnie a profusione. La prima cosa che ho fatto è stata di presentarmi io stessa dai carabinieri per chiedere loro di compiere tutti gli accertamenti del caso nel più breve tempo possibile. Non a caso, infatti, già lunedì 2 novembre una squadra di tecnici è venuta a fare un sopralluogo e ha eseguito tutte le misurazioni del caso sugli immobili messi, forse troppo velocemente, sotto accusa. Le risultanze di queste indagini tecniche le pubblicherò, immediatamente, on-line appena disponibili.

Dal momento che è palese che le carte di quel plico fossero uscite dagli uffici comunali, possibile che a farle uscire sia stato proprio quel geometra assieme al quale De Robbio aveva fatto visita al sindaco durante il – presunto – tentativo di estorsione? Nell’occasione di quella visita ai carabinieri però pare che la Capuozzo non abbia fatto alcuna menzione del tentativo di estorsione, ammesso solo il 22 dicembre. Se il sindaco fosse stata a conoscenza del ricatto e avesse omesso di denunciarlo le cose per lei potrebbero prendere una piega ben più seria.

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Saviano profeta e visionario

Per concludere ecco cosa scriveva Roberto Saviano sulla pagina Facebook gestita da Roberto Saviano all’indomani dell’elezione dei candidati a 5 stelle a Gela e a Quarto. A Gela sappiamo come sono andate le cose, con il sindaco Domenico Messinese già fuori dal MoVimento, a Quarto invece ora spunta fuori l’inchiesta sul voto di scambio. Per fortuna che Roberto Saviano ha il polso della situazione sul territorio.