Opinioni

Come è (curiosamente) cambiato il programma del M5S per l’Europa

Il MoVimento 5 Stelle ha delle idee, ma se non vi piacciono ne ha delle altre. Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera oggi confronta il programma del M5S per l’Europa che risale al 2014 e quello presentato ieri da Luigi Di Maio, cogliendo alcune “piccole” differenze. Cinque anni fa il M5S prometteva un referendum sull’euro (anche se Laura Castelli non sapeva come avrebbe votato) e nella versione del 2019 quell’argomento è scomparso. Sarà perché la crisi dello spread innescata dalla bozza di contratto Lega-M5S ha insegnato qualcosa?

E non è l’unica modifica: se per il voto del 2014 si parlava di abolizione del fiscal compact, del vincolo di bilancio e di adozione degli eurobond, ora si guarda a nuovi strumenti: più poteri al parlamento europeo e cambiare il mandato della Banca centrale europea. E non solo:

Il cavallo di battaglia, guarda caso, è il salario minimo, che diventa il punto di snodo su due tavoli sia a livello italiano sia, in prospettiva, a Bruxelles. «Stop alle delocalizzazioni, la manodopera deve avere lo stesso costo in tutta l’Unione Europea», dice il capo politico del Movimento. Un discorso che suona lontano dai finanziamenti proposti per le attività agricole e per l’allevamento, quinto punto all’epocadello sbarco in Europa.

programma m5s europa

Ma è la stessa geopolitica europea ad essere cambiata: nel 2014 con la crisi Beppe Grillo incitava a fare asse con i Paesi mediterranei per una politica comune (punto 3 del programma), ora l’asse comune che il Movimento cerca è quello per l’immigrazione, con una «politica migratoria europea comune per i rimpatri e la redistribuzione obbligatoria dei migranti».

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