Opinioni

Quanto ci è costato lo scherzetto della bozza di contratto Lega-M5S

Va bene che non bisogna sottomettersi alla dittatura dello spread, ma un Paese con oltre 2mila miliardi di debiti pubblici, sui mercati finanziari ci deve pur stare, spiega oggi Morya Longo sul Sole 24 Ore per introdurre il conto di quanto ci è costato, senza essere nemmeno in carica, il governo Lega-M5S a causa della bozza di contratto che conteneva l’ipotesi di voto sull’uscita dall’euro e la richiesta alla BCE di cancellare 250 miliardi di obbligazioni in pancia alla Banca d’Italia. Due scherzetti puntualmente rimangiati il giorno dopo ma che hanno causato un conto extra di 92 milioni da pagare: le conseguenti turbolenze hanno fatto alzare la cedola minima allo 0,55%.

Non che sia stato un collocamento semplice. Perché mercoledì (il terzo e ultimo giorno riservato alle richieste del pubblico retail) sul mercato secondario italiano è tornata un po’ di tensione, dopo che sono iniziate a circolare le prime bozze (in parte smentite) sul contratto di governo elaborato da Lega e Movimento 5 Stelle.

Alcuni riferimenti anti-europeisti hanno preoccupato gli investitori alimentando la speculazione sul debito pubblico, nonostante sia ancora “coperto” dal quantitative easing della Banca centrale europea (al momento fino a settembre).

contratto di governo lega-m5s 1
Il Sole 24 Ore, 18 maggio 2018

Per tutta risposta i rendimenti sono balzati su tutte le scadenze: il BTp a 10 anni è salito ampiamente sopra il 2% mentre quello a 8 anni (la stessa durata del BTp Italia) si è portato a ridosso dell’1,7%, 35 punti base in più rispetto a una settimana prima e oltre 20 punti rispetto all’11 maggio, quando il Tesoro ha comunicato per il nuovo BTp un tasso minimo reale dello 0,4%.

La turbolenza sul mercato secondario però potrebbe, numeri alla mano, aver causato qualche effetto collaterale frenando il pubblico retail nell’ultimo giorno. Se infatti la domanda dei piccoli risparmiatori nelle prime due sedute è stata pari a 3,3 miliardi, nel terzo giorno (proprio mentre sul secondario si intensificavano le vendite sui titoli di Stato impennandone i rendimenti) le richieste sono calate a 333 milioni.

Il Tesoro al termine dell’emissione ha alzato di 15 punti base il tasso minimo reale (a cui aggiungere poi di volta in volta l’inflazione italiana per arrivare al tasso finale nominale) portandolo allo 0,55%. I 15 punti base in più di ieri – che certo tutelano i risparmiatori perché adeguano il BTp Italia alle mutate condizioni di mercato delle ultime sedute – costeranno però alle casse dello Stato (e indirettamente ai contribuenti) circa 92 milioni. Non una gran cifra, ma l’appetito vien mangiando.

Leggi sull’argomento: Contratto Lega-M5S, il MoVimento diventa Nì-TAV