Economia

Lo scherzetto che l’UE sta preparando all’Italia

La Commissione potrebbe muoversi già a novembre facendo leva sui dati del 2017. Questo porterebbe a una sanzione senza precedenti contro l’Italia. E accenderebbe la miccia di uno scontro in cui il più debole ha tutto da perdere

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Le due lettere inviate dall’Unione Europea al governo italiano sono la prova che la Commissione potrebbe aprire una procedura contro Roma per disavanzo eccessivo prima del previsto, ovvero già a novembre invece che ad aprile-maggio, come si pronosticava nelle scorse settimane. La Manovra del Popolo potrebbe finire sotto inchiesta molto prima delle elezioni europee, e questo non può che riverberarsi sui piani di MoVimento 5 Stelle e Lega.

Lo scherzetto che l’UE sta preparando all’Italia

Quindi invece di attendere l’aprile del 2019 per lanciare una procedura per il disavanzo eccessivo, rinviando così le sanzioni al semestre successivo, la Commissione Europea potrebbe muoversi intorno alla metà di novembre, visto che la deadline per la risposta ai rilievi UE per il ministero dell’Economia e delle Finanze è fissata il 13, quando scadrà il termine dato dalla stessa Commissione. La lettera inviata il 29 ottobre infatti scrive che “L’Italia ha notificato a Eurostat un debito lordo delle amministrazioni pubbliche per il 2017 pari al 131,2% del PIL, confermando così che l’Italia non ha compiuto progressi sufficienti verso il rispetto del parametro di riferimento relativo all’adeguamento del rapporto debito/PIL nel 2017. Il DPB 2019 prevede una leggera diminuzione del rapporto debito/PIL dal 131,2% del PIL nel 2017 al 130,9% nel 2018 e al 130,0% nel 2019. La diminuzione del rapporto debito/PIL è poi attesa continuare, fino al 126,7% del PIL nel 2021″. Quindi l’Italia, secondo la commissione, non soddisfa il parametro del debito/PIL sia nel 2018 che nel 2019.

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I numeri della manovra Lega-M5S (Corriere della Sera, 9 ottobre 2018)

Quindi la procedura potrebbe essere attivata quest’anno a causa dei piani fiscali per il prossimo anno in base ai dati dell’anno precedente. Come scrive Jérémie Cohen Setton su un blog del Peterson Institute for International Economics (PIIE) la Commissione potrebbe sollecitare l’inizio della procedura nel momento in cui pubblicherà le sue previsioni d’autunno. E questo avrebbe un riverbero anche sulle sanzioni.

Procedura di disavanzo in anticipo: le sanzioni potrebbero arrivare prima

Perché se è vera la premessa, è vera anche la conclusione del ragionamento: invece che entrare in vigore a metà 2019, le sanzioni potrebbero arrivare molto prima. La Commissione può infatti raccomandare una sanzione immediata se individua una non conformità particolarmente grave con le regole del patto di stabilità e crescita. Questa sanzione assumerebbe la forma di un deposito infruttifero da presentare alla Commissione. La decisione può essere adottata se il Consiglio non decide di respingere la raccomandazione della Commissione con un voto a maggioranza qualificata. Ma vista la posizione presa da molti degli alleati di Salvini sulla questione del deficit (ad esempio l’Austria) è estremamente difficile che il governo italiano riesca a racimolare i voti necessari per fermare la procedura.

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L’impatto macroeconomico della manovra (Il Sole 24 Ore, 10 ottobre 2018)

Una sanzione immediata imposta così rapidamente sarebbe senza precedenti ma è possibile secondo le regole dell’Unione. Un rifiuto da parte dell’Italia di cambiare la Manovra del Popolo, che a quanto pare Tria e Conte hanno già messo in conto, costituirebbe così il motivo scatenante per muovere la CE verso la sanzione immediata. L’Italia sarebbe a quel punto invitata a effettuare un deposito non fruttifero pari allo 0,2% del Prodotto interno lordo (3,5 miliardi di euro). E così si accenderebbe la miccia di uno scontro nel quale tutti hanno qualcosa da perdere, ma qualcuno ha da perdere più degli altri. Il più debole, ovviamente.

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