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Procedura d’infrazione, cosa succede se non paghiamo la multa dell’Europa

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Claudio Tito su Repubblica racconta oggi che nelle more della procedura d’infrazione che l’Italia si prepara a dover affrontare per la Manovra del Popolo e gli sforamenti del deficit c’è una strategia suggerita dai leghisti: quella di non pagare l’eventuale multa che la Commissione Europea si prepara a comminare. La strategia si fonda su un baco piuttosto evidente nella legislazione europea, proprio a proposito delle sanzioni:

Il negoziato tra il presidente del consiglio Conte e i vertici di Bruxelles, infatti, può sfociare in una procedura d’infrazione. Se l’esecutivo italiano non cambiasse la legge di Bilancio – e in sostanza ha già annunciato che non intende cambiarla – la reazione europea consisterebbe appunto nel sottoporre l’Italia alla procedura d’infrazione.

Che contempla due tipi di penalità successive: in una prima fase si costituisce un fondo infruttifero nel quale versare una multa che ammonta tra lo 0,2 per cento e lo 0,5 per cento del Pil. Ossia tra tre e sette miliardi di euro. Se poi si persiste nel non sistemare i conti, viene comminata un’ammenda pari alla cifra bloccata nel fondo. Ed è proprio in questa fase che si è inserito il “baco” delle procedure. In tutti i regolamenti, infatti, non è prevista alcuna clausola nel caso in cui il Paese sottoposto a quella procedura opponga un rifiuto.

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La procedura per infrazione della commissione europea (Il Messaggero, 24 ottobre 2018)

Se, dunque, banalmente l’Italia rigettasse l’invito a istituire il fondo infruttifero e poi a pagare quei miliardi, la Commissione non saprebbe come rispondere:

Non esistono meccanismi coercitivi, di “enforcement”, in grado di obbligare uno degli Stati membri dell’Ue a rispettare quei provvedimenti. Non esiste, ovviamente, nemmeno la possibilità di “espellere” un membro dall’Unione né dalla moneta unica. Ci sarebbe un rinvio alla Corte di giustizia che però si ritroverebbe nella medesima condizione.

Soprattutto per un Paese il cui saldo tra versamenti all’Ue e contributi ricevuti risulta negativo. Il nodo è che non si contempla la possibilità o l’obbligo di recesso dal progetto monetario europeo. Il tutto è complicato dal fatto che la procedura avviata nei giorni scorsi con la lettera di Bruxelles non ha precedenti.

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