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Il pogrom dei renziani che vogliono cacciare dal PD Cuperlo, Emiliano e i “dissidenti”

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Il tono di blu è lo stesso del “Blue Screen of Death”, da sempre terrore degli utenti Windows. Il messaggio è altrettanto minaccioso: il PD deve espellere esponenti come Gianni Cuperlo Michele Emiliano “per le reiterate violazioni dello statuto e del codice etico”. La cosa, scrive l’autore del comunicato firmato dal gruppo Facebook di stretta osservanza renziana PDavvero, “riguarda in modo preventivo tutti i fuoriusciti”. Inizia così, per il momento solo via Internet, l’era del Terrore renziano. Quello portato avanti dagli elettori del Partito di Renzi che evidentemente fanno fatica ad accettare la sconfitta e chiedono la testa di chi critica l’ex segretario e non appartiene alla sua corrente.

La guerriglia dei renziani per bonificare il PD da dissidenti e fuoriusciti

PDavvero è un gruppo Facebook da poco meno di duemilacinquecento iscritti associato all’omonima pagina Facebook che conta appena 243 like. Numeri davvero piccolissimi su Internet e ancora meno pesanti fuori dalla Rete. Eppure l’invito a tutti gli iscritti ad inviare al Comitato di Garanzia Nazionale la richiesta di procedere alla cacciata di Cuperlo ed Emiliano ha fatto parecchio rumore. Il PDavvero (che è amministrato da persone che dicono di far parte della dirigenza del PD) spiega che la richiesta dovrà essere inviata “per ogni singola intervista rilasciata” in virtù del punto F del codice etico che prevede che “i mezzi di informazione possano essere utilizzati solo per attività dipartito e non per interessi personali e di corrente”.

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Il gruppo Facebook – dove si leggono messaggi d’amore a Renzi come “Noi siamo i tuoi semi ti aspettiamo” – sembra essere uno dei frutti germogliati grazie alla strategia comunicativa lanciata da pagine di orgoglio renziano come Matteo Renzi NewsAd esempio Assunta scrive “Matteo i semi che tu hai seminato aspettano te per crescere e diventare alberi! A presto!”, le fa eco Ettorina che risponde “Il PD ha bisogno di una persona dinamica precisa affidabile come Renzi”.

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Come i proverbiali soldati giapponesi rimasti a combattere nella giungla per decenni i renziani non si arrendono. Renzi è il PD e il Partito Democratico – o meglio i renziani – si identifica con Renzi. La minoranza interna può graziosamente continuare ad esistere ma – come insegna la tradizione dei partiti di stampo marxista-leninista cambogiano – meglio che non si esprima. Del resto è stato Matteo Renzi in prima persona a dare il La a questo modo di trattare i compagni di partito quando dopo la batosta delle amministrative del 2016 (quando il PD consegno Roma ai 5 Stelle) disse che non avrebbe fatto espulsioni, perché quelle le fanno gli altri: «Nel partito c’entriamo col lanciafiamme dopo il ballottaggio, lo assicuro».

L’analisi della sconfitta in chiave renziana

Anche i “semi di Matteo Renzi” nel loro piccolo si incazzano. E siamo ad anni luce dalla tradizionale analisi della sconfitta che caratterizzato le molte incarnazioni dei partiti di centrosinistra. Chi non si sente di aderire a questa epurazione, scrive candidamente Angela, che vada con LEU. A quanto pare chi rimane nel PD non vuole “dover sempre discutere di tutto”.

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Improvvisamente si scoprono vicinanze etiche e morali tra chi difende a spada tratta il Codice Etico contro chi “diffama il proprio partito davanti ad ogni taccuino, microfono o telecamera”. Per il momento il crimine è parlare con i giornalisti. Fra quanto si arriverà a mettere all’indice oltre alla libertà di parola anche la libertà di stampa?

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La cosa interessante è che non c’è alcun “punto F” del codice etico. Semmai c’è la lettera F del comma 2 dell’articolo 3 del Codice Etico del PD che prescrive che ciascun dirigente si deve impegnare ad “utilizzare i mezzi di comunicazione per favorire una informazione corretta dei cittadini sulle questioni politiche ed istituzionali”. Non c’è alcuna divieto ad utilizzare in un certo modo i mezzi di comunicazione. Quindi in primo luogo quel comunicato è basato su una bufala (e c’è da chiedersi se siano davvero iscritti al PD coloro che ci credono).

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Inoltre il comma 3 dell’articolo 4 impegna tutti gli iscritti a “favorire l’informazione ed il coinvolgimento degli aderenti e dei sostenitori nella vita del Partito, evitando che le scelte organizzative producano forme di cristallizzazione interne ed esclusioni, discriminazioni o condizionamenti, e garantendo che gli orientamenti politicoculturali contribuiscano ad una libera dialettica interna al Partito“. in questo senso sono quelli di PDavvero ad essersi posti fuori dalle regole.

Il volantino sta avvelenando il clima di approfondimento!

Il pogrom contro Cuperlo ed Emiliano non piace però a tutti. In molti hanno contestato la decisione di aizzare gli iscritti e le iscritte contro alcuni dirigenti. Claudio Marinali, segretario PD del XV Municipio a Roma e membro dell’Assemblea Nazionale, lo ha scritto chiaramente.

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Le pasionarie renziane però non ci stanno, si richiamano al regolamento (che però non parla di questa eventualità) e chiedono a gran voce l’espulsione “in qualità di iscritti”.

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Anche Grazia non ci sta: “quando ce vo’ ce vo’!” soprattutto quando si ha a che fare con persone come Emiliano e Cuperlo. Il popolo del PD (o almeno quello che su Facebook dice di essere tale) è stufo del dibattito itnerno, dei litigi. Ci vuole unità!

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Dopo la cocente sconfitta però è “ora di dire basta” fuori dal “nostro partito” persone che non ci stanno e che si comportano come bandierine. I toni della discussione si fanno così accesi che al povero Segretario del XV Municipio viene quasi il dubbio di stare parlando con dei grillini e non con gli iscritti del Partito Democratico. Quante cose può fare una sconfitta.