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Plusvalenze allegre nel calcio: il caso Gianluca Mancini

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Nel calcio, la plusvalenza misura la differenza tra prezzo di acquisto e cessione dei giocatori, iscritti nel bilancio delle società, tenendo conto del fattore “ammortamento”, che distribuisce nel tempo i costi legati al giocatore. Le plusvalenze costituiscono oggi il doping nei conti della Serie A e permettono a società che sono in difficoltà a reperire le entrate necessarie a far quadrare i conti. E anche di aprire “casi” come quello di Tello o quello di Gianluca Mancini, che oggi racconta Carlo Tecce sul Fatto: la Fiorentina, che l’ha allevato nelle giovanili, ha incassato soltanto 100.000 euro nel 2017 dal cartellino di Mancini. Gianluca era di proprietà del Perugia, ma la Viola vantava il diritto al cinquanta per cento dei ricavi dalla cessione del calciatore. Massimiliano Santopadre, il patron del Grifo, per l’appunto nel gennaio 2017, gira Mancini all’Atalanta per 200.000 euro e, dopo un paio di settimane, pure il figlio Alessandro, un portiere ancora non sbocciato, per un milione.

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Gianluca Mancini e le plusvalenze allegre (Il Fatto Quotidiano, 23 marzo 2019)

Secondo la Fiorentina il Perugia ha effettuato una vendita simulata: ha caricato il costo di Mancini su Santopadre per non dare i soldi alla società dei Della Valle, che hanno denunciato Perugia e Atalanta in Figc. Respinti dai tribunali sportivi della sezione disciplinare, adesso i Viola aspettano il secondo grado della sezione vertenze economiche e preparano il ricorso al Tar del Lazio. I Della Valle pretendono un risarcimento di 425.000 euro.

IL PROCURATORE federale Pecoraro ha deferito l’Atalanta e il Perugia, ma i giudici sportivi hanno negato la condanna perché, nonostante periti, contratti e precedenti, “non esistono criteri oggettivi e imparziali per una valutazione di mercato dei calciatori”. Ognuno li paga come gli pare e ognuno s’accorda con chi gli pare. E il calcio, forse un po’sconsolato, di sicuro più insalubre, procede a passo svelto verso il precipizio con 4 miliardi di euro di debiti e 749 milioni di plusvalenze non proprio solide nei bilanci.

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