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Perché Nadia Toffa in televisione è un dono

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Ieri, come ampiamente anticipato nelle scorse settimane, Nadia Toffa è tornata a condurre le Iene. Nei giorni scorsi la Toffa era stata protagonista di una polemica scatenata da una sua frase scritta sui social in occasione del lancio del suo libro nella quale definiva il cancro come “un dono”. In altri commenti su Twitter poi la conduttrice si era lasciata ad andare ad alcuni commenti controversi come quello sul fatto che tutti i tumori “sono uguali”.

Nadia Toffa e la sua malattia

Per una settimana la Toffa è stata vittima dell’odio sui social. Odio alimentato non solo dal suo contributo ad un programma che spesso e volentieri ha diffuso bufale e informazioni scientifiche alquanto controverse (quando non pericolose) ma da quello che ha detto sul suo cancro, sulla sua malattia. Inutile negarlo, Nadia Toffa in questi ultimi anni è stato il volto delle Iene, di quel programma che fa intrattenimento facendo malainformazione se non addirittura disinformazione. Basti pensare all’ultimo servizio della Toffa dove si parlava di un rischio Fukushima per un esperimento “segreto” che si doveva svolgere nei laboratori dell’INFN del Gran Sasso.

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Ma cosa c’entra tutto questo con la sua malattia? Niente. La Toffa nei mesi scorsi ha raccontato di essersi sottoposta ad un intervento chirurgico, alla chemioterapia e alla radioterapia. Anche nel famigerato post su Instagram dove definiva il cancro “un dono” la Iena lasciava intendere di non essere guarita. In un’intervista al Corriere della Sera di qualche giorno fa invece ha chiarito il senso della sua frase: «Ho cercato di trasformare questo accidente, che mai avrei voluto, in un’opportunità per riuscire a conviverci» ribadendo che «il cancro è una sfortuna e si batte con la chemio». La Toffa ha raccontato che per un personaggio pubblico è più difficile vivere una malattia grave come la sua.

Gli spettatori che si sono sentiti a disagio dopo aver visto Nadia Toffa

Soprattutto ha spiegato la sua personale visione sull’essere malati di cancro: «si pensa che la dignità e il rispetto si ottengano solo con il silenzio, ma non è così. I luoghi e i tempi sono diversi per tutti e vanno rispettati. Ma la normalizzazione passa attraverso anche il saperne parlare, senza sentirsi diversi». Questo non ha niente a che fare con il parere medico, è un’opinione personale, una riflessione sulla malattia e sul modo di viverla e di conviverci. C’è chi ieri ha visto le Iene show e si è sentito a disagio. Perché la conduzione della Toffa è sembrata fin da subito diversastrana, per qualcuno addirittura sopra le righe. Forse c’era chi sinceramente sperava o pensava che il suo ritorno in televisione fosse dovuto ad un miglioramento delle condizioni di salute, se non addirittura ad una guarigione.

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Altri invece non si aspettavano proprio di trovarsi di fronte ad una persona che sta ancora male. Ed è questo che a qualcuno ha dato fastidio. Perché chi ieri sera su Italia Uno si aspettava di vedere la “solita Nadia” ha avuto una bella sorpresa. C’è un’altra Nadia Toffa. Non una Nadia Toffa cattiva, e nemmeno una Nadia Toffa “redenta” sulla via della medicina evidence based. Semplicemente una persona che è affetta da una grave malattia (quanto grave non lo sappiamo davvero) e che ha deciso di mostrarsi così come è ora.

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Non è stato uno spettacolo volgare. Eppure in molti hanno accusato le Iene di cattivo gusto e la Toffa di “esibizionismo”. Augurandole di fare la convalescenza a casa e non sotto i riflettori e davanti agli occhi degli spettatori. Il pubblico alle Iene vuole vedere servizi di denuncia sul bullismo, oppure inchieste che smascherano truffatori, trafficanti, spacciatori, ladri e pedofili. A questo sono abituato. Eppure non riescono a sostenere lo sguardo di Nadia Toffa.

Quelli che dicono che Nadia Toffa è un’esibizionista

C’è chi scrive che quello di ieri sera è stato uno spettacolo di strumentalizzazione del dolore. E chissà quanti di loro guardano C’è posta per te, Chi l’ha visto?, Un giorno in pretura o sono fan delle Storie Maledette della Leosini. Per tacere di tutti quei rotocalchi televisivi dove la “gente comune” racconta le proprie sfortune e i propri drammi. Sono finte quelle storie? Non fanno forse spettacolo? Eppure solo Nadia Toffa manca di rispetto alle persone nelle sue stesse condizioni. Ma quella della Toffa non è certo la TV del dolore. È solo una persona affetta da una grave malattia che continua a fare il suo lavoro.

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Persone che di sicuro non hanno bisogno di avvocati e di essere messe sotto tutela da parenti amici che decidono di parlare per loro e li strumentalizzano per attaccare la Iena. Eppure invece che rinfacciare alla Toffa di non aver chiesto scusa in televisione per la sua frase sul cancro “dono” sarebbe bastato leggere quell’intervista al Corriere.

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«Le malattie si curano con dignità e silenzio» sentenzia una spettatrice. E magari è una di quelle che qualche giorno fa criticava la Iena perché aveva detto che pensare positivo aiuta a vivere la malattia.

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Ed è vero, vedere ieri le Iene è stato difficile perché si vedeva che Nadia Toffa è cambiata. Ma si vedeva anche che aveva voglia di essere lì. E possiamo immaginare che i medici che la stanno curando abbiano dato il loro consenso. E lo stesso ha fatto il suo datore di lavoro e i suoi colleghi, i suoi amici come li chiama lei. Eppure non basta. Perché dal momento che non è guarita Nadia Toffa non ha diritto di stare in televisione.

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Non c’è una sola ragione per non dover mandare Nadia Toffa in televisione. Chi si indigna o è a disagio ha la stessa reazione di quelli che non vorrebbero vedere malati o portatori di handicap in giro perché non riescono a sostenerne lo sguardo o la presenza, perché gli fanno schifo. Sono quelli che vorrebbero mettere i “pazzi” dietro le sbarre perché la malattia mentale mette in discussione il loro concetto di salute mentale. Eppure nessuno si è mai lamentato di essersi sentito a disagio durante una conferenza di Stephen Hawking (se non del fatto di essersi sentito ignorante, ma non è grave). Nessuno degli spettatori si è indignato quando Fabrizio Frizzi è tornato a condurre l’eredità.

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Eppure in molti sapevano che stava male. Anzi, Frizzi è diventato un esempio del modo di vivere con dignità dando tutto sé stesso al lavoro e al pubblico. Nadia Toffa non sta chiedendo pietà o di essere trattata meglio perché “poverina è malata”. Nadia Toffa semplicemente non si vuole arrendere a quello che le è successo e vuole fare quello che molti pazienti oncologici vogliono: continuare a vivere.

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