Opinioni

Su Nadia Toffa stiamo sbagliando tutti quanti

I redattori delle testate online italiane possono essere felici: hanno una settimana per potersi guadagnare la pagnotta scrivendo di Nadia Toffa e delle sue sparate sul cancro, avvenute in concomitanza della presentazione del suo libro autobiografico, basato sulla convivenza con la malattia: Fiorire d’Inverno. L’impressione, a leggervi, è quella di trovarsi di fronte a un esercito di scientisti deviati, pragmatici infervorati, divulgatori di scienza dell’ultima ora. Siete diventati tanti piccoli Burioni. Uh, come ci siamo arrivati? Nadia Toffa è un bersaglio facile, dei perché lo sappiamo già tutti. Rappresenta quell’accozzaglia di malainformazione che è Le Iene, il mondo “giornalistico” che sosteneva il metodo Stamina e altre cazzate. Ma Nadia Toffa è anche una donna che ha contratto il cancro in una delle declinazioni peggiori: quello al cervello. Avete mai conosciuto qualcuno con il lobo frontale in metastasi? Oltre alla chemioterapia, al dolore, alle operazioni, agli interminabili momenti di attesa passati negli androni degli ospedali, in attesa di un referto sempre indecidibile; oltre ad un’esistenza che si fa incauta per obbligo e non per scelta, il cancro al cervello ci mette il carico da novanta, tra cambi di personalità, mal di testa, problemi alla vista e addirittura allucinazioni sensoriali.

Di più, Nadia Toffa probabilmente, si intuisce dalle sue parole, dal cancro non è guarita definitivamente. E non guarire dal cancro al cervello (sto ipotizzando, sia chiaro) incentiva tutta quella parte di sintomatologia legata alla personalità. Nadia Toffa è una persona malata che, tramite un libro, ha detto la sua. E usando d’altronde tutte quelle frasi di rito che si dicono quando si è in mezzo alla merda. Che ne so, non avete mai avuto un nonno che vi diceva che la guerra gli è servita per imparare ad apprezzare la vita? Sì, si possono dire delle cazzate, ma dall’altra parte si possono anche comprendere. Non è che al nonno che vi dice che si stava meglio quando si stava peggio gli tirate una bastonata in faccia. Semmai, si cerca di capire e, se proprio non se ne ha voglia, si gira la testa. Una malattia, in particolare quella della quale si parla in questo articolo, ha il potere di farti cambiare radicalmente. E non è detto che sia in meglio. Consiglio, a chi ne ha voglia, di guardare Annihilation di Alex Garland, che è un film che, in un modo allucinante, riesce a raccontare la disfasia dell’esistenza chi soffre di una malattia come il tumore.

Quello che sto cercando di dire è che Nadia Toffa è una persona, oggi, come posso dirlo? In difficoltà. E fare screenshot e battute, addirittura dei meme (come nel caso di Hipster Democratici), su una persona malata, giocare sulle sue sgrammaticature che scrive Twitter, insultarla pesantemente dandole dell’ignorante, tutto questo, ecco, non vi porterà da nessuna parte. O meglio, a lei non cambierà granché, tanto la sua vita è in mano alla scienza medica e alla botta di culo. Vedere però una mandria di persone (anche apparentemente intelligenti) accanirsi su una figura del genere, beh, mi ricorda che siamo arrivati proprio alla frutta. Quello che mi preoccupa è stato leggere dei tweet di offesa nei confronti della Toffa scritti proprio da chi ha vissuto, direttamente e non, quella malattia. A volte ho l’impressione che l’internet dovrebbe fermarsi, tipo 30 minuti ogni due/tre ore, per dare la possibilità di far fiatare il nostro cervello. Dovrebbero proprio spegnere tutti i server del continente e darci il tempo di far ossigenare. Stiamo attenti, perché a fare gli stronzi alimenteremo solamente le cause perse dei vari no-vax, new age, o i vari yoga hosers del pianeta Terra.

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Diego De Angelis

Diego De Angelis è giornalista