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Italia, Malta, Germania e Francia: il patto segreto sui migranti

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Si chiama «Temporary predictive riallocation program», ovvero “Programma temporaneo e predefinito per le riallocazioni” e dovrà essere ufficialmente sottoscritto il 23 settembre a La Valletta tra Italia, Malta, Germania e Francia. Francesco Grignetti su La Stampa racconta oggi che è parte di una trattativa segreta partita il 18 luglio a Helsinki, quando a sorpresa si presentò addirittura a un vertice europeo un certo Matteo Salvini (il fatto che quel giorno in Parlamento si parlasse dei rubli da Mosca era una pura coincidenza).

Italia, Malta, Germania e Francia: il patto segreto sui migranti

Oggi sarà Giuseppe Conte a parlarne a Bruxelles con Ursula Von der Leyen prima dell’ufficializzazione, che dovrebbe avvenire tra 15 giorni al vertice dei ministri dell’Interno e della Giustizia che si terrà in Lussemburgo. Il patto segreto sui migranti si basa su questi assunti:

Il punto su cui i quattro governi hanno negoziato è un meccanismo automatico, per quote prefissate, che approfitta di un cavillo nel Regolamento di Dublino. E allora: quando ci sarà la prossima emergenza con una nave umanitaria (generalmente sono Ong francesi o tedesche), Francia e Spagna in quanto Paesi di bandiera chiederanno a Italia e Malta di fornire i loro porti come «punti sicuri di sbarco», senza che per questo italiani e maltesi dovranno farsi carico di tutto quel che segue.

porti chiusi sbarchi
Gli sbarchi da gennaio a luglio (ISPI)

Il porto sarà indicato e seguirà una prima accoglienza, ma con l’accordo che nel giro di un mese, tassativamente, tutti gli sbarcati siano accolti altrove. Per il momento, sia il governo francese, sia quello tedesco si sono impegnati a prendersi il 25% degli sbarcati. Ma per Italia e Malta non è ancora sufficiente. E perciò il programma non dovrebbe essere operativo fintanto che il 100% degli sbarcati non avrà una destinazione sicura.

L’impegno alla ricollocazione per percentuali prefissate si basa chiaramente sull’esperienza di questo ultimo anno – anche ieri, grazie alla regia di Bruxelles, i profughi a bordo della «Alan Kurdi» scenderanno a Malta e in seguito andranno altrove – ma vuole superare il caso per caso.

Con questo Programma, formalmente il regolamento è rispettato: Paese di approdo sarà là dove lo straniero è riallocato, non quello del mero scalo tecnico. Ma perché questo accordo non suoni da «via libera» soltanto alle Ong, è previsto che i partner europei siano di manica larga (sempre per percentuali prefissate) anche con chi viene salvato nell’area Sar italiana o maltese attraverso la Guardia costiera, accettando il principio che questi disgraziati puntano ad entrare in Europa, non in Italia o a Malta.

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