La macchina del funky

Patrizio Cinque torna all'attacco dei giudici

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Un anno abbondante trascorso all’ARS come collaboratore, un rapporto consolidato con Giancarlo Cancelleri e un’autosospensione dal MoVimento 5 Stelle dopo l’uscita delle intercettazioni che lo vedono pronto a chiedere uno sconto sulla sanzione che dovrebbe pagare il cognato. Per Patrizio Cinque ce n’è abbastanza per sentirsi sicuro e tornare all’attacco dei magistrati dopo la retromarcia di due giorni fa, in cui parlò di giustizia ad orologeria e poi fece dire all’ufficio stampa che il comunicato era stato emesso per errore. Ieri in Aula, racconta Repubblica Palermo, Cinque è tornato ad attaccare i pubblici ministeri:

«Questa situazione — dice in aula — è emersa soltanto perché è stata emessa una misura cautelare. Se non fosse stato trovato questo escamotage per fare emergere l’indagine in corso non se ne sarebbe parlato e magari le indagini dureranno ancora sei mesi, un anno, tre mesi. Sarà un caso che questo sia avvenuto prima del 5 novembre».
Di più: Cinque, che mercoledì si è rimangiato il commento sugli «attacchi a orologeria» anche per le pressioni del suo stesso (ex) movimento, adesso accusa la Procura («Penso che succeda solo nel nostro Stato che venga violato il segreto istruttorio di questa ordinanza e che la stampa ce l’abbia da parte della Procura») e chiede di rispettare «il normale svolgimento di una campagna elettorale che non dovrebbe farsi nelle Procure o su istanze dei pm». Toni ben distanti dalla «fiducia nella magistratura» proclamata ancora una volta più tardi con un comunicato stampa.

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Patrizio Cinque, Luigi Di Maio e Giancarlo Cancelleri qualche sera fa a Bagheria [via Facebook.com]
L’accusa nei confronti della procura è ingenerosa, perché non è detto che siano stati i PM a dare le carte alla stampa (visto che la notifica riguarda altri indagati) e perché, soprattutto, dimostra che la #trasparenzaquannocepare del Campidoglio ha passato lo stretto di Sicilia: perché il sindaco di Bagheria parla del metodo (le intercettazioni) e non del merito (quello che c’è nelle intercettazioni)? Forse perché sarebbe difficile spiegare nel merito perché la sanzione per il cognato dovesse essere ribassata e a pagare il massimo dovessero essere gli altri cittadini?

Si presenta in camicia blu, il sindaco. Parla poco più di un quarto d’ora, in un’atmosfera surreale, poi giocherella per pochi secondi col cellulare e infine lascia l’aula mentre i consiglieri comunali gli replicano: a loro, fra le proteste dell’opposizione, lancia però un avviso obliquo, «ho registrato tutti gli incontri, anche quando qualche consigliere viene nella mia stanza», ma soprattutto fa ascoltare un discorso rivolto in realtà ai dipendenti. Che resteranno al loro posto nell’ufficio Gare perché «è uno degli uffici che lavorano meglio in provincia» e che sembra voler consolare: «Non è stato bello vedere i dipendenti comunali piangere, subire quello che stanno subendo».
Perché Cinque, il burbero carismatico, è saldo al timone della macchina amministrativa. Fitti, troppo fitti secondo i detrattori, i rapporti con i dipendenti del Comune, fermissimo il comando della pattuglia grillina ridotta ormai a un’esigua maggioranza, che gli conferma la fiducia nonostante l’autosospensione.

Leggi sull’argomento: L’onesto Patrizio Cinque e le intercettazioni sulla casa del cognato a Bagheria