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Patrizio Cinque: il sindaco M5S di Bagheria rinviato a giudizio

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Piove sul bagnato per Patrizio Cinque. Il sindaco uscente di Bagheria (dove si vota per le amministrative il 28 aprile) non è stato ricandidato dal MoVimento 5 Stelle, dal quale si era autosospeso tempo fa. E ieri il Gup del tribunale di Termini Imerese ha disposto il suo rinvio a giudizio Patrizio Cinque, eletto con il Movimento 5 stelle, il suo vice Fabio Atanasio e l’ex assessore Luca Tripoli.

Patrizio Cinque: il sindaco M5S di Bagheria rinviato a giudizio

I tre sono accusati di abuso d’ufficio, stalking e lesioni personali. A dare la notizia, il sito on line Live Sicilia. Il sindaco avrebbe compiuto i reati a danno di una dirigente del Comune, Laura Picciurro, difesa dall’avvocato Giacomo Aiello. La dirigente sarebbe stata vittima di “reiterati comportamenti e provvedimenti posti in essere per finalità ritorsive e persecutorie preordinati al fine di umiliare, vessare, emarginare e penalizzare il dirigente”.

Dal marzo del 2015, la dirigente è stata oggetto di tredici contestazioni. Ladonna ha sostenuto di essere stata “mobbizzata ”e punita con la sospensione dal servizio per motivi disciplinari con contestuale sospensione dello stipendio. Un provvedimento ritenuto illegittimo già dal Tribunale del lavoro di Palermo, che condannò il Comune a reintegrare la Picciurro e a pagarle i 93mila euro di stipendi non percepiti.

Per molto tempo, come abbiamo raccontato, Patrizio Cinque è stato portato in un palmo di mano dal M5S siciliano e nazionale. Poi ad  un certo punto è passato dall’essere l’esempio della forza del partito ad essere ripudiato da Di Maio che a febbraio 2018, nel giro di pochi giorni dalla presenza di Cinque sul palco di un comizio dichiarò che «Patrizio Cinque? non è un sindaco del Movimento». Sulla pagina ufficiale del Comune Patrizio Cinque risulta ancora essere un esponente del M5S, autosospeso. Non espulso, né fuoriuscito. Cos’era successo? Il giorno prima, il 26 febbraio, la procura di Termini Imerese aveva chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di turbativa d’asta, falso, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio e omissione di atti d’ufficio.

L’ipocrisia del M5S su Patrizio Cinque e Bagheria

A ottobre 2018 il GUP aveva disposto il rinvio a giudizio del sindaco. Che a differenza di Marcello De Vito (ad oggi solo indagato) non era stato espulso dal MoVimento 5 Stelle. Né i consiglieri M5S di Bagheria hanno tolto la fiducia al sindaco che ha potuto così continuare a lavorare fino a fine mandato. Del resto anche la scelta di candidare una sua assessora è alquanto strana. Senza nulla togliere ai meriti della Aiello va infatti ricordato che i componenti della giunta sono di nomina fiduciaria del sindaco. E la giunta pentastellata di Bagheria i pezzi aveva iniziato a perderli già due anni prima, con le dimissioni di Luca Tripoli, assessore all’Urbanistica di Bagheria, dopo che le Iene avevano scoperto che viveva in una casa abusiva.

Curiosamente invece Cinque, la cui casa di famiglia sorge all’interno all’interno di un’area tutelata (e quindi abusiva) era rimasto al suo posto. Difeso dal M5S che aveva iniziato a blaterare di abusivismo di necessità  e Di Maio spiegava che «Bagheria è una città dove si abbattono le case dei mafiosi, si abbattono le ville a 150 metri dalla costa e si fa un regolamento sull’abusivismo». Peccato che nemmeno quelle case non fossero state abbattute. Le cose poi si sono fatte complicate. A livello nazionale Di Maio venne coinvolto nella storiaccia degli abusi commessi dal padre sui terreni di famiglia e spuntò fuori un simpatico condono per gli abusi ad Ischia. Cinque invece – sempre autosospeso – aveva costituito una società con una deputata M5S componente tra l’altro della Commissione Ambiente per l’acquisto (e la riqualificazione) di un ecomostro costruito proprio entro la fascia dei 150 metri dalla costa. Un immobile – rivelava il Manifesto – «sotto sanatoria per alcune parti che potrebbero essere abusive».

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