Opinioni

Patrizia Starnone: la prof di diritto che auspica “un colpo in testa” al reo (con una nota della prof in calce)

Dopo il caso di Eliana Frontini, professoressa che si è rallegrata per il carabiniere ucciso ed è stata sospesa dal MIUR, un’altra docente finisce in un pandemonio per una frase scritta su un socialnetwork. Si tratta di Patrizia Starnone, che sul suo profilo Twitter si definisce “avvocato e docente di diritto” e riguardo la foto di Natale Hjorth (ad oggi l’indagato per omicidio, lo ricordiamo, è il suo amico) bendato e ammanettato in caserma scrive: “E’ scioccante il fatto che sia stata scattata, pubblicata e che qualcuno si indigni pure dopo l’efferato crimine perpetrato contro il nostro Carabiniere. Cari agenti delle FF OO quando è necessario e non vi è altra scelta un colpo in testa al reo, come fanno in ogni altro paese”.

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L’uscita di Starnone provoca un uragano di repliche e insulti su Twitter e la docente rende privato il suo profilo lucchettandolo per evitare le repliche. Poi al Corriere della Sera replica così:

«Le mie parole sono state strumentalizzate – ha spiegato l’insegnante di Giaveno, che alle ultime comunali si è candidata con la Lega – perché io non ho fatto altro che invocare l’articolo 53 del codice penale: ovvero, quello che fa riferimento all’uso legittimo delle armi». Cioè: «Quando è in pericolo la vita di un rappresentante delle forze dell’ordine, ma potrebbe anche trattarsi di quella di un cittadino, è giusto usare le armi». Lei stessa dice di avere un carattere «passionale» e pur «con la coscienza a posto», se tornasse indietro magari sceglierebbe altri vocaboli o espressioni: «Forse userei un vocabolo meno colorito: un colpo al cuore, al petto. Ma il pensiero non cambia: io mi riferivo all’articolo 53. Conosco la legge e il rispetto per gli altri».

Il che, per carità, è anche vero. Ma parliamo della foto di Natale-Hjorth, in quel momento l’indagato era in caserma e nessun carabiniere era in pericolo di vita. Che cosa c’entra l’articolo 53?

EDIT: Da Patrizia Starnone riceviamo e pubblichiamo:

In data 29 agosto, giornata in cui sono stati celebrati i funerali del carabiniere Mario Cerciello Rega, i media, a reti unificate, hanno dato ampio spazio ad un tweet scritto dalla professoressa di Diritto Patrizia Starnone, a commento di un post di Salvini, nel finale del quale ha scritto” Cari agenti delle forze dell’ordine, quando è necessario e non vi è altra scelta, un colpo in testa al reo, come fanno in ogni altro Paese”.
Seppur in modo colorito, pare esplicito il riferimento alla scriminante di cui all’art.53 c.p. ed è altrettanto palese che quella seconda parte del tweet non si riferisce nel modo più assoluto all’immagine del ragazzo con la benda, da alcuni giornali indicato erroneamente come l’assassino, ma ad una situazione di scontro tra malviventi e forze dell’ordine, dove si concretizza la fattispecie giuridica dell’uso legittimo delle armi.
I giornalisti del Corriere della Sera e de La Repubblica che hanno contattato personalmente la professoressa, hanno potuto comprendere il significato originale del tweet, ovvero che, nella seconda parte, era riferito ai momenti concitati in cui un pubblico ufficiale, nell’adempimento del proprio servizio a tutela della collettività, rischia la propria vita, come nel caso dell’efferato omicidio del Carabiniere Cerciello.
I giornalisti hanno riportato nei propri articoli anche le dichiarazioni rilasciate dalla prof.ssa Starnone. Il problema nasce però dai titoli degli stessi articoli che, al fine di dare maggior clamore alla notizia, sono stati fuorvianti e strumentali ingenerando, soprattutto in chi ha letto il titolo e magari non l’articolo completo, una distorta percezione del tweet.
Si riporta come esempio il titolo dell’articolo pubblicato on line da La Stampa “ post shock di una professoressa Torinese sulla foto dell’assassino: “un colpo in testa al reo”, associandolo ad una immagine del complice bendato (che non è l’assassino), al quale la frase non si riferisce affatto. Ne sono riprova tutti gli ulteriori tweet, in cui la docente cerca di spiegare ulteriormente, che l’invito ad usare le armi si riferisce al momento in cui il pubblico ufficiale sia in pericolo di vita.
Altro titolo fuorviante quello di Repubblica Torino:” Un’altra prof shock: un colpo in testa all’Americano che ha ucciso il Carabiniere”, sempre in associazione alla foto del ragazzo bendato.
E’ chiara ed evidente la strumentalizzazione mediatica e politica del tweet, il sottolineare la vicinanza della docente alla Lega, il titolo shock “ un colpo in testa al reo” e la forzata ed assurda analogia delle dichiarazione della professoressa con il tweet della docente di Novara che, al contrario, offende l’onore, la dignità del Carabiniere subito dopo l’efferato omicidio e vilipende di fatto l’Arma stessa.
Essere esposti alla gogna mediatica per aver in buona sostanza invocato, in casi estremi, “quando è necessario e non vi è altra scelta” , la possibilità e il diritto per le forze dell’ordine di utilizzare in modo legittimo le armi ai sensi dell’art.53 cp, non è una “giustificazione”, ma la ratio giuridica che ha ispirato il tweet.
La docente, che ha subito in queste ore un ingiustificato linciaggio mediatico, ha già dato incarico allo Studio Legale Tizzani al fine di procedere legalmente nei confronti di tutti coloro che hanno diffamato la di lei reputazione personale e professionale.

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