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Il fallimento di Orfini e Martina alle primarie del Partito Democratico di Roma

matteo orfini andrea casu

Su Twitter ha fatto i complimenti al nuovo segretario Nicola Zingaretti ma ha anche detto “Grazie ai nostri fantastici militanti che sono ancora nei seggi per lo scrutinio. Grazie a tutti quelli che hanno votato, scrivendo una fantastica pagina di democrazia”. La pagina Facebook invece non la aggiorna dal 28 febbraio. Ma queste primarie non sono state certo le più allegre per Matteo Orfini, ex presidente del Partito Democratico e commissario a Roma nonché nemico pubblico numero uno di Ignazio Marino.

Il caso Orfini nel Partito Democratico

Il suo percorso di avvicinamento era stato piuttosto accidentato, se non altro perché con Zingaretti i rapporti non sono eccellenti e l’intervista alla vigilia delle elezioni regionali in cui diceva che per la Giunta il governatore avrebbe dovuto accettare i consigli e poi, dopo il risultato, quella in cui sosteneva che il Partito Democratico avesse vinto non per la coalizione allargata ma per le divisioni della destra. Poi c’erano state le primarie di coalizione per i municipi III e VIII, dove avevano vinto i candidati vicini a Zingaretti e lontani, lontanissimi dal commissario come Giovanni Caudo.

Oggi ci sono i conti da fare per la sua corrente dei Giovani Turchi: loro hanno sostenuto Maurizio Martina come da pronostici, ma non entrerà in Assemblea nazionale la consigliera capitolina Giulia Tempesta, vicinissima a Orfini. E rischia di non entrare nell’assise nazionale anche la consigliera regionale Valentina Grippo. Patrizia Prestipino, renziana, potrebbe entrare da parlamentare. Tutte e tre erano schierate nella lista Lazio Per Martina. Ma l’ex segretario reggente è arrivato sempre terzo, dietro Giachetti, con un’ unicaeccezione: il Municipio XII.

Orfini e Martina, un fallimento per due

Spiega ancora il quotidiano che Orfini era il grande sponsor di Maurizio Martina, che non avrà rappresentanti romani in Assemblea nazionale. I giovani turchi hanno perso la guerra nel VII e nel XII Municipio, che erano roccaforti di Martina. Perde Carlo Mazzei, il giovane e stimato anche dalla ditta di “Zinga”, segretario del municipio più popoloso di Roma che va dall’Appio Tuscolano fino a Morena. Non entra in Assemblea Francesca Biondo, nell’esecutivo del partito cittadino come responsabile Università, ricerca e società della conoscenza. Non entra l’ex sindacalista Titti Di Salvo.

Ma più che altro quello che colpisce è l’evidente reazione di rigetto nei confronti di Orfini da parte dei militanti romani del Partito Democratico. Federico Spanicciati, il giovane segretario del circolo di Donna Olimpia che secondo il Commissario andava chiuso, ha rilasciato oggi un’intervista a Repubblica Roma  in cui si è raccontato come quel circolo sia diventato uno dei simboli della vittoria di Zingaretti che in un Municipio, il XII, di stretta osservanza orfiniana (di questa zona sono diversi big che hanno sostenuto Maurizio Martina, da Claudio Mancini a Fabio Bellini a Roberto Gualtieri) ha ribaltato i rapporti di forza interni.

Nel resto della città invece ci si chiede come finirà la vicenda del segretario romano Andrea Casu, renziano eletto con risultati talmente curiosi da richiedere l’intervento di un commissario vero, e se davvero la sua poltrona traballa. Ma soprattutto bisognerà scoprire se nel caso di Orfini vale la regola dell’incapace, da lui decodificata per spiegare che la defenestrazione di Marino era dovuta al fatto che non fosse capace a risolvere i problemi di Roma. Dopo un’elezione – quella di Giachetti – andata com’è andata, il voto a Roma che ha premiato Zingaretti, la sconfitta alle primarie municipali dei candidati del partito è o non è il momento di far valere la regola anche per chi l’ha coniata?

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