La macchina del funky

Così il PD ha offerto un patto a Di Maio (che lo ha rifiutato)

maurizio martina

Una telefonata nella notte tra venerdì e sabato ha sancito il piano B per le presidenze delle Camera che prevedeva un accordo tra Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle. Da un lato del telefono c’era il reggente Maurizio Martina, dall’altro il candidato premier del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio. Ma, racconta oggi Wanda Marra sul Fatto, quella telefonata non è bastata perché il M5S aveva già stretto il patto che ha fatto saltare il centrodestra con Matteo Salvini:

“Luigi, se voi siete disponibili a votare dei candidati con noi, noi ci siamo”. Aun certo punto della notte tra venerdì e sabato, mentre sembrava che il centrodestra si rompesse, Maurizio Martina, segretario-reggente del Pd, ha fatto recapitare un messaggio simile al leader M5S. “È tardi. Siamo già d’accordo con Salvini”, ha risposto, nella sostanza, Di Maio.

Il Pd è rimasto ininfluente nell’elezione dei presidenti delle Camere. Ma quella parte del partito non renziano – che vede insieme Martina, Franceschini, Zanda, ma anche Orlando, Delrio e Gentiloni – può tornare in gioco per la formazione di un governo, rompendo l’asse che si va profilando tra Lega e Cinque Stelle con Berlusconi a fare da comparsa?

roberto fico maria elisabetta casellati

I DUBBI NEL PD non finiscono mai: i nostri saranno votati da tutti? È la prima conta post-elezioni nel partito. Alla fine, pochi problemi per entrambi: 54 per la Fedeli, 102 su 112 per Giachetti. La prossima puntata è l’elezione dei capigruppo, martedì: Renzi vuoleAndrea Marcucci a Palazzo Madama e Lorenzo Guerini a Montecitorio. Gli altri non sono d’accordo a lasciargli la scelta. A saltare potrebbe essere Guerini (in favore di Delrio), che ha delle perplessità di suo,mentre sfilare il gruppo del Senato a Renzi appare difficile.

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