Opinioni

Maura Paoli: la consigliera 5 Stelle che solidarizza con la maestra licenziata

Maura Paoli, consigliera comunale del MoVimento 5 Stelle, ha espresso la sua solidarietà a Lavinia Flavia Cassaro, l’insegnante degli scontri a Torino licenziata per avere insultato, durante un corteo contro CasaPound, i poliziotti schierati. La professoressa Cassaro è stata anche indagata dalla procura per istigazione a delinquere, oltraggio a pubblico ufficiale e minacce dopo la pubblicazione di una sua intervista su Matrix. Al termine della trasmissione Renzi, ospite in studio, chiese il licenziamento dell’insegnante e per questo Paoli la chiama “vittima sacrificata alla campagna elettorale”.

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Maura Paoli è finita a sua volta nella campagna elettorale per “colpa” di Luigi Di Maio il quale, ospite proprio a Matrix, disse che era lei era fuori dal M5S dopo che il conduttore Nicola Porro aveva mostrato una sua foto con la professoressa Cassaro. All’epoca probabilmente Di Maio scambiò la Paoli con Deborah Montalbano, a sua volta allontanatasi dal M5S.

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La foto di Maura Paoli con Lavinia Flavia Cassaro mostrata a Matrix

In realtà Maura Paoli, che qualche tempo fa aveva piantato marijuana in segno di protesta e prima ancora aveva accusato il Partito Democratico di aver “avallato” la trattativa Stato-Mafia, fa ancora parte del M5S e del suo gruppo consiliare in quel di Torino e non ci sono notizie che riguardino sanzioni nei suoi confronti da parte del MoVimento 5 Stelle. Anche il sindacato CUB Scuola ha difeso la maestra licenziata: «Che per la sola mancanza di “continenza formale” un lavoratore possa essere licenziato appare almeno strano; che poi, tra i motivi del licenziamento ci sia la “rilevante eco mediatica” che esso ha generato sembra ridicolo, poiché la vittima (in questo caso Lavinia, vittima di un giornalismo pronto a sbranare, mediaticamente, chiunque) diviene carnefice di se stesso. In conclusione, inserisce in un clima sociale in cui gli insegnanti vedono aumentare il contenzioso a loro carico in modo esponenziale, questo ennesimo caso di “democrazia autoritaria” si, assoggetta il diritto alla percezione emotiva e non esita a sacrificare un altro capro espiatorio sull’altare della “società dello spettacolo”».

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