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Matteo Renzi e il complotto per Draghi premier

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Un fantasma si aggira per i corridoi del renzismo. È il fantasma del complotto per Mario Draghi presidente del Consiglio. E a evocarlo, racconta oggi Elisa Calessi su Libero, è lo stesso Matteo Renzi.  «È evidente», è il ragionamento che, secondo Libero, “Renzi fa in questi giorni coi suoi, «che l’operazione a cui stanno lavorando è quella di arrivare a un premier tecnico». Un nuovo Monti. Come nel 2011. Potrebbe chiamarsi Mario Draghi. O Carlo Calenda. O Ignazio Visco”.

Matteo Renzi e il complotto per Draghi premier

Un complotto dei Poteri Forti che mirerebbero a un governo tecnico dopo il voto politico del 2018, è la tesi sostenuta nell’articolo. Che riporta anche alcuni virgolettati attribuiti a Matteo Renzi, oltre a disegnare uno scenario in cui il segretario del Partito Democratico verrebbe azzoppato da non meglio precisate iniziative giudiziarie – in un certo senso annunciate ieri, anche se senza contorni – di concerto con l’«establishment».

«L’operazione è quella». Per arrivarci, il primo passaggio è la demolizione della leadership di Renzi. Renderlo “inutilizzabile” per il 2018, quando, il giorno dopo le urne, il presidente Sergio Mattarella dovrà dare l’incarico a qualcuno. L’offensiva giudiziaria è un elemento decisivo: caso Consip e Banca Etruria hanno contribuito con forza ad offuscare l’immagine del giovane rottamatore. Non è ancora il colpo finale, che non tarderà ad arrivare, ma intanto hanno preparato il terreno. Il secondo passaggio, si dice nella cerchia dei renziani, è l’apertura di credito nei confronti del M5S.

matteo renzi draghi

Pezzi dell’establishment (gruppi editoriali, imprenditori, intellettuali) sembrano strizzare l’occhio al nuovo che avanza, ai grillini. Si assiste, si dice, a una sorta di «sdoganamento»: non sono più i barbari, ma un’alternativa possibile. Si è passati dalla paura, dalla diffidenza, a un generale “perché no?”. In realtà, è l’analisi che si fa, si tratterebbe di un’apertura strumentale. Funzionale all’obiettivo di cui sopra: mettere fuori gioco Renzi. Impedirgli di tornare a Palazzo Chigi. Di più: mettere fuori gioco l’ipotesi di un premier politico. Quindi non solo Renzi, ma anche Paolo Gentiloni. O Dario Franceschini.

Lo scenario è affascinante e appare credibile che Renzi, spesso affetto da sindrome di accerchiamento, lo evochi oggi in attesa di quello che succederà domani. Ma il punto, e il segretario del Partito Democratico lo sa, è che il complotto dei poteri forti per non fargli fare il premier dipende solo ed esclusivamente dal risultato delle prossime elezioni politiche.

Il governo tecnico dopo le elezioni

E in attesa di sapere con quale sistema elettorale si voterà, la legge oggi in vigore e quella proposta dal Partito Democratico (il Rosatellum) non sembrano in grado di garantire una maggioranza certa il giorno dopo le elezioni. Quindi l’ipotesi di un governo tecnico dopo le urne è già di per sé valida al netto delle iniziative giudiziarie che potrebbero affossare Renzi. Il quale sembra invece psicologicamente preparato a guidare un prossimo governo di coalizione destra-sinistra se i risultati diranno che quella è l’unica strada possibile. Ma il punto è che è difficile, se non impossibile, che i partiti che dovrebbero sostenere il governo accettino di avere lui a Palazzo Chigi.

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La simulazione dei risultati con Consultellum ed Italicum (Demopolis)

Anche se Renzi si è detto pronto ad allearsi con Berlusconi, è difficile che il Cavaliere accetti un’opzione del genere mentre è impossibile che lo faccia, ad esempio, MDP se alla fine riuscisse ad entrare in Parlamento e i suoi voti fossero decisivi per reggere la maggioranza. L’ipotesi di un premier politico, che sia Renzi o Franceschini o Calenda, tramonterebbe di per sé se il risultato delle elezioni non desse un vincitore chiaro. Senza contare che se invece il risultato desse la maggioranza ai 5 Stelle anche in una sola delle due camere, sarebbero i grillini a chiedere l’incarico. L’ipotesi di premier tecnico, insomma, a prescindere dal fatto che la sostengano i Poteri Forti, potrebbe anche essere l’unica praticabile. In sociologia – spiega Wikipedia – una profezia che si autoadempie, o che si autoavvera, o che si autodetermina, è una previsione che si realizza per il solo fatto di essere stata espressa. Chissà, magari vale anche per i complotti.
Foto copertina da L’Intraprendente