La macchina del funky

Marco Travaglio e le querele annunciate del PD

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Marco Travaglio oggi nel suo fondo per Il Fatto Quotidiano racconta una piccola storia di querele e azioni civili di risarcimento danni contro i giornalisti intentate dai politici italiani, dopo il caso di Giovanna Mazzoni, contestatrice di Renzi durante la festa dell’Unità, destinataria di un annuncio di querela poi ritirato dal PD alla chetichella.

Infine vennero Renzi e i suoi cari, che hanno rinverdito i fasti craxian-berlusconian, con una raffica di querele iniziata quando il giovin Matteo era presidente della Provincia e sindaco di Firenze(e trascinò in tribunale persino un usciere di Palazzo Vecchio e il dj di una radio locale), proseguita nei tre anni a Palazzo Chigi e continuata da fuori nell’ultimo anno.
Ormai basta nominare lui o uno del Giglio Magico per sentir risuonare nell’aria il ritornello del “ti querelo!”o del “ti faccio causa!” ai pochi giornalisti che osano contraddire il Clan dei Fiorentini. Come se bastasse denunciarli per passare dal torto alla ragione. Ovviamente ciascuno ha diritto di querelare chi vuole, anche se il galateo del buon politico dovrebbe sconsigliarlo se non in casi estremi (le campagne calunniose orchestrate sul nulla, col rifiuto di pubblicare rettifiche). Ma le denunce si fannoe poi si attendeil verdettodeigiudici: chesensoha annunciarle ai quattro venti, come se fossero un evento epocale, o un’impresa eroica?

giovanna mazzoni ferrara
Il PD nel caso della Mazzoni ha preferito mollare la presa invece di spiegare perché la contestatrice di Renzi non avesse ricevuto le compensazioni del governo (perché non ne aveva diritto), rinunciando così a una battaglia culturale che sarebbe stata molto più importante e significativa dell’azione giudiziaria nei confronti della persona.

In aprile, non sapendo più che dire dello scandalo Consip, Renzi va da Lilli Gruber ce si inventa che “Travaglio è scappato dal Tribunale di Firenze dove in sede di conciliazionemio padre gli chiedeva 300 mila euro”. Balla sesquipedale. Nessuna conciliazione, semmai una causa civile intentata da babbo Tiziano controil Fattoper tre vecchi articoli sul fallimento della sua Chil Post, seguita da una sua proposta indecente di mediazione (300 mila euro), da noi rispedita al mittente.

maria elena boschi ferruccio de bortoli 1
Infine c’è l’ormai famigerata vicenda Boschi-De Bortoli:

Intanto la Boschi spara un bel “ti querelo”a Ferruccio De Bortoli, che nel suo libro ha svelato le sue richieste a Ghizzoni (Unicredit) di salvare Etruria. Poi niente querela, ma sette mesi dopo solo un annunciodi causacivile.Giovedì scorso la sottosegretaria chiede di confrontarsi con me a Otto e mezzo e, appena apro bocca sulla testimonianza di Ghizzoni, anziché rispondermi con la sua versione dei fatti, se ne esce col solito “le faccio causa”. Così, su due piedi, in diretta. L’indomani tocca a Marco Carrai: non gli basta che pubblichiamo la lunga lettera con la sua versione della mail inviata a Ghizzoni per sollecitare risposte su Etruria. No, nella stessa lettera già annuncia che fa causa al Fatto.
L’ultimo atto, per ora, della querelomania gigliata lo compie quel gran genio del tesoriere Francesco Bonifazi, che il 21 dicembre, con tutto quel che sta venendo fuori su Pd&banche, si reca dai carabinieridi Firenze per denunciare Giovanna Mazzoni, l’anziana vittima del crac Cariferrara che il 2 settembre aveva osato contestare Renzi alla Festa dell’Unità di Bologna (“Avete rubato!”,“Rubato lo dice a sua sorella!”). Poi, qualche ora dopo, il legale di Bonifazi annuncia che “al l ’esito di una valutazione complessiva”, ha ritirato la querela. Ma ormai la figuraccia è on line. Tutto questo nel Paese dei processi che durano dieci anni. Tant’è che, come dice Piercamillo Davigo, “all’estero per minacciare qualcuno si dice ‘ti faccio causa’, in Italia si dice ‘fammi causa’…”.

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