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Le nuove regole del M5S per le candidature (danno tutto il potere a Di Maio)

Una serie di anticipazioni uscite ieri dalle agenzie di stampa senza smentita oggi approfondite dai giornali raccontano di un cambio delle regole epocale per il MoVimento 5 Stelle in occasione delle prossime elezioni. E le nuove norme, che puntano ad attribuire più potere al capo politico, non piaceranno troppo alla base grillina perché tendono a togliere potere e opportunità di scelta agli iscritti in favore di altri. Soprattutto in favore di Luigi Di Maio, a cui le nuove regole attribuiscono il potere di “valutazione” delle potenziali candidature, bocciando quelle decise dalle consultazioni online, e addirittura di scegliere i candidati per i collegi uninominali previsti dal Rosatellum.

Le nuove regole del M5S per le candidature

È un cambio epocale per il MoVimento 5 Stelle. Ma sarà accompagnato anche da una serie di modifiche allo statuto che sta per morire in tribunale e che non verranno votate sul web perché saranno varate da una nuova associazione giuridica, probabilmente parallela all’associazione a 5 Stelle fondata nel 2013 da Grillo con il nipote e il suo commercialista, scrive oggi Luca De Carolis sul Fatto.

Una nuova “holding” pensata per varare un diverso Statuto, più resistente ai ricorsi negli auspici dei vertici. Dieci pagine di regole dove spicca l’amplissimo potere di Di Maio. Tale che potrà decidere di escludere i possibili candidati “se le loro condotte saranno contrarie a quanto stabilito del codice etico”, ovvero se strideranno con la linea politica o semplicemente con “il buon senso”. Grillo verrà consultato in caso di parere negativo. Però le decisioni di fatto partiranno sempre dal candidato premier.

movimento 5 stelle regole 1

E sempre lui avrà l’ultima parola anche sulle candidature nei collegi uninominali, dove il M5S rischia di raccogliere poco per il suo no alle coalizioni. Così ecco l’apertura agli esterni, e ai nomi “di qualità”, in cui potrebbero essere inclusi anche alcuni dei potenziali ministri, le figure “competenti e sensibili” invocate da Di Maio. Per i listini proporzionali invece varranno le Parlamentarie, ossia le votazioni sul web, comunque previste (si potranno votare 3nomi). Soprattutto, si potrà candidare un candidato sia in un collegio uninominale che nel listino, ma sempre nello stesso collegio di residenza. Una norma per ovviare al Rosatellum, che varrà innanzitutto per i capilista.

In più ci sarà una specie di norma anti-mattacchioni: “Chi crede nelle scie chimiche o straparla di vaccini resterà a casa”, assicurano dal M5S. E naturalmente rischiano tutti coloro in odore di dissidenza. Perché Di Maio non vuole rogne interne.

Le penali-bufala da 100mila euro e altre amenità

Si cambia anche sulle penali, ma con poche chances di vedere qualche risultato. Ci sarà un nuovo codice di comportamento per gli eletti, con multe di 100mila euro per chi lede l’immagine del M5S (una sorta di clausola anti-dissidenti, prima ancora che contro i cambi di casacca). Prevederà il pagamento della penale anche in caso di dimissioni prima del tempo e ovviamente non verrà mai esercitata, come del resto è successo in questi ultimi cinque anni, dove Grillo & Casaleggio non si sono mai mossi per riscuoterla ma ne hanno parlato solo per propaganda. Come è stato spiegato in più occasioni, viola l’articolo 67 della Costituzione e non ha alcun senso né alcuna legittimità dal punto di vista giuridico.
nuove norme m5s di maio casaleggio grillo 1
Il ruolo del capo politico durerà 5 anni rinnovabili per altri 5 (ma bisognerà essere ricandidabili, quindi Di Maio è escluso in partenza visto che il prossimo sarà il suo ultimo giro. Ma quello che probabilmente shockerà la base è la possibilità di candidarsi nel M5S senza essersi iscritti al blog, saltando così completamente la famosa trafila di banchetti e militanza che fino a ieri veniva portata in palmo di mano dagli iscritti a conferma della loro “diversità”:

Esponenti della società civile che vogliono impegnarsi in prima persona pur senza essere iscritti al blog. Potranno correre nei collegi uninominali e a sceglierli sarà proprio il candidato premier, che potrebbe anche avvalersene per la sua squadra di governo. Così, le personalità che Di Maio sta sondando – “la prima cosa che dobbiamo cercare è la competenza”, ha detto ai suoi fedelissimi – non avranno solo la promessa di un dicastero, ma anche la possibilità di essere eletti in Parlamento.
È con quest’offerta, che i luogotenenti del leader (il responsabile delle relazioni istituzionali Vincenzo Spadafora, il deputato Riccardo Fraccaro, l’avvocato e presidente di Acea Luca Lanzalone) stanno cercando di avvicinare personalità che allargano il campo dei 5 stelle, dal sociologo Domenico De Masi (ormai ospite fisso dei loro convegni oltre che committente delle loro ricerche), al procuratore anti ‘ndrangheta Nicola Gratteri fino al magistrato ambientalista Raffaele Guariniello. Con un occhio attento al mondo dell’economia e dell’impresa. (Annalisa Cuzzocrea, La Repubblica)

La mitologia dei banchetti e la realtà del potere

Restano uguali invece le norme che vogliono escludere i dissidenti dalle candidature: non potranno candidarsi iscritti che siano sottoposti ad un procedimento disciplinare interno o che abbiano già subito una sanzione dai probiviri, anche in via cautelare. Stesso discorso per chi sia stato condannato o venga a sapere di essere anche solo indagato. Con queste decisioni, che sono state effettuate senza alcuna votazione tra gli iscritti come d’abitudine per i grillini anche se c’è chi è ancora convinto di trovarsi in un movimento democratico, cade definitivamente la mitologia dei banchetti e della militanza e si apre un’era di realpolitik e concretezza. Che non potrà non avere riverberi positivi all’esterno, dove verrà percepita come la concretizzazione di un M5S che punisce e sbatte fuori chi sgarra, cosa che piace molto agli elettori appassionati di reality show.

m5s statuto regolamento
Il post di Beppe Grillo che annunciava il voto per statuto e regolamento del M5S

A preoccuparsi invece dovrebbero essere tutti quelli che in questi anni hanno creduto alla militanza grillina, gli organizer dei meetup e gli admin delle strutture dal basso. Già esautorati in tutto e per tutto da Rousseau, ora rischiano di dover lasciare il testimone a chi arriva da fuori su scelta del candidato premier. Sarà interessante soprattutto la questione dei candidati nei collegi: se davvero verranno scelti tra i non iscritti per correre contro gli avversari del MoVimento, in caso di vittoria nell’uninominale potranno dire di essere stati eletti per il loro nome e non certo grazie alla base. A quel punto, se Di Maio, come appare probabile, non avrà i voti per formare un nuovo governo e a un’altra coalizione invece ne mancheranno una manciata, chi vieterà a chi ha vinto il collegio di fare altre scelte politiche una volta eletto? La penale che per i non iscritti non vale?