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Perché il M5S ha un problema con il referendum in Veneto e in Lombardia (ma non lo dice)

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Il M5S in Parlamento e in piazza è contro l’inciucio tra PD e Lega Nord sulla legge elettorale. Ma in Lombardia e in Veneto ha deciso di sostenere, così come il Partito Democratico, la campagna referendaria della Lega Nord per l’autonomia delle due regioni del Nord. Un referendum che nessuno sa bene a cosa serva, la Lega a iniziato col dire che l’obiettivo era quello di far rimanere il residuo fiscale in Veneto e in Lombardia ma il quesito è così vago che gli elettori andranno a votare sul nulla. Senza contare che più si avvicina la scadenza più l’autonomia viene presentata come la panacea di tutti i mali del Nord.

Il grande spot elettorale della Lega Nord

Il referendum del 22 ottobre – consultivo e senza quorum in Lombardia-  è inutile ai fini pratici. Le Regioni hanno già la possibilità, garantita dalla Costituzione, di poter aprire una trattativa con il Governo per chiedere maggiori forme di autonomia. Per poter discutere con il Governo sia Roberto Maroni che Luca Zaia non devono far altro che scrivere a Roma. I due Presidenti hanno già il mandato popolare, essendo stati eletti dai propri concittadini ed essendo quella dell’autonomia di Veneto e Lombardia una delle storiche promesse della Lega Nord. In caso di vittoria del Sì Veneto e Lombardia non otterranno alcuna forma particolare di autonomia. Sarà il governo prima, e il Parlamento poi, a concederla. Paradossalmente anche in caso di vittoria del No nulla vieta a Zaia e a Maroni di iniziare le manovre per far approvare dal Parlamento la concessione dell’autonomia alle rispettive regioni.
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È abbastanza evidente che in questa Legislatura il Parlamento non potrà fare alcuna legge di modifica della Costituzione (l’articolo 116 richiede che l’intesa tra lo Stato e la Regione venga approvata dalla maggioranza assoluta in entrambe le Camere), ed è da vedere se nel prossimo la maggioranza avrà i numeri e la capacità di trovare un accordo. Se dovessimo guardare ai partiti schierati oggi per il Sì in Lombardia e in Veneto non sembra possibile che possano votare assieme alla Camera e al Senato. Lega Nord e Partito Democratico hanno trovato un accordo precario sulla legge elettorale. Il M5S è per natura contrario a qualsiasi forma di accordo con “i vecchi partiti”. Che cosa voteranno i parlamentari pentastellati?
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A leggere quello che ha scritto Beppe Grillo poco fa non sembra possibile un accordo tra Lega Nord e M5S. Grillo ha definito Matteo Salvini un traditore politico che dopo il voto sul Rosatellum ha gettato definitivamente la maschera alleandosi con Berlusconi, Renzi, Alfano, Verdini, Casini . Nel post sul Blog si rinfacciano a Salvini i suoi “tradimenti” ed è scritto che “Salvini fa piu schifo di Renzi e Berlusconi messi insieme”.

Per il M5S il Popolo ha sempre ragione

Nel frattempo però in Veneto e in Lombardia il M5S fa campagna a favore del Sì. I consiglieri 5 Stelle lombardi due anni fa cantavano vittoria per essere riusciti a far introdurre il voto elettronico nella futura consultazione referendaria. Anzi, per i pentastellati lombardi anche il testo del quesito referendario è merito loro e non della Lega Nord. In questo video si spiega ad esempio che è stato il M5S ad aver voluto il referendum sull’autonomia della Lombardia.
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Un successo ricordato qualche giorno fa dal consigliere pentastellato Andrea Fiasconaro orgoglioso del fatto che grazie ad una legge voluta dal MoVimento 5 Stelle si potrà finalmente sperimentare il voto elettronico. Costo della sperimentazione: 23 milioni di euro (di soldi pubblici) per 24 mila tablet che saranno utilizzati nei circa 8.000 seggi. I tablet poi dovrebbero essere dati alle scuole ma c’è chi dice che difficilmente quelle voting machine – proprio a causa delle caratteristiche che le rendono affidabili per il voto elettronico – potranno essere di qualche utilità in ambito scolastico.
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Ci sono due ragioni che spiegano come mai il M5S sta dando sostegno – anche con banchetti organizzati dagli attivisti – al referendum per l’autonomia. La prima è la stessa del PD: non si vuole lasciare che la consultazione diventi un’arma in mano alla Lega Nord. Se anche gli elettori del M5S andranno a votare e voteranno sì sarà più difficile per la Lega intestarsi il merito della vittoria. Così facendo però sia il PD che il M5S avallano un referendum dove anche per la Corte Costituzionale (che ha giudicato legittima la consultazione) «manca nel quesito qualsiasi precisazione in merito agli ambiti di ampliamento dell’autonomia regionale su cui si intende interrogare gli elettori». Il secondo motivo è che il MoVimento è in un certo senso “costretto” dal suo modo di intendere la politica sostenere l’importanza delle forme di consultazione popolare.

In Veneto non tutti i 5 Stelle sono d’accordo con il sostegno dato al referendum

Se in Liguria il pentastellato Fabio Tosi chiede che venga al più presto “indetto il referendum consultivo regionale con l’obiettivo di attribuire all’ente ulteriori forme e condizioni di autonomia” in Veneto le cose vanno diversamente. Il MoVimento 5 Stelle di Este (lo stesso della “dissidente” Patriza Bartelle) ha criticato la scelta dei consiglieri regionali di sostenere il referendum per l’autonomia del Veneto. Secondo il Meetup di Este il referendum del 22 non è una cosa seria ed è solo «un mezzo di propaganda politica per la Lega Nord ed in particolare per Luca Zaia, fatto passare come referendum “ad personam».

Si legge nel post che «mentre a Roma la Lega contribuisce a seppellire democrazia e M5S con la porcata del Rosatellum, in Veneto un gruppo di portavoce M5S con dei seri problemi di lucidità e identità politica vorrebbe convincerci a votare chi ci sta seppellendo. C’è qualcosa che non va nel M5S veneto». E visto quello che ha scritto Beppe Grillo questa mattina probabilmente c’è qualcosa che non va anche nel M5S in Lombardia e in Liguria. Non bisogna trascurare un aspetto importante per un partito politico: in Veneto e in Lombardia si vince anche e soprattutto lisciando il pelo agli autonomisti. In questo il M5S si comporta proprio come tutti gli altri partiti.

La demagogia dei 5 Stelle sullo spreco di soldi pubblici

Ma i guai non finiscono qui: perché a Roma il MoVimento 5 Stelle non è solo contro il Rosatellum, è anche contro i vitalizi. Cosa c’entrano? Per il MoVimento 5 Stelle è anche una questione di spreco di fondi pubblici e di risparmio per le casse dello Stato. In un’audizione alla Camera del maggio 2016 il Presidente dell’Inps Tito Boeri aveva detto che con la legge Richetti e l’applicazione retroattiva a tutti gli ex parlamentari del sistema contributivo attualmente in vigore ci sarebbe stato un risparmio di 79 milioni di euro per il 2016 e di 83,2 milioni per il 2017, pari a circa il 40% della spesa che è intorno ai duecento milioni di euro l’anno.
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A Roma il M5S ha fatto una sceneggiata clamorosa, quasi che quello dei vitalizi fosse un problema per la democrazia. In Veneto e in Lombardia invece il M5S sembra ben contento che per un referendum inutile, ancorché legittimo, si siano spesi fino ad ora oltre 64 milioni di euro per fare una cosa per la quale bastava una lettera. Grillo scherza sempre sul fatto che lo definiscono un demagogo e un populista. Ma come mai per i 5 Stelle non c’è nessun problema a bruciare 64 milioni di euro per far fare propaganda alla Lega Nord mentre i vitalizi (che costano appena dieci milioni di euro in più) sono uno spreco di proporzioni galattiche?