Politica

Luigi Di Maio lascia la leadership del MoVimento 5 Stelle

Il 10 gennaio scorso il Fatto Quotidiano aveva annunciato che Luigi Di Maio avrebbe lasciato la guida del MoVimento 5 Stelle a pochi giorni dal voto in Emilia-Romagna e l’articolo di Luca De Carolis venne furiosamente smentito dalla comunicazione M5S: “Una narrazione, con tanto di fantomatica data delle dimissioni, che appare decisamente surreale“. Oggi Di Maio, a pochi giorni dal voto in Emilia-Romagna, annuncerà il suo addio alla leadership del M5S.

Luigi Di Maio lascia la leadership del MoVimento 5 Stelle

Ilario Lombardo sulla Stampa scrive che la leadership provvisoria, come verrà annunciato oggi, la reggenza passerà aVito Crimi, membro anziano del comitato di garanzia. Di Maio vorrebbe restare capo-delegazione, seguendo la formula del Pd che ha permesso al ministro Dario Franceschini senza cariche nel partito, di rappresentarlo al governo.

Ma su questo, fanno sapere dall’area più filo-dem del M5S ci sarà battaglia, perché non è scontato che glielo lascino fare (ai gruppi parlamentari piace Stefano Patuanelli e in subordine Alfonso Bonafede). Crimi è stato allentato nella giornata di ieri mentre diversi membri M5S del governo, a partire da Stefano Buffagni, annullavano le loro ospitate televisive. Il viceministro all’Interno, uomo di fiducia di Davide Casaleggio, traghetterà i 5 Stelle fino al summit di marzo, poi si vedrà. Perché in quell’occasione si discuterà del destino del M5S in due aspetti: se finirà nell’area dei progressisti contro i sovranisti e se sarà plasmato attorno a una leadership più collegiale.

luigi di maio guida m5s

Se così fosse lo spazio per Di Maio e la sua componente rischierebbe di ridursi. Ma ormai è fatta. Sentiva di non avere più alternative, il giovane leader di Pomigliano che sta accompagnando questo tramonto del MSS. Il partito che perde in uno stillicidio di uscite che danno forma alla scissione che per mesi si ostinava a negare. Ieri sono usciti Michele Nitti e Nadia Aprile, alla vigilia delle sanzioni dei probiviri.

A pesare su Di Maio è stato soprattutto lo sconforto di sapere che avrebbe dovuto lui, ancora una volta, giustificare, subire la batosta che il M5 S si appresta a incassare domenica in Emilia Romagna e in Calabria. Sfilarsi dal processo pubblico, dunque, pur sapendo che non basta lasciare cinque giorni prima per evitare di essere additato comunque come il responsabile della sconfitta. Perché Di Maio continua a rappresentare l’ala di chi rifiuta l’alleanza con il Pd e sarebbe al leader che darebbero la colpa, ancor più nel caso in cui si realizzasse il disastroso scenario di una vittoria della Lega su Stefano Bonaccini.

«Farò un passo indietro»

Il Corriere della Sera racconta che al congresso, poi, Di Maio sarebbe pronto ad appoggiare l’ala che si batte contro un’ingresso dei pentastellati nel fronte riformista. Il leader sarebbe pronto a rimanere dimissionario anche dopo la kermesse di marzo:

Un modo per spingere il Movimento a compattarsi, ma che potrebbe portare a una situazione simile a quella che si è prodotta alla Camera, coni Cinque Stelle che prima accusavano il leader di verticismo che poi non sono stati in grado per tre mesi di eleggere un capogruppo. L’altra voce insistente è che il leader lasci il ruolo di capo politico e riprenda un’idea che circola da mesi: quella di un «Comitato di saggi». Ma l’ipotesi è di realizzazione più difficile, anche se non mancano indiscrezioni e nomi su chi potrebbe affiancarlo alla guida dei Cinque Stelle.

di maio lascia m5s

E se l’ala ortodossa cercherà di calare un poker di leader alternativi (come pare), non è escluso che il ministro degli Esteri non possa dar vita a un altro tandem o triumvirato (con Chiara Appendino e Alessandro Di Battista). Scenari che sembrano lontani, lontanissimi in un momento in cui il Movimento sembra un gigante d’argilla. Perché il dato politico della giornata di ieri è il fatto che il voto sui facilitatori ha ottenuto 53.846 preferenze per tre diverse aree, con una media quindi di circa 18mila voti per area, dimostrando la disaffezione della base verso un Movimento in cerca d’identità.

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