Cultura e scienze

Lucia Azzolina, la tesi copiata e le scuse che non reggono

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«Non fatevi prendere in giro: non è né una tesi di laurea né un plagio né null’altro. Ho sentito tantissime sciocchezze in queste ore»: Lucia Azzolina prova la tattica del negare, negare sempre, negare anche l’evidenza per replicare sulla vicenda della tesi conseguita dalla neoministra all’Università di Pisa nel 2009 (così sul frontespizio; nel 2010 secondo il curriculum ufficiale), presso la Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario della Toscana, e di complessive 41 pagine (relatore: Gianluca D’Arcangelo) raccontato ieri da Massimo Arcangeli su Repubblica.

Lucia Azzolina, la tesi copiata e le scuse che non reggono

Arcangeli aveva già raccontato lo zero in informatica conseguito dalla ministra durante l’esame per diventare preside. La difesa di Azzolina, come ha spiegato oggi il professor Vincenzo Vespri su neXtQuotidianoè folle: «Una relazione di fine tirocinio che dà l’abilitazione a un docente, secondo me è molto più importante di un compito scritto svolto dagli studenti. Se il Ministro dice che si può scopiazzare impunemente per scrivere la relazione finale di un corso, perché mai noi insegnanti dovremmo punire chi copia durante uno scritto? Non è solo una questione politica, è una questione di buon senso. Può essere ministro dell’Istruzione (è opportuno che sia ministro) chi ha copiato (o meglio non ha citato le fonti) anche se solo per una “miserabile” relazione di fine tirocinio che l’ha abilitata all’insegnamento? Abbiamo l’illustre precedente del ministro Madia che ha agito, allo stesso modo della Azzolina, per la sua tesi di Dottorato. Concordo che una tesi di dottorato potrebbe essere considerata più importante della tesina per l’abilitazione all’insegnamento (ma ne siamo poi certi?), ma ci sono due differenze cruciali: la Madia NON era Ministro dell’Istruzione e il M5S (il partito della Azzolina) aveva chiesto le dimissioni della Madia al grido di Honestà Honestà…. In Toscana si usa una espressione volgare e non politically correct che però ben si adatta a casi del genere: Tutti son bravi a fare i finocchi con i culi degli altri».

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I passaggi della tesi di Lucia Azzolina contestati (La Repubblica, 12 gennaio 2020)

Come ha dimostrato il linguista Arcangeli,parliamo di molti passi riprodotti da manuali specialistici, senza opportune citazioni e riferimenti bibliografici, nella tesi con la quale Lucia Azzolina si è specializzata nel 2009 all’Università di Pisa alla Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario (Ssis) della Toscana, il vecchio percorso per abilitarsi a insegnare alle superiori. La risposta di Azzolina è in pieno stile M5S, ovvero cambiare discorso e fare finta di niente: «Ho sentito tantissime sciocchezze, d’altra parte non mi stupisce che Salvini non sappia distinguere una tesi di laurea da una relazione di fine tirocinio Ssis. Non ha mai studiato in vita sua e sarebbe strano se le distinguesse». Poi l’”affondo”: «L’unica cosa che mi dispiace è parlare da Auschwitz, viaggio che lo scorso anno il ministro leghista Bussetti non ha fatto». Ma cosa c’entra Bussetti?

Perché la tesi di Azzolina è un plagio

Marco Belpoliti su Repubblica spiega perché la tesi di Azzolina è un plagio:

Citare è bene. Forse la neoministra non conosce neppure l’uso delle virgolette come distanziamento, «detto con riserva», che equivalgono ai distanziatori verbali: cosiddetto, sedicente, preteso, si fa per dire (Garavelli). Ad esempio: il “suo” testo presentato alla Università di Pisa per diventare insegnante. Insomma, si tratta di un caso di plagio. A sua consolazione si può ricordare che la cultura del web è tutta una cultura della citazione, per lo più senza virgolette. Detto altrimenti: come capita sovente negli elaborati, tesine e tesi degli studenti medi e universitari, s’incontrano frasi di altri riportate come proprie. L’originalità è sempre più rara, ma questo non è un peccato mortale, basta usare le virgolette. Non crede “Ministro”?

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Ed è inutile ricordare il casino che mise in campo il MoVimento 5 Stelle quando sulla graticola finì Marianna Madia, che successivamente annunciò azioni legali contro chi la accusava. Più cogente è sottolineare che ieri nessuna voce del M5S si è levata a difendere la ministra.

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