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Il consulente gratuito più costoso di Roma

Entrando dalla porta di servizio di una «consulenza a titolo gratuito» Lanzalone è riuscito a prendere in mano l’intero Comune di Roma. Lo dimostrano i pezzi della chat privata della Raggi agli atti di un’altra inchiesta, nella quale si legge che «i dossier caldi devono passare da Lanzalone

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Luca Lanzalone era il consulente gratuito più costoso di Roma. Alla conclusione giungono Marco Mensurati, Fabio Tonacci e Maria Elena Vincenzi su Repubblica, dopo aver raccontato di un documento ritrovato durante la famosa perquisizione del 24 maggio scorso in Campidoglio, firmato da Virginia Raggi sindaca della Capitale. Si tratta di una lettera indirizzata dalla Raggi al direttore delle risorse umane del Campidoglio e parla di un «Incarico di collaborazione ad alto contenuto di professionalità e a titolo gratuito» che riguarda proprio Lanzalone: «L’incarico — continua — sarà svolto da Lanzalone in piena autonomia, anche con l’eventuale supporto di collaboratori dello stesso, in ogni caso senza alcun costo». Non un euro avrebbe dovuto essere speso, né per lui e né per i suoi collaboratori. Ma le cose sono andate diversamente.

Nemmeno un mese dopo la lettera della Raggi, Lanzalone viene nominato presidente di Acea. È lui stesso a mettere in relazione tutte le sue attività per il comune di Roma con quell’incarico. In una telefonata con un avvocato del suo studio, Luciano Costantini, il prediletto di Casaleggio racconta di una conversazione avuta con l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti: «…ho detto, Gianni… Allora, noi già vi stiamo dando una mano su un milione di cose gratis et amore dei, perché… noi abbiamo ricevuto una cosa da una sola persona che si chiama Virginia Raggi e che mi ha nominato nel Consiglio di Amministrazione di Acea. Punto».

In realtà, l’analisi di Lanzalone è ingenerosa. Il 2 maggio scorso, infatti, il commissario dell’Istituto di previdenza dei dipendenti comunali Fabio Sereni ha firmato una determina per una consulenza da 11mila e 500 euro proprio all’avvocato Costantini. Dell’Ipa, Lanzalone, sembra avere il controllo. Tre giorni dopo quella firma, Sereni lo contatta e gli chiede una mano perché vorrebbe farsi rinnovare la carica e perché vorrebbe più soldi. L’avvocato commenta al telefono, sempre con il collega: «Insomma, gli sembra di essere poco remunerato. Gli ho detto “guarda, parlane con la Raggi… scusa, ma io non è che posso andare dalla sindaca e dirle guarda il commissario Ipa vorrebbe più soldi per continuare a fare il commissario Ipa».

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I messaggi su Whatsapp riguardo Lanzalone (Il Messaggero, 17 giugno 2018)

Alla storia dell’IPA si assomma quella su ATAC, dove Lanzalone sperava di entrare nella partita del concordato. E così concludeva:

Entrando dalla porta di servizio di una «consulenza a titolo gratuito» Lanzalone è riuscito a prendere in mano l’intero Comune di Roma. Lo dimostrano i pezzi della chat privata della Raggi, pubblicati ieri dal Messaggero e agli atti di un’altra inchiesta, nella quale si legge che «i dossier caldi devono passare da Lanzalone». E lo spiega senza mezzi termini lui stesso al suo collaboratore: «Se io e Sonzogni (un altro avvocato del suo studio, ndr) ci fermassimo su serie di cose a loro gli si arena tutto (…) Sette o otto questioni che direttamente o indirettamente sto gestendo io… multiservizi cose… idem, se no muoiono! …allora, c’è, se mai abbiamo dei crediti, non abbiam dei debiti… cioè bisogna dai che si diano un attimo anche una regolata». Così parlava Luca Lanzalone.

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