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Barbara Lezzi non sa cosa c’è scritto nel Decreto Genova sui condoni a Ischia

È un decreto scritto col cuore sul quale il ministro Toninelli si è molto impegnato, ci ha messo quasi due mesi per scriverlo. Ma a fronte di cotanti sforzi non tutti nel governo sembrano aver letto il Decreto Genova che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri. Tra questi c’è la ministra del Sud Barbara Lezzi che ieri era ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta. Verso la fine della trasmissione Vespa ha chiesto alla Lezzi di commentare, ed eventualmente smentire, una notizia data da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera quattro giorni prima. La notizia è che nel decreto emergenze sono contenute anche disposizioni per la ricostruzione post-terremoto a Ischia che condona le case abusive e consente agli abusivi di poter accedere ai contributi per la ricostruzione.

Il condono tombale per gli abusivi di Ischia

A denunciare il regalo ai furbetti era stata Legambiente che una settimana fa faceva notare come un articolo del decreto prevedesse una sanatoria «per gli immobili distrutti o danneggiati dal sisma del 2017, vengano conclusi i procedimenti di condono ancora pendenti». Un condono tombale che consentirebbe anche agli abusivi le cui abitazioni hanno riportato danni durante il terremoto di poter accedere ai contributi per la ricostruzione. Un altro articolo del provvedimento (l’articolo 23) dà invece la possibilità di avviare i lavori di riparazione «purché le costruzioni non siano state interessate da interventi edilizi totalmente abusivi per i quali sono stati emessi i relativi ordini di demolizione».

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Ma cosa ne pensa la ministra del Sud di questa vicenda? D’accordo che qualche tempo fa il MoVimento 5 Stelle aveva parlato di abusivismo di necessità ma qui il punto è che si consentirebbe di far ricostruire abitazioni in luoghi dove non si poteva costruire e questo in un territorio che è soggetto ad un alto rischio sismico e ad un forte stato di dissesto idrogeologico significa non avere ben chiaro qual è il problema. E soprattutto sarebbe lo Stato a pagare la ricostruzione delle case abusive. A Ischia le pratiche per le sanatorie sono 28.000 (su 64.115 abitanti) e ci sono strutture costruite in zone ad alto rischio.

Da leggere: Il grosso guaio di Toninelli sui fanghi con idrocarburi nel decreto Genova

La ministra del Sud che non conosce il contenuto del decreto per Ischia

La risposta di Barbara Lezzi è spiazzante: «guardi c’è questa norma io onestamente non so se si dà questo contributo per costruire nelle stesse aree di rischio ed eventualmente come». Tradotto: la ministra sa che c’è una norma riguardante Ischia all’interno del Decreto Genova ma non sa in quale modo viene erogato il contributo. La situazione per la Lezzi peggiora quando tenta di difendere lo stesso il provvedimento: «io so anche che queste case abusive sono state tenute là per decenni, sicuramente ci sarà stato un accordo anche con il Comune e verificate le condizioni di queste persone, poi bisogna vedere anche come si ricostruisce, cioè se si ricostruisce con criteri antisismici sì o no». Al solito la colpa è di chi è venuto prima ma è la seconda parte di questa risposta che è interessante. La Lezzi non sembra capire che il problema è che quelle abitazioni sono abusive e sono costruite in zone dove non si può costruire, il fatto che vengano costruite con “criteri antisismici” non significa nulla, perché se vengono ricostruite in una zona soggetta a frane, smottamenti o allagamenti saranno sempre in pericolo.

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Vespa ci prova a far notare l’ovvio ovvero che «sono crollate case abusive in un posto dove non si può costruire e voi gli date i soldi per ricostruire in un posto dove non si può costruire» chiedendo alla ministra di smentire la notizia data dal Corriere. Barbara Lezzi però non sa che rispondere «io non lo so, onestamente devo leggere tutto il testo di questo articolo perché le dico io non l’ho letto, l’altro giorno ne avevo letto un altro credo sempre del Corriere della Sera che riguardava la questione dei fanghi che invece riportava diverse inesattezze le dico la verità quindi io anziché leggere titolo ed occhiello vorrei leggere poi il testo perché molto spesso accade». La “questione dei fanghi” è stata in realtà pubblicata da Repubblica e purtroppo non è dato di sapere a quali inesattezze si riferisca la Lezzi. Dovrebbe leggere il decreto, incalza Vespa e la ministra risponde «no no il decreto sì poi vorrei leggere il contenuto dell’articolo perché molto spesso a fronte di questo titolone nel testo vengono dette le cose giuste; alcune volte a fronte del titolo quindi io magari mi leggo il testo di questo articolo poi vedrò e risponderò». Insomma è sempre colpa dei giornalisti. Ma i decreti li scrivono i giornalisti o i ministri?

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